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mercoledì 2 maggio 2012

Ecco come funzionano le cose a Calalzo di Cadore, il comune "de-equitalizzato"

di Gabriele Paglino
Il progetto, in vigore dal primo marzo, è un'iniziativa del sindaco (con il sì unanime del consiglio comunale). Esclusi rischi di pignoramento. "Se qualcuno - dice il primo cittadino - non ce la fa a pagare noi rateizziamo. Non mandiamo sul lastrico una famiglia"
Equitalia? No, grazie. La decisione presa dal sindaco di Calalzo di Cadore (piccolo centro montano in provincia di Belluno) inizia a fare proseliti tra altri comuni. Lo scorso novembre, il primo cittadino Luca De Carlo – eletto con una lista civica sostenuta dal centrodestra – applicando le legge 166/2011, che prevede che ogni amministrazione possa non servirsi di Equitalia per incassare dai cittadini i soldi di multe e tributi non pagati, ha infatti scelto di dare la riscossione dei crediti insoluti in gestione alla Comunità montana Valbelluna.
Per il giovane sindaco veneto, il servizio adottato dalla società pubblica di riscossione presieduta da Attilio Befera, con la sua applicazione di more e interessi, è “disumano e da sceriffo di Nottingham”. A chiedere ai cittadini di pagare le temutissime cartelle esattoriali, per conto del Comune, dal primo marzo ci penserà l’ente territoriale locale. “In questo modo – spiega il primo cittadino – riusciamo a monitorare costantemente i furbetti, quelli cioè che non pagano perché credono che le tasse le debbano pagare solo i poveracci, e quei cittadini che invece sono in oggettive difficoltà. Proprio su questi ultimi interveniamo subito, magari con la rateizzazione. Abbiamo cercato insomma di umanizzare e avvicinare ai cittadini un servizio che resta comunque antipatico. Perché non è vero che le tasse sono belle da pagare, come diceva Padoa Schioppa”.

E i risultati il Comune di Calalzo li ha visti già dall’anno scorso. Perché se la riscossione (coattiva) dei tributi insoluti è stata tolta ad Equitalia soltanto un mese fa, quella delle tasse ordinarie, come l’imposta sui rifiuti (appaltata ad Equitalia dalla precedente giunta), De Carlo l’aveva affidata alla Comunità montana, “che ha una struttura per la riscossione collaudatissima”, già dalla fine del 2010. Sia chiaro, anche questo un provvedimento regolare. In quell’occasione il sindaco “illuminato” fece riferimento al decreto legislativo 446 del 1997 e alla legge 338 del 2000. “Abbiamo risparmiato la bellezza di circa 13 mila euro all’anno”, dice il sindaco.
Il servizio di Equitalia infatti, oltre che “disumano” con le persone come lo definisce De Carlo, ha dei costi notevoli anche per l’amministrazione. Ogni Comune paga a Equitalia quasi 6 euro a cittadino. “Quella – ricorda – fu più una scelta economica”. E quei soldi, un bel gruzzoletto per un comune di poco più di 2000 abitanti, sono stai subito reinvestiti in servizi per i cittadini: bonus bebè, bonus libri e bonus trasporto. E sarà pur vero che le tasse tanto belle da pagare non sono, ma se tanto mi dà tanto, vuoi vedere che alla fine qualcuno, in fila a pagare la bolletta della spazzatura o la multa per una sosta vietata, che non borbotta lo si trova? “Dal primo anno che non era più Equitalia, ma il Comune, a mandare le bollette alle famiglie – rivela il sindaco – abbiamo subito riscontrato una propensione al pagamento puntuale superiore del 16% rispetto all’anno precedente”.
Quella invece di estromettere la società (per il 51% di Agenzia delle Entrate e per il 49% dell’Inps) dalla raccolta coattiva dei crediti insoluti “è stata una scelta prettamente politica, condivisa – sottolinea – da tutto il consiglio comunale e tutti i miei concittadini”. Niente più rischi di pignoramenti quindi. “Se qualcuno non ce la fa a pagare la cartella, lo dice subito e noi la rateizziamo, ma – puntualizza – non la raddoppiamo. Non mandiamo sul lastrico una famiglia, solo perché non riesce a pagare tutto e subito. Quando abbiamo fatto un nuovo povero – prosegue – è la pubblica amministrazione che poi deve sobbarcarsi i costi sociali della famiglia in difficoltà”.
Il “neo-filantropismo” del sindaco di Calalzo di Cadore sembra però non essere andato giù ai vertici della società di recupero crediti, pronti a rivolgersi al parlamento per chiedere una nuova legge che impedisca la “de-equitalizzazione”.
Ma dalle montagne bellunesi ormai è partita una valanga, che rischia di coinvolgere molti altri comuni. Alla crociata anti Equitalia di Calalzo di Cadore, infatti, si sono già uniti molti sindaci. Primi cittadini della Lega Nord – il segretario in pectore, Roberto Maroni, ha subito appoggiato l’iniziativa – come quelli di Morazzone, Thiene, San Donà di Piave, Zanica. E non solo. A licenziare Equitalia hanno provveduto anche vari comuni del Sassarese. E tanti altri stanno per farlo.
Tutti i Comuni però, in base alla legge 166/2011, dal 1 gennaio 2013 dovranno liberarsi di Equitalia. “Ci saranno più possibilità di scelta dei Comuni – spiega Guido Castelli, delegato Anci alla finanza e sindaco di Ascoli – la riscossione dei crediti potrà essere internalizzata o esternalizzata ad altri soggetti”. A Calalzo di Cadore si sono solo anticipati i tempi.



da Il Fatto Quotidiano



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