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Servono 1.000.000 di firme per mettere renzi e soci con le spalle al muro, con una legge di iniziativa popolare. Il comitato promotore ha raccolto 850.000 firme, tra web e dal vivo, i media non ne parlano e non ne parleranno, per evitare imbarazzi a Renzi, che sarebbe in difficoltà a dire NO alla cancellazione del vitalizio a corrotti, mafiosi e affini... vogliamo continuare a dire "tanto non cambia niente" - "tanto non serve a niente" o ci iniziamo a muovere per ottenere ciò che esigiamo? Una semplice firma conta più di quanto sembra. Grazie ai referendum non ci hanno imposto il nucleare, anche se c'è da dire che quello sull'acqua è stato disatteso... e più ne disattenderanno, più la gente aprirà gli occhi... calano i consensi e convincere la gente è sempre più difficile per loro... FIRMATE!!!
sabato 5 maggio 2012

Acquistare capi in cotone biologico potrebbe rappresentare non solo un gesto di attenzione verso il Pianeta e le sue risorse, ma anche di vera rottura con i criteri consumisti e economici attuali. Roba da consumatori critici insomma, che vuol dire tutto e non vuole dire niente però. E dunque molto ma molto più delle parole (mie in questo caso) possono le immagini di un docufilm dal titolo emblematico: Behind the label.
Il progetto è stato fortemente voluto e finanziato da italiani così come la regia di Sebastiano Tecchio. Dunque si racconta della produzione di cotone in India e di come 216.000 contadini in meno di un decennio si siano tolti la vita a causa dei debiti. Ma perché in India si è arrivati quasi al collasso di un sistema agricolo che ha retto per centinaia di anni? Leggo dalla sinossi di Behind the label:
L’ ex-direttore commerciale di Monsanto India - Tiruvadi Jagadisan - racconta come l’azienda, per affermarsi sul mercato indiano, abbia negli anni ’90 introdotto illegalmente semi con un gene in grado di rendere sterili le varietà locali, e poi - dal 2002 con semi geneticamente modificati - ha acquistato, passo dopo passo, un monopolio di fatto quasi totale del mercato. Oggi i semi di cotone Ogm sono distribuiti a carissimo prezzo da aziende indiane, che versano le royalties alla Monsanto: ciò che all’inizio costava 9 rupie al chilo, oggi viene comprato a 4000 rupie da contadini poveri o poverissimi.
A smentire il lavoro riportato nel docufilm un articolo di un anno fa di Dario Bressanini che spiega perché il cotone OGM si sia, al contrario, rivelato la vera soluzione per i coltivatori di cotone indiani, portando salute e ricchezza.
A me oltre ogni possibile pregiudizio sorge una riflessione: com’è che Monsanto e in genere le multinazionali Biotech sono sempre più ricche e i contadini che usano i loro semi non sembrano essere né ricchi e né in salute?

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