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lunedì 23 aprile 2012
I dati dell'Ocse rivelano che il nostro Paese è agli ultimi posti tra i donatori. Lo scenario in altri Paesi tuttavia non è migliore. Ma ci sono nazioni virtuose: Norvegia, Danimarca e Lussemburgo mantengono il loro impegno con lo 0,7% del reddito nazionale; il Regno Unito vuole centrare l'obiettivo entro il 2013; Germania, Australia e Svezia hanno aumentato i loro aiuti
ROMA - Cifre gonfiate con acrobazie contabili per celare le promesse non mantenute ai paesi più poveri. I dati sull'Aiuto pubblico allo sviluppo diffusi oggi dall'Ocse rivelano che l'Italia resta molto lontana dall'obiettivo di destinare lo 0,7% del Pil alla lotta contro la povertà. Se il nostro Paese registra uno 0,19% - un incremento, seppur "sospetto" dall'anno scorso - l'intera comunità internazionale compie un preoccupante passo indietro. Il primo dal 1997.
Spese che non c'entrano con gli aiuti. "La percentuale dichiarata dall'Italia - ha detto Elisa Bacciotti, portavoce di Oxfam Italia 1 - non riflette il ritardo del nostro Paese, e fa pensare che il governo abbia conteggiato come aiuti pubblici allo sviluppo spese che con gli aiuti non hanno molto a che fare, come, ad esempio, quelle per fronteggiare l'arrivo degli immigrati sulle nostre coste a seguito della primavera araba. Lo 0,19% - ha ggiunto Bacciotti - è una percentuale troppo alta rispetto alla realtà dell'impegno italiano nella lotta alla povertà, che nel 2010 e nel 2011 è stato inesistente. Basti pensare che l'Italia è l'unico paese OCSE che non ha previsto finanziamenti alle iniziative di lotta alla povertà nel mondo della società civile italiana nel 2012. Ci auguriamo - ha concluso la portavoce - che questo Governo inverta la rotta e la nomina di un Ministro per la Cooperazione Internazionale è un primo segnale positivo e benvenuto. E' però necessario che siano presi impegni concreti, a cominciare da un piano di rientro per gli impegni internazionali dell'Italia".
Lo scenario negli altri Paesi Ocse. Nel resto dei paesi Osce la situazione non è confortante. A causa dei tagli operati da diversi paesi, centinaia di migliaia di poveri saranno privati di medicine salvavita e molti bambini non potranno più andare a scuola. Nel complesso, si tratta della prima diminuzione globale degli aiuti registrata dal 1997. Le cifre del'Ocse mostrano che gli aiuti dei paesi industrializzati dal 2010 al 2011 sono diminuiti in termini reali di 3,4 miliardi di dollari e, in percentuale, dallo 0,32 % allo 0,31% del Pil. L'analisi di Oxfam mostra che di questo passo i paesi donatori nel loro insieme raggiungeranno l'obiettivo dello 0,7% solo tra 50 anni. I tagli più pesanti sono quelli di Grecia e Spagna, ma anche Austria e Belgio hanno diminuito i fondi per i paesi in via di sviluppo. Lo scenario prossimo futuro è ancora più cupo: Spagna e Canada, infatti, hanno già annunciato ulteriori tagli, mentre l'Olanda, che ora supera lo 0,7% del Pil, li sta discutendo.
Le Nazioni virtuose. Ma ci sono anche paesi virtuosi: Norvegia, Danimarca e Lussemburgo mantengono il loro impegno di dare più dello 0,7% del reddito nazionale in aiuti; il Regno Unito è impegnato a centrare l'obiettivo entro il 2013; Germania, Australia e Svezia hanno aumentato i loro aiuti. La capacità di alcuni paesi di mantenere i loro impegni mostra che tagliare gli aiuti è una scelta politica piuttosto che una necessità economica. "I paesi ricchi stanno utilizzando la crisi economica come una scusa per voltare le spalle ai più poveri del mondo, proprio quando hanno bisogno di sostegno" - dice Jeremy Hobbs, direttore di Oxfam International - "Con i tagli agli aiuti non si sistemano i bilanci e si perdono vite umane. Gli aiuti, infatti, sono una parte talmente piccola dei bilanci, che tagliarli non ha un impatto percepibile sui deficit. E' come tagliarsi i capelli per cercare di perdere peso".
Bastano 1.000 euro. Si stima che 1.000 euro in aiuti siano sufficienti per salvare la vita di un bambino. Secondo Oxfam, i 3,4 miliardi di dollari che mancano all'appello basterebbero per pagare un intero anno di cure mediche per metà dei bambini che nel mondo sono colpiti dall'Hiv. La spesa globale in aiuti è nulla rispetto ai 1.000 miliardi di dollari destinati dai paesi ricchi alle spese militari e meno di un terzo dei 400 miliardi di dollari che in tutto il mondo si spendono in cosmetici. L'incapacità dei governi di tener fede agli impegni presi nei confronti dei paesi più poveri è in netto contrasto con i 18 mila miliardi di dollari reperiti per salvare il mondo della finanza dalla crisi del 2008.
Ci vuole la tassa sulle transazioni. Oxfam chiede l'adozione di una Tassa sulle Transazioni Finanziarie (TTF) per sostenere le popolazioni colpite dalla crisi: la Commissione UE ha proposto una TTF europea che consentirebbe di raccogliere 57 miliardi di euro l'anno. "E' cruciale che l'Italia mostri chiaramente il proprio sostegno alla proposta della Commissione - ha detto ancora Elisa Bacciotti - e si adoperi perché questa venga adottata dai Paesi della zona Euro, creando un consenso più ampio possibile per una tassa che può contrastare la speculazione e raccogliere risorse da destinare anche alla lotta alla povertà globale e ai cambiamenti climatici".
fonte: "la Repubblica"
ROMA - