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martedì 10 aprile 2012

di Guido Scorza
Sta facendo discutere la vicenda della chiusura del sito www.dplmodena.it ordinata dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali allo scopo – si legge nel provvedimento – “di garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali e con riferimento agli obblighi di trasparenza ed ai profili di comunicazione e pubblicazione delle informazioni di interesse collettivo”.
Vale la pena, pertanto, di aggiungere qualche elemento ulteriore emerso nelle ultime ore e soprattutto, qualche considerazione giuridica sull’illegittimità dell’iniziativa del Ministero.
Cominciamo dal sito che è stato chiuso.
Il registro italiano dei nomi a dominio rivela che il dominio è stato registrato – ed è tuttora gestito – da Eufranio Massi, dirigente del Ministero del lavoro ma, prima ancora – e, anzi, forse soprattutto – attento studioso del diritto e delle politiche del lavoro.
Quello chiuso dal Ministero del lavoro, dunque, era un sito privato destinato alla diffusione di informazioni di pubblico interesse.
Il sito, attivo da oltre dieci anni era diventato un punto di riferimento stabile ed affidabile per gli addetti ai lavori, le imprese e i cittadini.
“Negli ultimi 10 anni la Direzione provinciale del lavoro di Modena ha contribuito in modo tangibile alla diffusione della conoscenza sulle novità in materia di lavoro, raccogliendo le più importanti disposizioni normative, giurisprudenziali e dottrinali convogliandole in un unico sito per facilitarne la consultazione.
La cultura nella conoscenza delle leggi può aiutare i soggetti attivi del mercato del lavoro a trovare gli elementi idonei ad una ripresa dell’economia e ad un rilancio dell’occupazione.”.
Si legge in un comunicato stampa della Camera di Commercio di Modena con il quale, nel febbraio del 2011, si annunciava un convegno, per festeggiare i dieci anni di attività del sito, organizzato dalla Direzione provinciale del lavoro di Modena e Reggio Emilia in collaborazione con l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.
Il contenuto del comunicato ed il titolo del convegno, “dplmodena.it – La tecnologia al servizio della conoscenza – 10 anni di informazione in materia di lavoro”, suonano oggi, dopo la chiusura del sito disposta dal Ministero del lavoro, come l’epitaffio di un eroe della libera informazione caduto, anzitempo.
Il provvedimento con il quale è stata ordinata la chiusura del sito sembra giustificarla con l’esigenza “di garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali”.
E’, tuttavia, sufficiente navigare, pochi minuti in Rete, per avvedersi che i siti internet delle direzioni provinciali operanti in Italia costituiscono un universo variegato in termini di layout, contenuti, colori e nomi a dominio che li contraddistinguono.
Un universo lontano anni luce dal potersi definire “uniforme” e sul quale, tuttavia, la scure censorea del Segretario generale del Ministero del lavoro sembra non essersi abbattuta con la stessa perentorietà con la quale ha colpito il solo sito dplmodena.it al cui gestore è stato ingiunto – val la pena ricordarlo – “di provvedere alla immediata chiusura”.
Ecco qualche esempio.
Il sito della direzione provinciale del lavoro di Savona è ospitato nel sito dell’Unione industriale di Savona, quello di Ferrara – il cui dominio ha la medesima struttura del sito appena chiuso – è anch’esso intestate ad un cittadino privato ed è costruito secondo una struttura ed un layout originale e diverso da ogni altro analogo sito e lo stesso dicasi per il sito della direzione provinciale del lavoro di nuoro il cui dominio, tuttavia è intestate direttamente alla medesima direzione provinciale del lavoro.
Sul sito del Ministero del lavoro è disponibile un lungo elenco di link ad altrettante pagine dedicate alle direzioni provinciali del lavoro operanti in Italia che si presentano poco aggiornate, poco accessibili e, soprattutto, decisamente povere di notizie.
Tanto per fare un altro esempio, la pagina relativa alla direzione provinciale del lavoro di Nuoro contiene il link ad una sola notizia risalente al lontano ottobre 2011 e non contiene neppure un link al sito www.dplnuoro.it che, pure – come si è detto – è intestato direttamente alla direzione provinciale del lavoro ed è, dunque, a tutti gli effetti, un sito dell’amministrazione.
