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martedì 3 aprile 2012
Allarme Cgia: "Nel 2011 record di fallimenti" Battenti chiusi per 11.615 aziende

Un numero mai raggiunto negli ultimi quattro anni di crisi. In maggiore difficoltà le piccole imprese. Una situazione drammatica per i datori di lavoro, ma anche per i dipendenti: almeno 50 mila hanno perso il posto. In testa alla classifica la Lombardia. Coldiretti: "Chiuse oltre 50mila aziende agricole"

Record di fallimenti per le aziende nel 2011: ben 11.615 imprese hanno chiuso i battenti, un dato mai toccato in questi ultimi 4 anni di crisi. Lo afferma la Cgia di Mestre, precisando che "questo dramma non è stato vissuto solo dai datori di lavoro, ma anche dai dipendenti: secondo una prima stima, in almeno 50.000 hanno perso il posto di lavoro".

Un record che ci segnala quanto siano in difficoltà le imprese italiane, soprattutto quelle di piccole dimensioni che, come ricorda la Cgia di Mestre, continuano a rimanere il motore occupazionale ed economico del Paese.
"La stretta creditizia, i ritardi nei pagamenti e il forte calo della domanda interna - segnala il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi - sono le principali cause che hanno costretto molti piccoli  a portare i libri in Tribunale.



50 mila senza lavoro. Purtroppo, questo dramma non è stato vissuto solo da questi datori di lavoro, ma anche dai loro dipendenti che, secondo una nostra prima stima, in almeno 50.000 hanno perso il posto di lavoro". Ma, ricorda la Cgia, il fallimento di un imprenditore non è solo economico, spesso viene vissuto da queste persone come un fallimento personale che, in casi estremi, ha portato decine e decine di piccoli imprenditori a togliersi la vita. "La sequenza di suicidi e di tentativi di suicidio avvenuta tra i piccoli imprenditori in questi ultimi mesi - prosegue Bortolussi - sembra non sia destinata a fermarsi. Solo in questa settimana,
due artigiani, a Bologna e a Novara, hanno tentato di farla finita per ragioni economiche. Bisogna intervenire subito e dare una risposta emergenziale a questa situazione che rischia di esplodere. Per questo invitiamo il Governo ad istituire un fondo di solidarietà che corra in aiuto a chi si trova a corto di liquidità".

Il segretario commenta poi i dati sui redditi resi noti ieri dal dipartimento delle Finanze del Tesoro. "Attenti - dice - a dare queste chiavi interpretative fuorvianti e non corrispondenti alla realtà. Le comparazioni vanno fatte tra soggetti omogenei, ad esempio tra artigiani e i loro dipendenti. Ebbene, se confrontiamo il reddito di un dipendente metalmeccanico con quello del suo titolare artigiano, quest'ultimo dichiara oltre il 40% in più, con buona pace di chi vuole etichettare gli imprenditori come un popolo di evasori".

Lombardia in testa. Tra le regioni italiane è la Lombardia quella in cui si è verificato il maggior numero di fallimenti di aziende: secondo i dati forniti dalla Cgia di Mestre, nel 2011 sono stati oltre 2.600, quasi un quarto del totale nazionale. Al secondo posto si piazza il Lazio, con 1.215 aziende fallite, mentre il terzo gradino è occupato dal Veneto (1.122). Supera quota mille anche l'Emilia Romagna (1.008). A chiudere la classifica la Valle d'Aosta, con appena 9 aziende fallite. Ecco la classifica:
Lombardia  2.613        
Lazio  1.215            
Veneto  1.122            
Campania  1.008            
Emilia Romagna  899            
Piemonte  857            
Toscana  843            
Sicilia  601            
Puglia  529            
Marche  398            
Friuli Venezia Giulia  250            
Calabria  249            
Liguria  235          
Sardegna  213            
Umbria  185            
Abruzzo  180            
Trentino Alto Adige  122            
Molise  49            
Basilicata  38              
Valle D'Aosta  9              

Coldiretti: "Chiuse 50mila aziende agricole". Anche per le aziende agricole il bilancio è pesante: nel 2011, stando ai dati diffusi da Coldiretti, in Italia sono state chiuse oltre 50 mila aziende agricole. Nel settore agricolo operano 829mila imprese iscritte al registro delle Camere di commercio. "A preoccupare per il 2012 oltre che gli effetti del maltempo e della crisi dei mercati, anche l'applicazione della nuova Imu che se non sarà adeguata alle specificità del settore sulla base delle conclusioni del tavolo fiscale rischia di avere - conclude la Coldiretti - un impatto insostenibile su terreni agricoli e fabbricati rurali, dalle stalle ai fienili fino alle cascine e ai capannoni necessari per proteggere trattori e attrezzi, andando a tassare quelli che sono, di fatto, mezzi di produzione per le imprese agricole".

fonte "Repubblica"



1 commenti:

Anonimo ha detto...

Io sono un nuovo imprenditore agricolo,non nascondo il fatto che sono un pò preoccupato,della situazione e di chi ci governa,se non si cambia subito direzione,si creerà un divario troppo grande tra capitalisti e le persone che si svegliano ogni mattina per andare a guadagnarsi il pane.
Ma come ormai tanti piccoli imprenditori,artigiani e dipendenti,il nostro futuro lo conosciamo,basta guardare cosa stanno facendo i politici...Con questa globalizzazione che và dalla parte sbagliata,non si andra che sempre peggio.
Bisogna ritornare indientro e iniziare a produrre per il nostro paese e poi una volta finiti i prodotti almeno quelli di prima necessità,comprare da altri paesi.
Purtroppo c'è ancora troppo divario tra noi e i paesi emergenti,i costi di produzione sono ancora troppo bassi in questi ultimi,per varie ragioni, è come essere in una bilancia,ora nel piatto che sende ci siamo noi, con tutto quello che ci stiamo subendo.Per arrivare a che i due piatti si equivalgano, non sò ancora a cosa andremo incontro,ma c'è veramente da preoccuparsi...Luca

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