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lunedì 2 aprile 2012
Teenager col pancione. In Italia sono circa 10 mila le minorenni che ogni anno restano incinte.
Ma di queste meno della meta' si proietta direttamente dai banchi di scuola alla sala parto, diventando una baby-mamma. Per quasi 6 su 10 (57%), infatti, il peso di una maternita' cosi' precoce e' insopportabile e scelgono di abortire. E' questo l'universo delle gravidanze teen, fotografato oggi a Milano durante la presentazione del bilancio del progetto 'Madri adolescenti: due minori a rischio', promosso dall'ospedale San Paolo di Milano insieme alla Fondazione Ambrosiana per la vita e con il supporto scientifico dell'universita' Milano-Bicocca. Un'iniziativa triennale che ha previsto la presa in carico di mamme dai 15 ai 21 anni, in un servizio ad hoc gestito dal San Paolo.
Il fenomeno italiano non e' ancora epidemico come negli Usa o nel Regno Unito, ma trova spazio nelle metropoli o nei quartieri piu' disagiati delle citta' della Penisola. Diventare una baby-mamma vuol dire crescere insieme al proprio bebe', spiegano oggi gli esperti. "I rischi sono molti di piu'" rispetto a quelli a cui va incontro una mamma adulta. "Innanzitutto c'e' un rischio psicopatologico di tipo depressivo al quale le mamme teenager risultano, secondo alcuni studi, piu' esposte - elenca Cristina Riva Crugnola - Poi c'e' il rischio di maltrattamenti e trascuratezza del piccolo, per via della precoce eta' e i problemi psicopatologici a cui rischia di andare incontro anche il bebe' nella prima infanzia".

Il fenomeno delle 'madri bambine' in Italia e' presente al Sud, ma anche nelle periferie delle grandi citta'. Il contesto e' spesso quello di una famiglia svantaggiata da un punto di vista socioeconomico e culturale. "I genitori della baby-mamma in molti casi sono a loro volta diventati papa' e mamma in eta' precoce", ricorda Riva Crugnola. E spesso il pancione non arriva per caso, concludono gli esperti: "Il rischio e' che venga vissuto come una forma di affermazione della propria personalita' o che, visto il difficile contesto familiare, il corpo venga vissuto come un veicolo per esprimere il proprio disagio".


fonte: ADUC


1 commenti:

Shei ha detto...

Questo accade perché come al solito in Italia il concetto di "prevenzione" ed il preservativo in sé sono circondati da un alone di tabù e ignoranza. Se questi ragazzi (di entrambi i sessi) avessero ricevuto un'educazione alla sessualità laica, seria e approfondita probabilmente, al di là della giovane età e dell'irresponsabilità che ne deriva, probabilmente avrebbero scelto di usare il preservativo o altre forme anticoncezionali. Io personalmente penso che quando la gravidanza NON è la conseguenza di uno stupro ma NON è cmq voluta allora si tratta semplicemente di negligenza da parte di entrambe le parti e di tanta tanta ignoranza. La possibilità di ricorrere "facilmente" (ricordiamoci degli ipocriti obiettori) e legalmente all'aborto non è un motivo sufficiente per considerarlo una nuova forma di anticoncezionale. Quindi alla fine penso che si debba ricorrere all'aborto solo in caso di stupro o per fini terapeutici e che si debba dare più spazio all'educazione della sessualità delle nuove generazioni in modo che possano diventare più coscienti e responsabili delle enormi conseguenze di un rapporto non protetto.

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