Davanti ad un panorama tanto eterogeneo e variegato ed a così poca uniformità nelle modalità di diffusione delle informazioni istituzionali, impossibile non chiedersi perché gli strali del Ministero si siano abbattuti sul solo sito del Dr. Eufranio Massi.
Impossibile respingere il sospetto che dietro all’iniziativa del Ministero si celino istanze censoree relative ai contenuti diffusi attraverso le pagine del sito ora chiuso o gelosie di piccolo cabotaggio da parte di burocrati e funzionari pubblici invidiosi dello straordinario successo del sito “non istituzionale” rispetto a quello del sito del Ministero pure gestito con ingenti risorse di uomini e mezzi.
Nell’attesa che il Ministro del Lavoro, sin qui rimasto in silenzio, nonostante il clamore mediatico e la gravità della vicenda, chiarisca quanto accaduto non ci si può, tuttavia, esimere dal rilevare ciò che, già allo stato, risulta una circostanza obiettiva ed incontestabile: il Segretario Generale del Ministero – con il placet del Ministro salvo che questi non prenda le distanze dall’iniziativa del suo dirigente e non lo rimuova dall’incarico – ha riservato ad una preziosa risorsa informativa untrattamento completamente diverso da quello riservato ad altre dozzine di analoghe risorse presenti online.
Una voce – troppo presto per dire se scomoda o, semplicemente, troppo attiva ed efficiente – è stata messa a tacere, mentre a molte altre si è lasciata la libertà di parola.
E veniamo ora a qualche considerazione giuridica.
Il provvedimento con il quale si è disposta la chiusura del sito dplmodena.it è un provvedimento illegittimo.
Il Ministero del lavoro, innanzitutto, non ha – e per fortuna – alcun potere di disporre la chiusura di un sito – per di più a carattere informativo – di un privato cittadino.
Tale potere, evidentemente – in uno Stato democratico – compete solo ai giudici.
A tutto voler concedere, quindi, il Segretario Generale del Ministero avrebbe potuto chiedere – con una lettera da Amministrazione a privato e non già con una comunicazione diretta ad un proprio dirigente – la cessazione dell’utilizzo del nome a dominio dplmodena.it e/o la pubblicazione, in evidenza, sul sito del carattere non ufficiale del sito stesso.
Anche in tal caso, peraltro, dinanzi all’eventuale legittimo rifiuto di provvedere alla chiusura di una tanto preziosa risorsa informativa, il Ministro avrebbe dovuto ricorrere ai giudici.
In nessun caso, invece, il Ministro aveva il potere di fare ciò che, invece, ha ritenuto di fare: ordinare la rimozione dallo spazio pubblico telematico di un patrimonio informativo di inestimabile valore in assenza di qualsivoglia valida – ammesso che ne esista una – motivazione e facendo leva – perché questo è quanto accaduto – sul rapporto gerarchico esistente nei confronti di un proprio dirigente.
Non esistevano e non esistono, valide esigenze relative all’uniformità dell’informazione istituzionale in un contesto quale quello che si è descritto, incredibilmente disuniforme, eterogeneo e variegato.
Questi sono i fatti e le considerazioni giuridiche che ne discendono.
Tocca ora al Ministro del Lavoro ed al Premier il compito di verificare quanto accaduto, prenderne le distanze provvedendo, immediatamente, ad autorizzare – e l’espressione dovrebbe offendere chiunque creda nella libertà di informazione – la riapertura del sito e, soprattutto, chiarire al Paese se ritengano o meno normale e costituzionalmente sostenibile che, nel 2012, in Italia, si possa ancora assistere ad episodi di censura della libertà di informazione come quello appena consumatosi sotto i nostri occhi.
“C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”.
È questa la frase di Henry Ford che campeggia sulle pagine dedicate alla direzione dei sistemi informativi del Ministero del lavoro. Il Ministro Fornero l’ha mai letta?
da "Il Fatto Quotidiano"
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