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giovedì 26 aprile 2012
Un piano anti-suicidi, proposto dalla Regione Veneto, che in pochi giorni ha fatto parlare di se. In sostanza il provvedimento va incontro alle esigenze di quegli imprenditori ad un passo dal fallimento, ma nonostante il picco dei suicidi, che negli ultimi mesi, sono aumentati in maniera preoccupante, le banche coinvolte nel progetto storcono il naso. Come può piacere un piano anti-suicidi a chi, insieme al fisco e equitalia, in realtà, ne è il maggiore responsabile, in quanto istigatore? 


Eduardo Parente - collaboratore di Nocensura.com
- - -
di seguito l'articolo di Linkiesta:
Nato come Piano straordinario contro la crisi, è stato subito ribattezzato delibera antisuicidi. E' il provvedimento della Regione Veneto per aiutare le aziende in crisi. E dare una mano agli imprenditori in credito verso le Pa e senza liquidità. Un progetto di tutto rispetto. Peccato che le banche che dovrebbero erogare i finanziamenti abbiano già inziato a sollevare problemi.


Nato qualche giorno fa, era stato ufficialmente presentato come il “Piano straordinario contro la crisi”. Ma il provvedimento varato dalla Regione Veneto per sostenere le aziende in difficoltà è stato subito ribattezzato dalla stampa locale la “delibera anti-suicidi”. Un intervento sostenuto e gestito in prima persona dall’assessore regionale allo Sviluppo Economico Marialuisa Coppola, per venire incontro alle esigenze dei piccoli e medi imprenditori veneti a un passo dal fallimento. E che adesso, come denuncia la stessa Coppola, rischia di perdere buona parte della sua efficacia per la poca disponibilità dimostrata dagli istituti bancari coinvolti.

Presentato lo scorso 18 aprile, il Piano della Regione prevede l’attivazione di finanziamenti agevolati a favore di tutte le imprese in difficoltà. A spiegare il perché del provvedimento era stato il titolare regionale dello Sviluppo economico: “Siamo preoccupati di vedere le nostre imprese boccheggianti per mancanza di liquidità, costrette a chiudere perché i debitori non pagano e le banche non arrivano in loro aiuto”.



Ecco così l’idea, concretizzata attraverso l’intervento di Veneto Sviluppo, la società finanziaria partecipata al 51 per cento dalla regione Veneto e al restante 49 per cento da undici gruppi bancari. L’erogazione di finanziamenti da 25 fino a 500mila euro (con un tetto di 300mila euro per le imprese artigiane non manifatturiere) per tutte le aziende in crisi. Un servizio di emergenza, pensato per aiutare gli imprenditori che vantano crediti insoluti maturati negli ultimi 18 mesi, anche con le pubbliche amministrazioni. Quelli ancora in attesa dei rimborsi per gli investimenti fatti. Persino tutti quegli imprenditori che pur avendo già stipulato contratti di fornitura si trovano impossibilitati - per mancanza di liquidità - ad acquistare le materie prime necessarie per far fronte agli impegni.

Finanziamenti dedicati a imprese operanti nei settori dell’industria, del commercio, dell’artigianato, del turismo, per un totale di 700 milioni di euro. Chiaro l’obiettivo della Regione Veneto: “Ci aspettiamo che il sistema dia la necessaria iniezione di liquidità a favore della nostra realtà produttiva, a fronte di una crisi di cui non riusciamo ancora a vedere la fine”.

Per l’attivazione della delibera anti-suicidi si pensava a tempi rapidi. Già lunedì scorso Palazzo Balbi aveva attivato il numero verde a cui rivolgersi per avere maggiori informazioni sul piano straordinario. Ma al momento di perfezionare i meccanismi di finanziamento, sono iniziati i problemi.

La denuncia arriva dallo stesso assessore Coppola, che nei giorni scorsi ha incontrato nella sede di Veneto Sviluppo le banche partner dell’iniziativa. Come racconta il Corriere della Sera nella sua edizione locale, il vertice avrebbe avuto un esito tutt’altro che positivo. “Avrei veramente voluto che andasse in altro modo” ha raccontato l’assessore con amarezza ai giornalisti presenti. “La Regione - le sue parole - ha attuato uno sforzo che tutti hanno compreso e apprezzato, ma non ho avuto la sensazione di sostegno condiviso da parte degli istituti bancari e dai confidi. Forse giochiamo una partita diversa, ma qui non c’è chi vince e chi perde. Perde il Veneto”.

Il problema? “La sensazione - attacca le banche Marialuisa Coppola - è che abbiano interpretato l’iniziativa come una buona occasione per chiedere ulteriori garanzie di allentamento dei criteri di concessione del credito e porre una serie di cavilli e tecnicismi per rendere poco fluida l’erogazione delle risorse”. Come se non bastasse, i rappresentati degli istituti bancari avrebbero chiesto più tempo per avviare il meccanismo dei finanziamenti alle imprese in difficoltà, lamentandosi dello “scarso rendimento del rischio di questa forma di investimento”.

Nonostante le difficoltà, la Giunta veneta assicura di non voler abbandonare il progetto. “Vigileremo con scrupolo e attenzione - la promessa di Coppola - affinché non vi siano inutili perdite di tempo e questo strumento possa realmente funzionare a sostegno delle nostre aziende”. Istituti bancari permettendo.


fonte: Linkiesta


1 commenti:

zamarco ha detto...

dover comunque chiedere un prestito alla banca per poter far fronte a tasse su denaro fatturato ma non ancora incassato, o a tasse sul lordo degli incassi e non su quello che rimane tolto le spese di sopravvivenza mi sembra sempre una cosa ingiusta

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