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giovedì 17 maggio 2012
Code davanti a una filiale di Northern Rock, la bancaa
inglese che fu nazionalizzata durante la crisi del 2008.
Madrid come Atene e presto Roma: tutti in coda agli sportelli delle banche per ritirare i risparmi. I clienti di Bankia hanno prelevato più di 1 miliardo di euro dei loro depositi. I banchieri, da parte loro, minimizzano. La previsione di Société Générale. Cosa farà la Bce?


MADRID - Madrid come Atene: tutti in coda agli sportelli delle banche per ritirare i risparmi. I clienti di Bankia hanno prelevato più di 1 miliardo di euro dei loro depositi, dopo che il Governo spagnolo ha salvato la banca in difficoltà la scorsa settimana. 

Ma l'Italia non può nel frattempo dormire sonni tranquilli: almeno, stando a quanto afferma la banca francese Société Générale. Un'eventuale uscita della Greciadall'Eurozona - considerata sempre più probabile anche se il solo parlarne sembra sia diventato un tabù tra le autorità politiche e monetarie europee - scatenerebbe infatti immediati ritiri dei depositi dalle banche, sia in Spagna che in Italia. E SocGen quantifica anche l'ammontare che verrebbe prelevato: a suo avviso, si registrerebbero prelievi pari al 20-30% dei depositi. E, ovviamente, a essere colpite sarebbero anche le banche portoghesi.

Intanto, sul caso Bankia, secondo quanto scrive il quotidiano El Mundo, i numeri sono stati presentati al cda dell'istituto di credito nella giornata di ieri. Il management avrebbe riferito al consiglio che Bankia la scorsa settimana ha perso un ammontare di depositi paragonabile a quelli prelevati nell'intero primo trimestre dell'anno, cioè 1,16 miliardi. I depositi presso l'istituto di credito spagnolo a fine marzo ammontavano a 112 miliardi di euro. La banca ha sofferto pesanti perdite legate all'ampia esposizione al mercato immobiliare spagnolo. Il Governo la scorsa settimana ha preso il controllo del 45% dell'istituto di credito.


Di fronte a questo scenario, cosa potrà fare a questo punto la Bce? SocGen scrive intanto che, nel caso in cui l'istituto di Francoforte non intervenisse, le banche italiane e spaynole dovrebbero effettuare operazioni di deleveraging, dunque di riduzione della leva finanziaria, del debito, al fine di compensare la minore presenza dei depositi; un deleveraging ulteriore dovrebbe essere effettuato per portare il rapoporto tra prestiti e depositi al 110%, mitigando in questo modo le difficoltà di accesso di liquidità nel mercato dei finanziamenti e dovrennero offrire anche tassi sui depositi più alti.

La banca francese parla di un processo - quello dei prelievi dei depositi da parte dei cittadini - che andrebbe avanti per 12-18 mesi. In questa situazione, è molto improbabile che le banche italiane e spagnole riescano a ripagare entro tre anni i finanziamenti che hanno ricevuto dalla Bce sotto forma di operazioni LTRO; è possibile piuttosto che la "Bce prolungherà l'operazione LTRO da tre a cinque anni". Inoltre, conclude SocGen, l'istituto di Francoforte "sarà molto proattivo nel caso in cui la Grecia lascerà l'euro, aprendo tutti i tipi di nuove potenze antifuoco (tra cui l'assicurazione sui depositi), per accertarsi che un fenomeno del genere non si verifichi di nuovo". 



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Il contenuto di questo articolo - pubblicato da Leggo - che ringraziamo - esprime il pensiero dell' autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.


di Marco Pasciuti

ROMA - L’allarme non è scattato, «ma c’è il timore che la paura possa trasformarsi in panico», si legge nelle minute dell’incontro di ieri tra il presidente Papoulias e i leader politici. La paura è quella di uscire dall’eurozona, che negli ultimi giorni ha spinto i greci a ritirare dalle banche un miliardo di risparmi. Come avvenne 11 anni fa in Argentina, poi travolta dalla crisi dell’inizio dello scorso millennio.

In sociologia si chiama «profezia che si autoadempie». E’ una previsione che si realizza per il solo fatto di essere stata espressa. Se ad esempio si diffonde la voce che una banca è insolvente, i correntisti correranno a ritirare i loro soldi, la banca diventerà davvero insolvente e fallirà. E’ l’incubo che in queste ore sta vivendo la Grecia. A fallire in questo caso potrebbe essere l’intero Paese. Per ora l’assalto alle banche non c’è stato, ma molti greci agli sportelli ci sono andati, hanno preso i loro risparmi e sono usciti, per timore che un eventuale passaggio euro-dracma possa abbatterne il valore: secondo dati ufficiali, negli ultimi 3 giorni sono stati 800 i milioni ritirati dai conti correnti. La cifra sale oltre quota 1,2 miliardi secondo fonti citate dal Financial Times, su un totale depositi che ammonta a 165 miliardi. Numeri che fanno dire ai banchieri che non ci saranno problemi di liquidità.

Quella che fino a pochi mesi fa era un tabù, la fuoriuscita del Paese dalla moneta unica, ora è diventata uno scenario possibile. «La nostra preferenza è che la Grecia rimanga nell’eurozona», ha detto il governatore della Banca centrale europea, Mario Draghi. «Credo che l'euro possa reggere anche senza Atene», gli ha fatto eco il ministro dello Sviluppo italiano, Corrado passera. Nelle stesse ore il rendimento dei titoli decennali greci sfondava per la prima volta la soglia del 30% e il tasso sul decennale ellenico schizzava al 30,23%, con lo spread Atene-Berlino a 2.878 punti base.

