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mercoledì 11 aprile 2012
di Noam Chomsky (tradotto da Maria Mercone)

Quaranta anni fa c’era una profonda preoccupazione riguardo al fatto che la popolazione si stesse liberando dall’apatia e dall’obbedienza. Da allora, molte misure sono state prese per ripristinare la disciplina.

L’educazione pubblica è sotto attacco in tutto il mondo, e in risposta, proteste studentesche si sono svolte recentemente in Gran Bretagna, Canada, Cile, Taiwan e altrove.

Anche la California è un campo di battaglia. Il Los Angeles Times fa un resoconto di un altro capitolo della campagna per distruggere quello che è stato il più grande sistema pubblico di istruzione superiore nel mondo: “I funzionari dell’Università di Stato della California hanno annunciato l’intenzione di congelare l’iscrizione per la prossima primavera nella maggior parte dei campus e di mettere in lista d’attesa tutte le richieste di iscrizione per il prossimo autunno in attesa dell'esito di un’iniziativa fiscale proposta alle votazioni di Novembre.”

Simili rivolte sono in corso a livello nazionale. “In molti stati”, riporta il New York Times, “sono i pagamenti derivanti dalle tasse, non gli stanziamenti statali, che coprono la maggior parte del bilancio” in modo che “l’era dei quattro anni accessibili alle università, pesantemente sovvenzionati dagli stati, potrebbe finire.”

I Community College sempre più affrontano simili prospettive – e gli ammanchi si estendo fino all’ultimo anno della Secondary School. 


“C’è stato un cambiamento dalla convinzione che noi come nazione beneficiamo dell’educazione superiore, alla credenza che sono le persone che ricevono l’educazione a beneficiarne principalmente e quindi sono loro a dover pagare il conto”, conclude Ronald G. Ehrenberg, amministratore dell’Università di Stato di New York e direttore del Cornell Higher Education Research Institute.

Una descrizione maggiormente accurata, credo sia “Failure by Design” (fallimento di progettazione, ndt), titolo di un recente studio dell’Istituto di Politica Economica (EPI), che è stato a lungo la fonte maggiore di informazione attendibile e di analisi sullo stato dell’economia. 

Lo studio dell’EPI esamina le conseguenze della trasformazione dell’economia avvenuta una generazione fa, da una produzione domestica alla finanziarizzazione e alle offshore. In base a questo piano, ci sono sempre state alternative.

Una delle giustificazioni principali per il progetto è quello che il premio Nobel Joseph Stiglitz ha definito “la religione” che “i mercati portino a risultati efficienti”, che sta recentemente affrontando un altro duro colpo dal collasso della bolla immobiliare, che è stata ignorato per motivi dottrinali, provocando l’attuale crisi finanziaria.

Sono state espresse rivendicazioni anche riguardo ai supposti benefici dell’espansione radicale delle istituzioni finanziarie dagli anni ’70. Una descrizione più convincente è stata fornita da Martin Wolf, eminente corrispondente del Financial Times: “Un settore finanziario fuori controllo sta divorando la moderna economia di mercato dall’interno, proprio come la larva di un pompilide mangia l’ospite nel quale è stata posta.”

Lo studio dell’EPI osserva che il “Failure Design” è basato sul sistema delle classi. Per coloro che hanno realizzato questo progetto, è stato uno straordinario successo, come rilevato dalla sorprendente concentrazione della ricchezza nelle mani dell’1%, trattasi in realtà dello 0,1%, mentre la maggioranza è stata ridotta quasi alla stagnazione o al declino.

In breve, quando hanno l’opportunità “I Padroni del genero umano” perseguono la loro “vile sentenza”: “tutto per noi niente per gli altri”, come Adam Smith spiegò molto tempo fa.

L’educazione pubblica di massa è stata uno dei traguardi della società americana. Ha avuto diverse dimensioni. Un proposito era quello di preparare gli agricoltori indipendenti alla vita da lavoratori salariati, i quali avrebbero tollerato ciò che consideravano una schiavitù di fatto.

