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mercoledì 11 aprile 2012
Negli ultimi 5 anni, è stato acquistato nel continente oltre il 53% in più dei grandi sistemi d'arma rispetto al periodo precedente. Impennata nei paesi della sponda sud del Mediterraneo, in Sudafrica, Nigeria e Uganda. A livello globale, la spesa per armamenti è cresciuta del 24%. 


Ci sarà pure la crisi, ma le armi continuano ad affluire in modo copioso in Africa. Sembrano non risentire della recessione in atto. Il Sipri, l'Istituto internazionale sulla pace di Stoccolma - tra i più accreditati nel condurre ricerche in materia di conflitti e impegnato nello studio sulle spese degli armamenti - ha messo a confronto i dati del quinquennio 2002-2006 con quelli del 2007-2011. Scoprendo che c'è stato un aumento di oltre il 53% di importazione in Africa dei grandi sistemi d'arma convenzionali (aerei, elicotteri, carri armati, autoblindo, pezzi di artiglieria, sensori radar, sistemi di difesa aerea, missili, navi di oltre 100 tonnellate con cannoni, motori per aerei e veicoli armati, torrette per natanti e veicoli armati. Le cosiddette "armi leggere" o "piccole armi" non sono incluse nella statistica Sipri).

Così oggi il continente pesa oltre il 10% (13.329 milioni di dollari per un volume totale di trasferimenti di 128.343 milioni) a livello planetario, quando cinque anni prima era fermo all'8,3 (8.660 milioni di dollari contro 103.743 milioni). Dati che tengono conto anche dell'Egitto, mentre il Sipri colloca Il Cairo nel Medio Oriente.


L'impennata si è avuta grazie agli acquisti di armi avvenuti nella sponda sud del Mediterraneo. Una crescita del Nord Africa di oltre il 72% (da 5.099 milioni a 8.722). Mentre per l'Africa Sub-sahariana la crescita è stata del 29% (da 3.561 milioni a 4.607).

Il record, in termini di crescita, l'ha conquistato il Marocco, con un più 443% rispetto al quinquennio 2002-2006. Grazie, in particolare alla performance del 2011, che ha visto Rabat importare armi per un valore complessivo di 1.558 milioni di dollari. Tra gli acquisti eccellenti troviamo 16 F16, aerei da combattimento, dagli Usa; 27 aerei Mf 2000 dalla Francia; una fregata dall'Olanda...

Algeri, tuttavia, resta inarrivabile come spesa militare, posizionandosi in testa nell'ultimo quinquennio: 4.644 milioni di dollari, quattro volte tanto la spesa del periodo precedente (1.141 milioni). Grande fornitore algerino rimane la Russia (4.301).

Nell'Africa Sub-sahariana, il Sudafrica da solo rappresenta il 41% delle importazioni d'armi, quasi raddoppiando la quota del periodo 2002-2006 (1.842 milioni contro 977). In calo il Sudan (415 milioni contro 739), mentre in fortissima ascesa la Nigeria (406 milioni contro 86) e l'Uganda (334 rispetto ai 76 del quinquennio precedente). Sorprende anche l'attivismo della Guinea Equatoriale, ben rifornita dall'Ucraina (194 milioni) e da Israele (70 milioni).

Per quanto riguarda i dati generali, i trasferimenti mondiali di armi continuano a crescere a doppia cifra: più 24% nel periodo 2007-2011 rispetto al quinquennio precedente. La regione Asia-Oceania rappresenta ormai il 44% delle importazioni mondiali di armamenti, mentre i primi esportatori sono gli Stati Uniti (30%).

Il maggior cliente dei "mercanti di morte" si conferma l'India, che vale da sola il 10% delle importazioni mondiali. Crescono le spese militari del gigante asiatico: nel 2012-2013 aumenteranno del 17%, per raggiungere quota 40 miliardi di dollari, il doppio circa di quanto investa l'Italia. Delhi sta diversificando le fonti di approvvigionamento e sviluppando un'industria nazionale.

In evoluzione anche bilancio della difesa cinese, in crescita dell'11,2% nel 2012. Nell'ultimo decennio è più che triplicato: era di 27,9 miliardi di dollari nel 2000, è arrivato a 91,5 nel 2012. (Giba)



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