Il presidente della Commissione Ue, Barroso, riporta la lente d’ingrandimento sulla situazione politica ad Atene: il prossimo voto, fissato per il 17 giugno, «avrà un significato storico». Alle urne lo scontro sarà tra due fronti: il centrodestra, favorevole alla permanenza nell’euro, e una sinistra dalle posizioni più incerte. Nel mezzo, i socialisti di quel Pasok sconfitto il 6 maggio. Ma il panorama potrebbe variare ancora. La Coalizione delle Sinistre, dice un sondaggio di martedì, potrebbe ottenere anche il 32% delle preferenze, che in Parlamento si tradurrebbero in circa 146 seggi (151 su 300 sono necessari per formare il governo).

Nel pomeriggio, intanto, Papoulias ha dato l’incarico ufficiale a Pikramenos - 67 anni, di Patrasso - che ha subito cominciato a redigere la lista dei ministri del governo di transizione che gestirà l’ordinaria amministrazione sino al voto. 

SMENTITE. I banchieri, da parte loro, minimizzano affermando che non c'è stato sinora alcun assalto alle banche e che non ci sarà. Come non ci saranno problemi di liquidità perchè, spiegano sempre i responsabili degli istituti finanziari, nei conti di aziende e privati cittadini nelle banche greche sono depositati oltre 165 miliardi di euro. Dal canto suo, il presidente della Bce Mario Draghi, alla domanda se l'uscita della Grecia dall'euro lo preoccupa, ha tagliato corto con un «no comment», insistendo sul fatto che la Bce vuole fortemente che la Grecia resti nell'euro, anche se non spetta a Francoforte decidere. Quasi nelle stesse ore, però, il rendimento dei titoli decennali greci ha sfondato per la prima volta la soglia del 30% ed il tasso sul decennale ellenico è schizzato al 30,23% con lo spread Atene-Berlino a 2.878 punti base.

REAZIONI. Preoccupato è apparso invece il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, il quale - commentando la notizia delle nuove elezioni - ha detto che ora spetta ai greci prendere «consapevolmente le loro decisioni», ma è bene che sappiano che il loro prossimo voto «avrà un significato storico». La Commissione vuole che la Grecia resti nell'euro - ha aggiunto - ma, ha avvertito, «non c'è un'alternativa meno dolorosa al programma di risanamento concordato con l'Ue» e che rispetto a questo «non è possibile alcun passo indietro». La Grecia, comunque, va verso queste nuove elezioni in un clima di grande polarizzazione e pieno di incognite. Dalle prime dichiarazioni dei leader politici si capisce che alle urne lo scontro sar… fra due fronti: quello di centro-destra, nettamente a favore della permanenza della Grecia nell'Ue e nell'eurozona, e quello di sinistra, con posizioni non molto chiare che rischiano di mettere in forse il futuro europeo del Paese. Nel bel mezzo della mischia, incapace di reagire, si troverà il socialista Pasok, il grande sconfitto al voto del 6 maggio.

CAMBIAMENTI. Inoltre, a causa della forte polarizzazione della campagna elettorale, il panorama politico del Paese potrebbe subire di nuovo altri radicali cambiamenti. La Coalizione delle Sinistre (Syriza, radicale, di Alexis Tsipras), in base ad un sondaggio di ieri, potrebbe ottenere anche il 32% delle preferenze che in Parlamento si tradurrebbero in circa 146 seggi (151 su 300 è la maggioranza necessaria per formare il governo). Per questo oggi Antonis Samaras, leader di Nea Dimocratia (ND, centro-destra) ha incontrato Dora Bakoyannis (leader della minuscola Alleanza Democratica), da lui stesso espulsa da ND due anni fa, nel tentativo di riassorbirla con altri transfughi nel partito o quanto meno di fare fronte comune contro Syriza. Stamani, durante la riunione con i leader dei partiti per concordare il nome del nuovo premier, Papoulias aveva proposto (appoggiato da ND e Pasok) di estendere il mandato di Lucas Papademos fino al voto, ma si Š scontrato con l'opposizione di Tsipras.

INCARICO. Nel pomeriggio il capo dello Stato ha dato l'incarico ufficiale a Pikramenos - 67 anni, di Patrasso - il quale ha subito cominciato a redigere la lista dei ministri del governo di transizione che gestirà l'ordinaria amministrazione sino al giorno del voto. Tra i primi nomi diffusi ci sono quelli di Petros Moliviatis, ex diplomatico e collaboratore del premier Costas Karamanlis, che va agli Esteri; Christos Geraris, ex presidente del Consiglio di Stato e predecessore di Pikramenos, che va alla Giustizia, e Frangkos Frangkoulis, ex capo di Stato Maggiore che va alla Difesa. Stasera il neo premier ha giurato nel corso di una cerimonia al palazzo presidenziale alla quale ha preso parte, come vuole la tradizione, anche l'arcivescovo di Atene e tutta la Grecia, Ieronimos. Domattina sarà invece la volta dei nuovi ministri e un'ora dopo si svolgerà in Parlamento la cerimonia del giuramento dei deputati risultati eletti lo scorso 6 maggio. L'Assemblea sarà quindi disciolta ed avrà di nuovo inizio la campagna elettorale. 

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