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domenica 1 aprile 2012
In Italia i 10 individui più ricchi posseggono una quantità di ricchezza più o meno equivalente ai 3 milioni di italiani più poveri. Emerge da uno studio pubblicato negli Occasional papers di Bankitalia. Secondo il rapporto il nostro Paese è ancora piuttosto ricco, ma la ricchezza degli italiani è composta sempre più dal patrimonio accumulato in passato e sempre meno dal reddito. Negli ultimi anni, inoltre, si è invertita la distribuzione della ricchezza tra le classi di età: oggi al contrario che in passato gli anziani sono più ricchi dei giovani che non riescono ad accumulare. Se da un lato i dati evidenziano l’esistenza di un conflitto generazionale in termini di redditi, lo studio di Giovanni D’Alessio conclude che il livello di diseguaglianza è comparabile a quello di altri Paesi europei

Il divario più ampio rispetto alla distribuzione del reddito: quanto posseduto dagli italiani dipende sempre di più dal patrimonio accumulato in passato e sempre meno dal reddito

L’Italia è il Paese dove i dieci 
Paperoni del Paese hanno una ricchezza che vale tutta insieme quella di altri tre milioni di italiani più poveri. Un divario molto più ampio di quello della distribuzione del reddito. Un fenomeno presto spiegato: l’Italia è ancora piuttosto ricca, ma la ricchezza degli italiani è composta sempre più dal patrimonio accumulato in passato e sempre meno dal reddito.

A fare il check up allo stato di salute della ricchezza nazionale è uno studio di Giovanni D’Alessio, del servizio studi di Banca d’Italia, in un rapporto pubblicato negli Occasional papers diffusi da Palazzo Koch .
Negli ultimi anni, sempre secondo Bankitalia, si è invertita la distribuzione della ricchezza tra le classi di età: oggi al contrario che in passato gli anziani sono più ricchi dei giovani che non riescono ad accumulare. Se da un lato i dati evidenziano l’esistenza di un conflitto generazionale in termini di redditi, il livello di diseguaglianza è comparabile, secondo D’Alessio, a quello di altri Paesi europei.

L’Italia si inserisce, secondo il rapporto, ai livelli di altri Paesi d’Europa. Da noi, per giunta, esiste una “diffusa avversione alla disuguaglianza” che “trova probabilmente un supporto nelle forme culturali che attraversano il nostro Paese, da quella di derivazione cristiana a quella socialista”.

Disuguaglianze maggiori a quelle del reddito. Le disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza non sono aderenti con gli squilibri tra fasce di reddito. Stando alle cifre del rapporto, infatti, il 10 per cento delle famiglie più ricche possiede oltre il 40 per cento dell’intero ammontare di ricchezza netta, mentre il 10 per cento delle famiglie a più alto reddito riceve invece solo il 27 per cento del reddito complessivo.

Un aspetto che Bankitalia spiega innanzitutto con le differenze dovute al diverso stadio del ciclo di vita di ognuno. Per il reddito l’evoluzione segue l’età: prima cresce e poi cala con il pensionamento. Per la ricchezza l’andamento è più marcato: i valori aumentano rapidamente per i giovani e per la “mezza età”, ma crollano per gli anziani.

Lo squilibrio nella ricchezza riflette infatti le preferenze dei soggetti del differimento nel tempo dei consumi che possono spingere le persone ad essere più o meno impazienti (e quindi privilegiando il consumo rispetto al risparmio). Ma può influire anche la presenza e il numero dei figli può infine influire sulla ricchezza per poi lasciare un’eredità. O ancora, tra le cause, lo studio elenca esperienze familiari particolari, come spese per problemi di salute, esperienze di disoccupazione e altro.

“Il peso crescente della finanza”. La disuguaglianza, nel lungo periodo, sembra essersi ridotta negli anni Ottanta, crescente negli anni Novanta e di nuovo in calo nel Duemila.  In particolare il divario cresce anche per il ”peso crescente che sul finire del secolo assumono le attività finanziarie”: “Un incremento nei prezzi delle azioni tende ad accrescere i livelli di disuguaglianza perché i più ricchi tendono a possedere queste attività”. I prezzi delle case (la proprietà dell’abitazione è passata dal 50 per cento degli italiani nel 1977 al 70 nel 2008) tendono per contro ad avere un effetto opposto (se i prezzi scendono, il divario diminuisce).

La ricchezza e i ceti. In vent’anni (dal 1987 al 2008) a pagare il prezzo maggiore sono state le famiglie di operai che hanno registrato una caduta nei livelli di ricchezza media, un calo del 15 per cento. Perdono qualcosa anche le famiglie dei liberi professionisti e degli imprenditori, ma in quantità molto minore. La categoria che invece mette a segno un miglioramento dei livelli medi di ricchezza è quella dei pensionati.

La ricchezza e le fasce d’età.A perdere sono stati negli stessi vent’anni anche i giovani: nel 1987 erano su livelli medi non lontani dal resto della popolazione, mentre a partire dal 2000 queste famiglie “vedono peggiorare decisamente la loro condizione” si legge nello studio. Il contrario è successo per gli anziani: in questo periodo hanno visto migliorare la loro posizione. Le classi intermedie (dai 30 ai 50 e dai 50 ai 65 anni seguono il trend delle relative fasce d’età più estreme).

Quanto conta la famiglia. Uno dei fattori principali che contribuisce a spiegare le origini della ricchezza, continua il rapporto di Bankitalia, sono le eredità e i doni che questi ricevono dalla famiglia di origine. Secondo alcuni dati del 2002 valgono tra il 30 e il 55 per cento

“Ricchezza uguale capacità contributiva”. Perché è così importante misurare la ricchezza lo spiega lo stesso studio di Bankitalia: “La ricchezza, insieme ai redditi e ai consumi, è uno degli aggregati sui quali lo Stato misura la capacità contributiva dei cittadini. Conoscerne l’ammontare e come si distribuisce tra i vari gruppi di popolazione è dunque essenziale per misurare in che modo si distribuisce, o potrebbe distribuirsi, il carico fiscale. È inoltre rilevante l’analisi della sua composizione, sia perché questa pone in risalto in che modo le famiglie impiegano i loro risparmi e i livelli di rischio che sono in grado di assumersi”.

Ricchi 7 volte di più rispetto al 1965. La ricchezza netta delle famiglie in Italia ha registrato una crescita considerevole negli ultimi decenni, spiega il rapporto. Nel 2009 la ricchezza complessiva delle famiglie era pari a circa 8588 miliardi di euro, oltre 7 volte e mezzo rispetto al valore del 1965 (fatti salvi i valori del 2009). La crescita è stata quindi del 4,7 per cento all’anno. Una crescita leggermente inferiore l’ha fatta registrare il dato pro capite: nel 2009 è stato di 143mila euro contro i 21700 euro del 1965 (la cifra è sempre proporzionata ai valori di oggi). Il rapporto di Bankitalia sottolinea come nel breve periodo il valore della ricchezza rifletta le variazioni dei prezzi di attività e soprattutto abitazioni visto che più recentemente rappresenta oltre la metà della ricchezza.

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