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giovedì 12 aprile 2012
La storia delle menzogne che Umberto Bossi ha rifilato per anni agli elettori leghisti comincia da lontano, da molto lontano. Diciamo ai tempi in cui il Senatur andava a scuola. O meglio, non ci andava. Se diamo un'occhiata al curriculum vitae del capo assoluto della Lega si scopre in realtà che era anche peggio dei suoi figli. Persino più svogliato del Trota. E abituato, oh sì, abituato a spararle grosse.
Tipo quando si spacciava per "medico" con la prima moglie. La quale, diffidente, andò addirittura dal rettore dell'università e si fece dare un tabulato su cui era scritto a chiare lettere che "alla sua fantomatica laurea mancavano ben undici esami". O quando, alla prima candidatura, fece scrivere su un quotidiano locale che era "un dentista quarantaduenne di Varese". Tutte balle, ovviamente. Anche perché dalla scuola Bossi scappò via subito, a 15 anni. Un istituto tecnico per periti chimici. Abbandonato di corsa. Il diploma arriverà più tardi, verso i trenta, preso per corrispondenza alla scuola Radio Elettra di Torino. Appunto, peggio del Trota.
E come dimenticare questa chicca fatta scrivere nella sua autobiografia: "esperto di elettronica in sala operatoria"? O che, in realtà, in tutta la sua esistenza, l'ormai ex segretario della Lega ha lavorato soltanto per 10-giorni-10, all'Aci, mangiando a scrocco dalle zie?


Tuonava contro i "professionisti della politica", il Boss/i. Ma lui, in vita sua, non è stato altro che questo. Uno che ha vissuto succhiando fino al midollo le risorse pubbliche. Da parlamentare e da ministro, con auto blu, denaro a palate e una sfilza di privilegi. E senza, non diciamo la laurea, ma nemmeno un diploma degno di questo nome.
Una storia cominciata così, in mezzo alle menzogne, non poteva che finire nel fango di un'inchiesta per truffa e appropriazione indebita. Come difatti è accaduto.     



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