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lunedì 23 aprile 2012
Approfitto di una email che abbiamo ricevuto che affronta la questione dell' "ergastolo ostativo" per illustrare alcune mie valutazioni in merito.

Diamo spazio volentieri a questo "punto di vista", poiché questo è un tema scarsamente dibattuto sui mass media, tuttavia sentiamo la necessità di chiarire che le opinioni espresse nel testo - sia quelle che esprimo io, sia quelle riportate nell'email che pubblichiamo di seguito - non corrispondono alle idee dello staff di nocensura.com. La questione è molto delicata, e ogni singola persona ha una sua personalissima idea in merito, in base alla propria coscienza, cultura, ideali e convinzioni personali.

L'ergastolo ostativo, a differenza di quello "normale" preclude al condannato la possibilità di fruire di misure alternative al carcere anche dopo un lungo periodo di detenzione, e preclude inoltre la concessione di "permessi", in pratica al condannato non rimane che attendere "la sua ora" dietro alle sbarre. Il testo alla quale diamo spazio di seguito, che evidenzia come le condanne dovrebbero avere uno spirito "rieducativo", sottolinea il lato "disumano" della questione, tuttavia riteniamo che sia giusto sottolineare come questo tipo di condanna viene comminata solo quando i gravi reati come l'omicidio sono commessi "in associazione", e viene adottato solo nei confronti di coloro che rifiutano di collaborare con la giustizia, come si può apprendere anche sul sito web di Carmelo Musumeci, autore dello stralcio di testo riportato nella email di seguito.


Se da una parte condannare una persona al "carcere a vita" (nel vero senso della parola) può essere considerato una pena eccessiva, è anche lecito chiedersi se un soggetto che ha commesso un omicidio nell'ambito di un "reato associativo" e rifiuta persino di collaborare con la giustizia, meriti la concessione di misure alternative al carcere.

Personalmente (esprimo una opinione a titolo personale, che non rappresenta quella di tutti i collaboratori del blog) credo di no. Chi toglie la vita a una persona (la cui "condanna" non finirà mai, visto che è sotto terra) per di più nell'ambito di una "associazione per delinquere" (elemento che rafforza la pericolosità sociale di un soggetto) e non dimostra nemmeno la volontà di collaborare con la giustizia, non credo che meriti di uscire dal carcere.

Leggendo un testo del sito web di Carmelo Musumeci, che considera l'ergastolo "normale" (non quello ostativo) una condanna "che manca di umanità, proporzionalità, legalità, eguaglianza ed educatività". Mi chiedo quale potrebbe essere, secondo lui, una condanna "umana, proporzionata, legale ed educativa" da comminare a chi uccide.


Se nel caso di "reati minori" o meglio "non violenti" quali furti, truffe, spaccio di droga, etc. personalmente sarei, forse, più "generoso" nei confronti dei colpevoli di quanto lo sono mediamente i giudici italiani, in quanto dubito fortemente della "rieducatività" del carcere, e reputo che gli arresti domiciliari - o nei casi di minore gravità la costrizione a lavori socialmente utili - possano essere valide pene alternative alla carcerazione, nei casi di reati violenti - stupri, tentati omicidi, omicidi - credo che non sia giusto applicare nessuno "sconto di pena", e sarei decisamente più "severo" di quanto lo sia il legislatore e la magistratura italiana, e credo che i detenuti che hanno commesso reati "non violenti" dovrebbero essere tenuti separati da quelli violenti.


Come sottolineato all'inizio dell'articolo, credo che su questi ambiti ogni persona abbia un suo personalissimo punto di vista.


Antonio Bacherini - collaboratore di nocensura.com
- - - - - 
Riceviamo & pubblichiamo da Mita B.


ERGASTOLO  OSTATIVO 
“La pena di morte viva”


È da tanti anni, prima di molti altri, persino degli stessi giudici, avvocati e addetti ai lavori,  che ho scoperto che in Italia esiste “La Pena di Morte Viva”.
È da tanti anni che parlo e  scrivo che la pena dell’ergastolo ostativo è peggio, più dolorosa è più lunga della pena di morte;
che è una pena di morte al rallentatore;
che ti ammazza, lasciandoti vivo, tutti i giorni sempre un po’ di più;
che in Italia ci sono giovani ergastolani ostativi che al momento del loro arresto erano adolescenti, che invecchieranno e moriranno in carcere;
che solo in Italia, in nessun altro Paese in Europa, esiste la pena dell’ergastolo ostativo, una pena che non finirà mai se non collabori con la giustizia o se al tuo posto non ci metti qualche altro;
che la pena dell’ergastolo ostativo va contro la legge di Dio e digli uomini, contro l’art. 27 della Costituzione, che dice  “Le pene devo tendere alla rieducazione”, e alla Convenzione della Corte europea.
Ora, queste cose non le dico solo più io.
Ora queste cose vengono dette  anche dalla Magistratura di Sorveglianza:  in Italia esiste una pena che non finisce mai, esiste “La Pena di Morte Viva”: l’ergastolo ostativo (art. 4 bis O.P , con valore retroattivo).
Nella rivista Ristretti Orizzonti anno 12, numero 3 maggio-giugno 2010 pag. 34  Paolo Canevelli, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Perugia rilascia questa dichiarazione:

