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giovedì 19 aprile 2012
Il missile balistico arriva fino a 6.400 chilometri di distanza. Questo significa che può raggiungere facilmente la Cina, ma anche Mosca o Atene.
di Francesca Marretta

L'India ha testato per la prima volta un missile balistico di gittata intercontinentale. L'arma letale è stata battezzata "Agni-V", in onore del Dio Hindu del fuoco. Può trasportare testate nucleari fino a 6.400 chilometri di distanza dal territorio indiano. Questo significa che può raggiungere facilmente la Cina, ma anche Mosca o Atene.

Per la Nato la faccenda non desta preoccupazione, come ha sottolineato oggi il ministro Terzi, a margine del Consiglio Nato-Russia. Terzi non si è spinto oltre dall'aggiungere che certo, nella logica del disarmo, la cosa «non è un fatto positivo». E' chiaro che l'Italia si esprime in maniera timida nei confronti della potenza emergente India, non sulla base di questioni geopolitiche o strategiche, ma per la delicata situazione dei marò italiani detenuti in Kerala. La necessità di non indispettire l'opinione pubblica indiana, schierata in maniera compatta contro l'estradizione degli italiani, è evidente.

Sono nove i paesi con testate nucleari a disposizione, di cui cinque con armi di gittata intercontinentale: gli Usa, la Cina, la Gran Bretagna e la Francia. Una volta messo definitivamente a punto, "Agni-V" proietterà l'India in questo club esclusivo.

La new-entry che sta bene alla Nato, ha destato reazioni irritate e nervose in Cina. In un'esibizione muscolare affidata a un editoriale apparso sul quotidiano governativo Global Times di oggi, Pechino consiglia a New Delhi di non allargarsi troppo e non mostrarsi «arrogante», sopravvalutando le forze. Il giornale cinese sottolinea poi che l'arsenale nucleare di casa è ben «più potente e affidabile» di quello indiano. Il dente avvelenato del Dragone morde per l'irrisolta disputa di confine con l'India risalente al lontano 1962, quando vi fu tra i due paesi uno scontro armato che fu arrestato nell'arco di pochi giorni. A questo si aggiunga che su alcuni titoli della stampa indiana il nuovo missile balistico di lunga gittata è stato soprannominato "China Killer", per la serie quando uno se la va a cercare.

Allo stato attuale la Cina è più avanti rispetto all'India nella collezione di armi nucleari. New Delhi, che ha avviato il programma di armamento atomico nel 1967 e ha effettuato il primo test balistico nel '74, dispone di circa 80-100 testate atomiche. La Cina ne ha almeno 250, con una gittata di 9000 chilometri. Non c'è storia. Detto questo, un rapporto pubblicato a marzo scorso dall'Istituto internazionale di ricerca per la pace con sede a Stoccolma (Sipri), afferma che oggi l'India è il primo importatore mondiale di armi. L'import verso New Delhi è doppio rispetto a quello destinato in Cina. Quest'ultimo paese è in grado ormai di produrre armamenti in maniera autonoma.

In occasione del lancio dell'Agni-V, Pechino ha reso noto che «non prenderà parte ad una corsa agli armamenti in concorrenza con l'India». Guardando i dati sull'interscambio del commercio globale di armi contenuti nel già citato rapporto del Sipri, pare non ce ne sia bisogno. I due paesi sono già impegnati nella corsa agli armamenti a un livello piuttosto elevato delle loro capacità. Il settore tira ed è uno dei pochi non sfiorato, anzi alimentato dalla crisi globale. Ma questa è la scoperta dell'acqua calda.




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