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martedì 17 aprile 2012

La Sentenza 1305/09 della "Corte Appello di Roma" ha stabilito che la "Democrazia Cristiana" non è mai stata ufficialmente sciolta, una decisione a dir poco clamorosa che avrà forti ripercussioni nei confronti di numerosi esponenti e partiti politici, in quanto l'enorme patrimonio dello storico partito, tra cui ben 585 immobili molti dei quali di grande valore, sono stati venduti da coloro che ritenevano di averne diritto, ma che in base a quanto stabilito dalla sentenza citata sopra, non ne avevano alcun diritto. A questa sentenza sono stati presentati ricorsi, che sono stati respinti: la Sentenza 25999/10 della "Cassazione Sezioni Unite" ha infatti sancito l'inammissibilità dei ricorsi alla sentenza 1305.


Le sentenze citate sopra hanno stabilito (e confermato) che:
  • La DC storica esiste a tutt'oggi perché non è mai stata sciolta;
  • Che il suo enorme patrimonio, tra cui 585 immobili, molti di grande valore, è stato illegittimamente venduto (per cui va recuperato, una volta verificato a chi è stato venduto e a quali condizioni);
  • Che né il CDU né il PPI né Sandri né Pizza né altri hanno diritto a usarne il nome o il simbolo né possono esserne eredi o continuatori giacché essa non si è mai estinta.
La sentenza 1305, dopo aver distinto la DC «storica» dalle  due DC, una di Pizza e l’altra di Lizza (e/o Sandri), precisa che la DC  storica non si è mai estinta perché non si è mai verificata alcuna delle cause estintive previste dall’art. 27 cc: ovvero né le cause previste  quali estintive nell’atto costitutivo o nello statuto, né il raggiungimento dello scopo o la sua accertata impossibilità.  Aggiunge poi la Corte che il PPI (Partito Popolare Italiano) non è il successore della DC storica perché l’assemblea che, il 18.1.1994, avrebbe mutato il nome da Democrazia Cristiana in Partito Popolare italiano (PPI) non era legittimata a farlo. Spiega infatti la Corte che, secondo l’art. 71 dello Statuto della DC storica, il Congresso nazionale è «l’assemblea dei delegati eletti  dai Congressi regionali, dei Parlamentari e dei delegati eletti dai Comitati nazionali del Partito all’estero», e deve «proporre i programmi e deliberare gli indirizzi generali della politica del Partito», mentre, secondo l’art. 79, il Consiglio Nazionale  è «l’organo  deliberativo del Partito».

A rendere nota la situazione, mediante un documento pubblicato sul suo sito è l'Avv. Alfonso Luigi Marra, recentemente eletto Presidente della "Federazione delle Democrazie Cristiane Regionali" (una "corrente" che si scioglierà e confluirà nella Democrazia Cristiana). Le sentenze sopra citate sono a dir poco clamorose,  tuttavia nessun giornale fino ad oggi ha proferito parola in merito: qualcuno ha dilapidato illegittimamente il patrimonio della "Democrazia Cristiana" e venduto i numerosi immobili del partito e i mass media tacciono!

"Molti di coloro che hanno venduto illegittimamente i beni della Democrazia Cristiana siedono negli scranni del parlamento, sia nelle file del centrodestra che del centrosinistra"  - dichiara l'avv. Marra - "cercano di nascondere la notizia all'opinione pubblica perché temono le conseguenze di quanto potrà emergere quando sarà chiarito a chi sono stati venduti gli immobili, e sopratutto a quali condizioni"


Ma le sorprese non sono finite: l'avv. Marra infatti rende noto di aver aderito alla "corrente" della Democrazia Cristiana perché questa avrebbe accettato di sottoscrivere il suo programma, che prevede tra l'altro la lotta contro il signoraggio e lo strapotere delle banche, i "cavalli di battaglia" del suo PAS (Partito d'Azione per lo Sviluppo) fondato nel 1987.

Per maggiori informazioni sulle sentenze e sulla DC vedi il documento redatto dall'avv. Marra (formato PDF)


Il testo delle sentenze:
Sentenza 1305/09 Corte Appello di Roma 
Sentenza 25999/10 Cassazione Sezioni Unite




1 commenti:

Anonimo ha detto...

E' vergognoso che nessuno dice niente sui giornali e pure queste cose sono successe e continuano a succedere

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