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martedì 10 aprile 2012

trilasoldi
Il governo Berlusconi (con il silenzio-assenso del centrosinistra) aveva provato a dare un "colpo di spugna" ai processi sugli interessi illegittimi praticati dagli istituti di credito. 


staff nocensura.com

Di seguito l'articolo di "Libero" tratto dal blog del "Frontediliberazionedaibanchieri"

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Brutto colpo sull’anatocismo per le banche italiane da parte della Corte costituzionale. I giudici di palazzo della Consulta hanno dichiarato illegittima la norma, varata col decreto milleproroghe di fine 2010, con il quale era stato dato un colpo di spugna ai processi sugli interessi illegittimi praticati dagli istituti di credito. 

La norma bocciata ieri regolava i termini di prescrizione del diritto ai risarcimenti per i calcoli illegittimi: ovvero dal compimento di ogni singola operazione e non dalla chiusura del conto corrente. Si trattava, nei fatti, di un favore all’industria bancaria, letteralmente sommersa da una valanga di cause che, in pratica, vennero annacquate per legge. Particolarmente contrari erano stati i Responsabili di Domenico Scilipoti che dopo un aspro confronto con il ministro Giulio Tremonti avevano poi comunque dato il loro via libera.

Fatto sta che da palazzo della Consulta è arrivata, dopo 15 mesi, una botta secca. I giudici sottolineano come «retrodatando il decorso del termine di prescrizione» e derogando dalle disposizioni del codice civile, la norma rende «asimmetrico il rapporto contrattuale di conto corrente» fra correntista e banca. Infatti «finisce per ridurre irragionevolmente l’arco temporale disponibile per l’esercizio dei diritti nascenti dal rapporto, pregiudicando la posizione giuridica dei correntisti che, nel contesto giuridico anteriore all’entrata in vigore della norma, abbiano avviato azioni dirette a ripetere somme illegittimamente addebitate». La Corte ritiene, in particolare, violato l’articolo 3 della Costituzione perchè la norma «non rispetta i principi generali di eguaglianza e ragionevolezza» Per i giudici poi «non è dato ravvisare quali sarebbero i motivi imperativi di interesse generale, idonei a giustificare l’effetto retroattivo della norma che, quindi, viola anche l’articolo 117» della Legge fondamentale dello Stato.

La saga dell’anatocismo – cioè degli interessi sugli interessi calcolati in maniera illegittima sui conti correnti che vanno in rosso – risale al 1999. In questo caso, la faccenda prende le mosse il 2 dicembre del 2010: la Corte di cassazione condanna le banche e dà ragione ai cittadini. A distanza di poche settimane, il Governo (all’epoca guidato da Silvio Berlusconi) rovesciato la pronuncia. Così il sistema bancario italiano non solo non ha dovuto restituire ingenti somme ai clienti (imprese e famiglie) che – classico caso di danno oltre la beffa – si sono visti addebitare in passivo interessi, di fatto, illegittimi.

Il decreto Milleprorghe fu immediatamente impugnato e spedito al vaglio del Giudice delle leggi. Lo schiaffone di ieri, secondo indiscrezioni, pare aver destabilizzato il sistema bancario. La stangata, stando ai calcoli delle associazioni dei consumatori, vale 4-5 miliardi di euro. Grande agitazione, dopo il depositi della sentenza della Corte, anche all’Abi, dove sono state rispolverate vecchie proiezioni per calcolare l’impatto effettivo sui bilanci.
La preoccupazione dei banchieri è immediatamente rimbalzata a palazzo Chigi. Non sarebbe da escludere, secondo alcuni addetti ai lavori, un altro decreto legge ad hoc in grado di ammorbidire gli effetti della pronuncia di incostituzionalità di ieri. Insomma, l’Esecutivo potrebbe mettere a disposizione delle banche un altro paracadute. Un altro. Solo un paio di settimane fa proprio con un intervento d’urgenza, l’Esecutivo di Mario Monti ha obbedito ai banchieri ripristinando le commissioni sui fidi. Si tratterebbe, quindi, di proseguire sulla stessa lunghezza d’onda. Ma guai a dire che l’Italia adesso è guidata da un «Governo di banchieri».


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