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giovedì 5 aprile 2012
Per gli investigatori il denaro che il Senatur ha dato al partito senza dichiarare niente "può avere varie origini di provenienza illecita e non tracciabile". Non solo: secondo l'accusa Renzo e la sua fidanzata portarono via dalla sede di via Bellerio con i faldoni sulla casa di Gemonio. Partito verso la resa dei conti

“The family”, la famiglia: si trova scritto su una delle cartelle sequestrate ieri dalla cassaforte dell’ex tesoriere della Lega 
Francesco Belsito. Era tra la documentazione contabile acquisita dai carabinieri del Noe e dalla Guardia di Finanza nell’ambito del filone napoletano sull’inchiesta su Belsito. L’ipotesi degli investigatori è che la cartella possa contenere tracce sulle presunteelargizioni ai familiari del leader del Carroccionell’ambito dell’inchiesta per truffa aggravata e altre accuse.

“Il ‘nero’ di Bossi al partito”. “Denaro che poi veniva elargito – proseguono gli investigatori – senza lasciare traccia, a Bossi e ai suoi familiari”. Gli investigatori aggiungono che Castelli faceva pressione per controllare i conti. “Nadia – proseguono gli investigatori – dice che bisogna trovare altre soluzioni per continuare a fare cio”, riferendosi al passaggio di denaro dal partito alla famiglia. “Quindi invita Belsito a parlare col capo Bossi – proseguono gli investigatori negli atti dell’inchiesta – per far allontanare Castelli dal Comitato amministrativo di gestione ed evitare cosi’ controlli sui conti e sulle uscite fatte a favore di Bossi e dei suoi familiari definendoli contabilmente i costi della famiglia”. Gli elementi che emergono dalle tre inchieste giudiziarie sulla vicenda dell’ex tesoriere continuano, tuttavia, a coinvolgere Bossi e i suoi figli. Da una parte in una delle tante telefonate tra Belsito e una dirigente dell’ufficio amministrativo del partito, Nadia Dagrada, la funzionaria ”parla chiaramente del nero che Bossi dava tempo fa al partito”. Un nero che, secondo gli investigatori, è riconducibile a “denaro contante che può avere varie origini, dalle tangenti alle corruzioni o ad altre forme di provenienza illecita e non tracciabile”.


In una telefonata del 29 gennaio la Dagrada dice a Belsito: “Però tu al capo precisi la cosa del discorso soldi, che Castelli vuole andare a vedere la ‘cassa’ e quelli che sono i problemi, perché comunque tu non è che puoi nascondere quelli che sono i ‘costi della famiglia’, cioè da qualche parte vengono fuori”. E ancora: “Anche perchè o lui, (Umberto Bossi, annotano degli investigatori) ti passa come c’era una volta tutto in nero o altrimenti come cazzo fai tu”. Questa telefonata, annotano gli investigatori, è “indicativa sull’ipotesi di riciclaggio, anche mediante l’utilizzo della ‘cassaforte’ della Lega”.

Nell’intercettazione, si legge ancora negli atti, “si rileva che Nadia parla chiaramente del ‘nero’ che Bossi dava tempo fa al partito. Ovviamente il significato del ‘nero’ è riconducibile alla provenienza del denaro contante che può avere varie origini, dalle tangenti, alle corruzioni o ad altre forme di provenienza illecita e non tracciabile”. Denaro, scrivono ancora gli investigatori, “che poi veniva elargito senza lasciare ‘traccia’ a Bossi ed ai suoi familiari”. Mentre “d’ora in poi, a maggior ragione con le pressioni di Castelli che vuole controllare le spese, Nadia dice che bisogna trovare altre soluzioni per poter continuare a fare ciò”. Quindi, riassumono gli investigatori, “invita Belsito a parlare col ‘capo’, Bossi, per far allontanare Castelli dal comitato amministrativo di gestione ed evitare così i controlli sui conti e sulle ‘uscite’ fatte a favore di Bossi e dei suoi familiari definendoli contabilmente: ‘I costi della famiglia’”.

Renzo Bossi e le sue frequentazioni. Ma c’è un altro profilo che mette sotto la lente uno dei figli, Renzo. “Renzo Bossi e la sua fidanzata, Silvia Baldo, (…) sono stati insieme alla sede della Lega di via Bellerio e si sono portati via i faldoni della casa (ristrutturazioni?) per timore di controlli, visto il periodo critico”. E’ un’annotazione degli investigatori negli atti dell’inchiesta. Il giudizio sul “Trota” lo dà sempre la Dagrada, personaggio chiave dell’inchiesta: la donna consiglia a Belsito di farsi tutte le copie dei documenti che dimostrano i pagamenti fatti a favore della famiglia Bossi e di Rosy Mauro e di nascondere gli originali in una cassetta di sicurezza. E avverte: “Quando esce una cosa di questo genere sei rovinato… il figlio di lui (di Bossi, ndr) che ha certe frequentazioni… altro che Cosentino!”.

I timori dei controlli che hanno indotto Renzo Bossi a portare via i faldoni della casa, probabilmente relativi a lavori di ristrutturazione, emergono da una telefonata del 12 febbraio scorso tra Belsito e la Dagrada.

Degrada: Ecco, quella lì, sono venuti a prendere, Renzo e la fidanzata, tutti faldoni da via Bellerio e li hanno portati via.
Belsito: Ho capito.
Dagrada: Quindi adesso c’hanno parecchia caga.
Belsito: Uhm, però nella caga capisci che l’altro deficiente ci va a nozze.
Dagrada: Infatti, è per questo che ti sto dicendo, visto che comunque lei (Manuela Marrone, moglie di Bossi) di ascendente ce n’ha, dire adesso che questi, che cavolo Castelli c’è da tenerlo d’occhio, sta cercando di scatenare, sotto, sotto, un casino che tutti che vogliono andare a vedere i conti, che vogliono andare a vedere i documenti e questa sarebbe la fine.


fonte "Il Fatto Quotidiano"


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