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giovedì 5 aprile 2012

La parola "sfratti" richiama nei pensieri di molti italiani i "buonfurbetti" che non pagano l'affitto per poi concedersi cene fuori, cellulari da 500€ e bella vita. Questo perché quando i mass media ne parlano, lo fanno sempre per raccontare i (pochi) casi di chi non paga per malizia, che costituiscono una esigua minoranza. In realtà gli sfratti colpiscono famiglie in difficoltà, dove i componenti del nucleo familiare non hanno alcun reddito (o lo hanno bassissimo) in molti casi hanno persino difficoltà per mangiare, e spesso hanno figli in tenerà età a carico. E negli ultimi anni l'incidenza di queste situazioni è aumentata considerevolmente, di pari passo con l'aumento dei licenziamenti e il ricorso agli ammortizzatori sociali. Ma politica e mass media nascondono questa situazione, come nascondo la realtà dei "suicidi da insolvenza", preferendo proiettare l'Italia "patinata" delle fiction tv... Staff nocensura.com


Il blocco degli sfratti fino a dicembre 2012 non funziona. Inchiesta. Migliaia di famiglie finiscono in mezzo alla strada perché non riescono più a pagare gli affitti. La crisi riguarda le grandi aree metropolitane ma anche i piccoli centri. L'edilizia sociale non è tra le priorità del governo e i Comuni mettono a disposizione poco o niente.

Appare del tutto inefficace il provvedimento con cui il Consiglio dei Ministri a dicembre aveva dato via libera al blocco dell'esecuzione degli sfratti fino al 31 dicembre del 2012. Nella versione del provvedimento approvato dal governo, c'è una norma che riguarda le categorie sociali disagiate: esecuzione rinviata di un anno per i meno abbienti residenti nei comuni capoluoghi di provincia e nei comuni confinanti con popolazione superiore a 10 mila abitanti, nonché nei comuni ad alta tensione abitativa. Nel Decreto però non “vengono considerate nella sospensione le morosità incolpevoli, legate a condizioni economiche particolarmente critiche di chi non riesce più a sostenere le spese per l'abitazione”. A Roma, le famiglie in questa condizione sarebbero oltre duemila. L'estrema difficoltà degli inquilini è stata aggravata da una crisi che ha creato disoccupazione e cassa integrazione, riducendo enormemente i redditi delle famiglie, portando a quella che viene definita oggi una vera emergenza nazionale: 216 mila sfratti per amorosità negli ultimi cinque anni, oltre l'85% del totale degli sfratti emessi». Di questi, 27 mila riguardano la sola Roma. 'Prendendo in considerazione il rapporto tra i provvedimenti di sfratto emessi nel 2010 e il numero delle famiglie residenti si nota che la provincia che denuncia la situazione piu' grave e' Roma con uno sfratto ogni 252 famiglie, mentre la media nazionale si attesta a uno sfratto ogni 380 famiglie (nel 2001 questa media era di uno sfratto ogni 539 famiglie)'' – denuncia l' Asia Usb, che aggiunge: ''Nonostante il 2010 abbia riscontrato una diminuzione dei provvedimenti esecutivi che sono stati 6.710 (-23,13% rispetto al 2009) e delle richieste di esecuzione siano state 8.015 (- 66% sul 2009), Roma è diventata la capitale anche per gli sfratti''.
A Milano sono circa 20mila famiglie quelle in attesa di un alloggio di edilizia popolare, necessità a cui Comune e Aler insieme possono far fronte oggi solo con 5mila appartamenti vuoti. Lo afferma l''assessore comunale alla Casa, Lucia Castellano, la quale ha anche ricordato “i tantissimi sfratti per finita locazione o per morosità, sfratti da privato: un'altra piaga che dobbiamo affrontare per cercare di dare un alloggio a chi non può pagare un affitto” . E' severo il giudizio del Comitato Abitanti di San Siro e del Cantiere sulla situazione abitativa a Milano: “Se è vero che Castellano e Pisapia non possono decidere nulla o poco rispetto agli sgomberi e alle politiche per aiutare i poveri della città, allora la unica prova di buona fede è quella che la giunta milanese per prima si esponga in una chiara denuncia e mobilitazione contro quel carrozzone mafioso e lottizzato che è l'ALER, altrimenti restano solo chiacchiere mentre i fatti sono quelli della lotta ai poveri e la delega della democrazia ai tecnici e alla polizia !!!” affermano in una nota che annunciava di essere riuscito a bloccare l'ennesimo sfratto nel quartiere.
Ma anche in città fino a poco tempo fa distanti da emergenze sociali come Alessandria, in soli due anni gli sfratti in provincia sono raddoppiati arrivando a quota mille, la maggior parte per impossibilità delle famiglie a pagare l’affitto e le aste giudiziarie sono salite a 470. E non è l'unico caso. In territori storicamente poco investiti da problemi come gli sfratti, ad esempio nella sola zona della Val d’Enza (Reggio Emilia) si possono contare in media 18 esecuzioni di sfratto alla settimana (cambiamento delle chiavi dell’appartamento che viene restituito alla disponibilità del proprietario che ha azionato lo sfratto per morosità). I dati sono in aumento rispetto all’anno 2010. Anche in città prospere come Mantova “Gli sfratti dell'Aler a settembre del 2011 sono stati 20, cinque in più rispetto ai 15 totali del 2010”, denunciano alla Camera del lavoro. “Fino al 2007 erano pochissimi ed erano determinati prevalentemente dalla fine locazione. Adesso il 97% è provocato dalla morosità incolpevole. Sono situazioni allo sbando, non gestite dai Comuni. Spesso queste persone vengono lasciate sole. Il tribunale concede per morosità solo 2-3 mesi di proroga, poi sono sulla strada”.
Secondo alcune previsioni sono state oltre 56 mila le esecuzioni di sfratto nel 2010, 150 mila se si contano ultimi tre anni il che, in base alle tendenze in atto, diventeranno almeno 200 mila nei prossimi tre. Una emergenza sociale in piena regola ma che non rientra affatto nelle priorità del governo in carica. Le famiglie che restano senza casa spesso rispondono all'emergenza con le occupazioni, ma governo, proprietari e comuni rispondono spesso con gli sgomberi della polizia e nient'altro. Il disagio sociale cresce e, come vediamo, si estende anche a città e centri urbani dove l'emergenza abitativa è stata per decenni un problema sconosciuto. Ma licenziamenti, cassa integrazione, disoccupazione aprono ferite sociali anche lì dove sembrava impossibile. Nell'agenda della crisi e di come questa impatta sulle famiglie è tempo che entri anche la questione abitativa nella sua comprensività e drammaticità.



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