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martedì 15 maggio 2012
Si inizia a discutere del taglio ai rimborsi dei partiti, e guardate un po’ quanti deputati partecipano ai lavori. La foto parla da sola. Su 630 deputati erano presenti in 10. Massimo 15. E’ l’1,5% degli eletti. Ne scrive oggi, magistralmente, Mattia Feltri sulla Stampa.
Mattia Feltri per La Stampa.
Il momento più suggestivo è arrivato intorno alle 18.30 quando il sole calante ha proiettato i suoi raggi, attraverso la preziose vetrate del soffitto, sui banchi del centrodestra colorandoli di luce crepuscolare. Quasi una predizione e offerta con un tratto poetico persino nobilitante. Non c’era nessuno, lì, a prendersi in volto il bacio del sole. L’unico deputato del Pdl a cui pareva interessare qualche cosa della revisione del rimborso elettorale (misura di nessun impatto macroeconomico, ma di semplice dimostrazione di buona volontà) era infatti Beatrice Lorenzin, ora raggiunta ora abbandonata dal collega Simone Baldelli, che forse per l’istinto umano del branco era andata ad accamparsi sugli scranni centrali e in basso, quelli occupati dai relatori della legge. Non è che gli altri gruppi parlamentari avessero riversato truppe e riservisti nell’emiciclo. Due o tre o massimo quattro della Lega (a rotazione), altrettanti del Pd, compreso il granitico Ugo Sposetti, uno che di soldi ai partiti ci capisce e vuole continuare a capirci, e poi Mario Tassone dell’Udc, Benedetto Della Vedova del Fli. Insomma, senza farla tanto lunga, il numero dei deputati accorsi alla discussione generale attorno alla storica e rivoluzionaria norma che ridimensionerà i foraggiamenti ai partiti, restituendo loro l’applauso e la fiducia dell’elettorato, diciamo così, variava da un minimo di dieci a un massimo di quindici, escluso il presidente di turno Maurizio Lupi. Cioè, nell’ora topica della contrizione, del ravvedimento e del riscatto, la percentuale degli onorevoli sul pezzo andava dall’1,5 al 2,3 degli eletti, che avanti di questo passo sarà anche la percentuale dei loro partiti alle prossime elezioni.

Insomma, un altro pomeriggio volenterosamente dedicato dalla politica al nutrimento dell’antipolitica. E sembrerebbe pure l’unico progetto a lungo termine dei protagonisti di questa legislatura, poiché l’aula viveva momenti dinamici (ridiciamo così) quando sulle tribune una scolaresca lasciava il posto a quell’altra. Se ne sono contate tre, totale degli alunni una settantina almeno, che se ne stavano lassù a guardare l’acquario vuoto. Ragazzini dai dieci ai tredici anni, e un gruppo era arrivato festoso e omaggiante in uniforme blu con la coccarda tricolore appuntata sul petto; tutti grillini di domani. Infatti ai commessi è toccato di spiegargli che non c’era stata un’epidemia, una sparatoria, una strage, ma semplicemente era lunedì, e il lunedì alla Camera non si lavora perché è un giorno dedicato ai trasferimenti, onorevoli in viaggio da Siracusa, Asti, Forlì e Chieti verso Roma. Lo si dice non per invidia sociale – non è che si godrebbe di più con l’emiciclo colmo di deputati con le occhiaie per la levataccia ma per dare una timida spiegazione visiva della diffusa impopolarità.
E’ che tutto congiura contro il Parlamento, tanto è vero che quando il presidente Lupi ha chiamato i due relatori della legge, Gianclaudio Bressa e Peppino Calderisi, in aula non c’era né l’uno né l’altro, e Bressa è infine arrivato di gran lena, seguito a una lunghezza da Calderisi. E’ succeduta una discussione di superlativi, la straordinarietà del provvedimento, la miracolosa intesa bipartisan, il giorno indimenticabile, la portata del testo, fino a un sublime «richiamo all’attenzione l’aula» dell’ottimista Bressa. Però agli osservatori le cose degne di nota sono parse tre. Prima, la Lega e l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro sono contrari alla legge perché prevede il dimezzamento dei rimborsi quando loro ne vogliono l’azzeramento (Idv ha depositato ieri duecentomila firme in scatoloni). Seconda, l’Udc si è vendicata sul medesimo Di Pietro proponendo un emendamento secondo cui «i partiti o i movimenti politici non potranno più acquistare e prendere in affitto, a titolo oneroso, immobili di proprietà di europarlamentari, parlamentari nazionali e consiglieri regionali ad essi iscritti», pratica molto in voga fra i leader dell’Idv. Terza, a un certo punto Tassone dell’Udc si è infuriato con il relatore Calderisi poiché telefonava mentre egli stava illustrando le sue deduzioni, e non ce n’erano molti altri che lo potessero ascoltare.
Ps. Alcuni deputati oggi cederanno alla tentazione di sostenere che la loro presenza in aula era del tutto superflua. In tal caso correranno il rischio che gli si dia ragione.
Mattia Feltri per La Stampa.




2 commenti:

*Dioniso*777* ha detto...

Leggendo la lettera da voi pubblicata mi rendo conto che non sono il solo. Anch’io sono felice di non versare un centesimo in tasse, i soli soldi miei, ma nemmeno tanto miei, che vede il governo solo quelli dell’iva e delle accise sul tabacco, ma spendendo nemmeno cento euro al mese capirete che se fosse per me vivrebbero gran male o perlomeno si scorderebbero stipendi da 10 mila euro al mese. Quando TUTTI faranno come noi qualcosa cambierà, non posso dire altro. Disonesto? Non credo, sono convinto anzi che i disonesti siano quelli che riducono così chi lavora facendoti passare la voglia di lavorare, e per forza, i tre quarti del tuo guadagno li devi regalare a chi non lavora … e poi pretendono che si paghino le tasse? Ma non mi facciano ridere!!!
Firmato
Un felice evasore, nulla tenente e nulla facente dal 2003.
PS: Ho visto in anticipo i tempi che sarebbero arrivati!

alkasel ha detto...

mamma mia come mi fanno ridere questi politici! uno pensa che abbiano toccato il fondo e invece...no! riescono a peggiorare ulteriormente la loro reputazione!

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