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domenica 27 maggio 2012
Presentata dall'Associazione 21 luglio una ricerca sui rom e il lavoro a Roma. Soldi dati a pioggia e mancanza di progettualità; ai rom impedito l'accesso ai diritti fondamentali.
Tra il 2010 e il 2011 il Comune di Roma ha finanziato tre progetti di inclusione socio-lavorativa rivolti a 125 rom: il progetto RETIS, costato circa 300.000 euro, che ha visto il coinvolgimento di 18 rom, il progetto Form on the job che è costato 220.000 euro con 30 rom partecipanti e il progetto di pulizia all'interno dei «villaggi attrezzati» che è costato 1.100.000 euro e nel quale sono stati coinvolti una ottantina di rom.
A fronte di una spesa totale di 1.600.000 euro, i diversi progetti di inclusione lavorativa hanno visto, al loro termine l'assunzione di soli 16 rom, con un costo pro-capite di circa 100.000 euro. Nel valutare i tre progetti i ricercatori dell'Associazione 21 luglio (Angela Tullio Cataldo con la collaborazione di Carlo Stasolla e Andrea Anzaldi) hanno cercato di tenere conto non solo dell'attuale situazione lavorativa dei rom coinvolti, ma è stato attribuito un forte valore all'inclusione sociale generata dalle esperienze dei percorsi di avviamento professionale, alla fruizione dei diritti sociali legati al lavoro e al cambiamento effettivo nelle vite e nelle famiglie degli intervistati.

 Alla luce di questi parametri, se appare più efficace il progetto RETIS, progetto di avviamento al lavoro indirizzato non esclusivamente ai rom e realizzato in un ambiente eterogeneo, colpiscono le dinamiche presenti nei progetti finanziati dal Campidoglio riguardanti di pulizia degli insediamenti, dove, secondo i riscontri effettuati, sembrerebbe che, in mancanza di criteri chiari e senza progettualità alcuna, finanziamenti "a pioggia" siano stati elargiti a sedicenti rappresentanti dei rom al fine di favorire trasferimenti di comunità rom e chiusure di insediamenti. 
La mancanza di controlli da parte dell'amministrazione capitolina, l'assenza di una progettualità a lungo periodo, la poca chiarezza nei criteri di assunzione rappresenterebbero i punti critici di una politica del lavoro rivolta alle comunità rom che, in rapporto agli investimenti erogati, appare fallimentare

«Un progetto di accompagnamento al lavoro - conclude la ricerca - affinchè sia efficace non deve necessariamente essere dispendioso. E' anzitutto fondamentale che esso venga svolto dai rom in un ambiente diverso da quello, fortemente segregativo, dei "campi" e che preveda un valido accompagnamento».
 «E' necessario che il Comune di Roma - ha dichiarato l'Associazione 21 luglio nel corso della presentazione - riesca ad impiegare le proprie risorse per offrire alle comunità rom le opportunità per partecipare pienamente alla vita economica, sociale e culturale della nostra città, per godere di uno standard di vita e di benessere considerati normali e per poter accedere ai propri diritti fondamentali». 
Puoi leggere l'intera ricerca scaricando il documento pdf
foto di Alessandra Quadri
fonte articolo: Agoravox Italia




2 commenti:

Benedetta ha detto...

L'ennesimo esempio di spreco di denaro pubblico, l'iniziativa sarebbe stata lodevole ma come sempre pare un obiettivo pilotato alla finalizzazione di ulteriore arricchimento di qualche amministratore. Avete idea di cosa si sarebbe potuto fare davvero con quella cifra?

barbaranotav ha detto...

Treviso. I giudici restituiscono la Ferrari, le case e i conti al nomade nullafacente


http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=144834

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