L’elemento coercitivo non è passato inosservato. Ralph Waldo Emerson ha osservato che i leader politici chiedono educazione popolare perché temono che “questo paese si stia riempiendo di migliaia di milioni di elettori, ed è necessario educarli per tenerli per la gola.” Ma educarli nel modo giusto: limitare le loro prospettive e la loro capacità di comprensione, scoraggiare il pensiero libero e indipendente, allenarli all’obbedienza.

La “vile sentenza” e la sua implementazione hanno logicamente suscitato opposizione, che a sua volta evoca le stesse paure tra le élite. Quaranta anni fa c’era una profonda preoccupazione riguardo al fatto che la popolazione si stesse liberando dall’apatia e dall’obbedienza. Da allora, molte misure sono state prese per ripristinare la disciplina. 

All’estremo internazionalista liberale, la Trilateral Commission – il gruppo politico non-governativo dal quale l’amministrazione Carter fu largamente designata – emise severi ammonimenti nel 1975, affermando l’esistenza di troppa democrazia, in parte dovuta al fallimento delle istituzioni responsabili “dell’indottrinamento dei giovani”. A destra, in un importante memorandum del 1971, Lewis Powell, direttore della Camera di Commercio americana, la più importante lobby del business, si lamentava del fatto che i radicali stavano pervadendo ogni cosa – università, mass media, governo, ecc.- e invitò la comunità imprenditoriale ad utilizzare il suo potere economico per ribaltare l’attacco sul nostro prezioso stile di vita – che lui conosceva bene. In quanto lobbista per l’industria del tabacco, aveva abbastanza familiarità con il funzionamento dello Stato-Tutore per i ricchi, che ha definito “libero mercato”.

Da allora molte misure sono state prese per ripristinare la disciplina. Una è la crociata per la privatizzazione – mettendo il controllo in mani affidabili.

Un'altra misura è l’improvviso aumento delle tasse, di quasi il 600% dal 1980. Questo produce un sistema di istruzione superiore con “stratificazione molto più economica rispetto a quanto vale in qualsiasi altro paese”, secondo Jane Wellman, ex direttrice del Delta Cost Project, che monitora queste questioni. Gli aumenti delle tasse incastrano gli studenti in un debito di lungo termine e quindi in una subordinazione al potere privato. 

In campo economico vengono offerte diverse giustificazioni, ma sono caso per caso poco convincenti. Nei paesi ricchi come in quelli poveri, incluso il Messico della porta accanto, le tasse non vi sono o sono comunque nominali. Questo era vero anche negli stessi Stati Uniti, quando era un paese molto più povero dopo la II guerra mondiale e un grandissimo numero di studenti riusciva ad entrare al college grazie alla G.I. bill (legge del 1944 che garantiva una serie di benefici ai veterani di guerra, ndt) – esclusivamente un fattore della grande crescita economica, mettendo da parte anche l’importanza di migliorare le nostre vite.

Un altro sistema è la trasformazione delle università in corporation. Questo ha portato ad un drammatico aumento di strati di amministrazione, spesso professionali invece che designati dalle facoltà come in precedenza; e l’imposizione della cultura “dell’efficienza” tipica del business – una nozione ideologica, non solo economica.

Un’illustrazione è la decisione dei college statali di eliminare i corsi in scienze infermieristiche, ingegneristiche e informatiche, poiché sono soltanto costosi – e accade che siano le professioni nelle quali c’è carenza di impiego, come riporta il New York Times. La decisione danneggia la società ma si conforma all’ideologia del business di guadagno a breve termine senza riguardo per le conseguenze umane, in accordo con la “vile sentenza”.

Alcuni degli effetti più insidiosi ricadono sull’insegnamento e sul monitoraggio. L’ideale illuministico dell’educazione è stato imprigionato nell’immagine dell’educazione che lascia un filo che gli studenti seguono secondo le loro modalità, sviluppando la loro creatività e l’indipendenza di pensiero. 

L’alternativa, da rigettare, è l’immagine dell’acqua che viene versata in un recipiente – e in uno che perde, come ognuno di noi sa dall’esperienza. Quest’ultimo approccio prevede l’insegnamento attraverso test e altri meccanismi che distruggono l’interesse degli studenti e cerca di inserirli in uno stampo, facilmente controllabile. Fin troppo familiare oggi. 

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