(...) Per finire, e qui mi allaccio ai progetti di riforma del Codice penale, non so se i tempi sono maturi, ma anche una riflessione sull’ergastolo forse bisognerà pure farla, perché l'ergastolo, è vero che ha all'interno dell'Ordinamento dei correttivi possibili, con le misure come la liberazione condizionale e altro, ma ci sono moltissimi detenuti oggi in Italia che prendono l'ergastolo, tutti per reati ostativi, e sono praticamente persone condannate a morire in carcere.
Anche su questo, forse, una qualche iniziativa cauta di apertura credo che vada presa, perché non possiamo, in un sistema costituzionale che prevede la rieducazione, che prevede il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità, lasciare questa pena perpetua, che per certe categorie di autori di reato è assolutamente certa, nel senso che non ci sono spazi possibili per diverse vie di uscita.   (Roma 28 maggio 2010, intervento al Convegno Carceri 2010: il limite penale ed il senso di umanità).

Carmelo Musumeci - Carcere Spoleto
- - -

Approfondimento: Cos’è l’ergastolo ostativo?
Per maggiori informazioni sull' "ergastolo ostativo" e argomenti correlati visitate il sito www.carmelomusumeci.com, dove potete trovare informazioni sui libri scritti da Carmelo Musumeci  e una sezione dedicata alle "lettere dal carcere"




3 commenti:

Anonimo ha detto...

e' uno schifo e che e' una pena di morte viva....e menomale che il nostro paese e contro la pena di morte e questa cosa sarebbe????

Nadia ha detto...

Caro Antonio Bacherini, io consiglierei di tornare nel sito e leggere proprio il documento "Cos'è l'ergastolo ostativo?" perchè è proprio ai pedofili e stupratori che non viene applicata l'ostatività! E non sono d'accordo nemmeno nella frase "per di più nell'ambito di un'associazione a delinquere": cos'è, adesso è più grave uccidere chi altrmenti molto spesso ucciderebbe te (questa è l'associ a delinquere) che non uccidere una donna inerme?
Ma soprattutto LA COLLABORAZIONE NON E' INDICE DI PENTIMENTO! Uno sceglie di collaborare per uscre dal carcere! E lo devi fare uscire anche se non è "pentito", anche se torna a fare come prima!!! IL PENTIMENTO E' UNO STATO INTERIORE, LA COLLABORAZIONE E' UNA SCELTA PROCESSUALE CHE TI PERMETTE DI USCIRE SUBITO!. E poi sei sicuro che chi non collabora non sia pentito? Non è sempre omertà mafiosa (t'assicuro che dopo decenni di carcere qualsiasi duro cederebbe). Agnese Moro dice: Dobbiamo ricominciare a credere che gli uomini possono cambiare, non sempre succede, ma può accadere” in un messaggio profondo e semplice, e sempre in sintonia con la testimonianza di suo padre, che era contrario all’ergastolo, considerato una pena “crudele e disumana” e gira l'Italia. Non confondiamo la voglia di vendetta, chiamandola voglia di giustizia. Diventiamo assassini anche noi, perchè ci sono tanti modi di ammazzare una persona.
Parole di una vittima dei reati.

Anonimo ha detto...

Io credo che questo articolo sia frutto della naturale, quanto aimè irrazionale e quindi sbagliata tendenza a ergersi a giustizieri della maggior parte delle persone. Se si vede il carcere come una mera punizione, se ne perde ogni significato, ogni utilità. La punizione è si una parte necessaria, ma non sufficiente per donare alla detenzione un'utilità nella vita civile, nella società.
Il carcere deve anche tentare di cambiare, capire, correggere. Non voglio in alcun modo difendere chi commette un crimine, ma voglio capirlo. Qua, e altrove, per esempio ci si accanisce contro i pedofili, senza per nulla considerare tutto quello che sta dietro a una patologia simile. Questo non vuol dire ovviamente che un pedofilo non deve essere chiuso in carcere per non permettergli di perpetrare ciò che ha fatto! Questo significa capire tutto il percorso che l'ha portato a essere tale, e la maggior parte dei pedofili sono vittime anche loro di pedofilia. Condannando senza capire e correggere si moltiplica solo il delitto, aggiungendone un altro. E invece, e non lo dico in un ottica cristiana che non mi appartiene, recuperando un individuo, seppur dopo una pena, che si diminuisce il danno che esso ha arrecato a tutti. Logicamente possono esistere individui per cui questa correzione è difficilmente attuabile, o impossibile, ma non deve essere deciso a priori, ma durante l'iter carcerario. Vuol dire che se un individuo è ritenuto pericoloso anche allo scadere della pena, rimane dentro. E questo metterebbe d'accordo tutti.

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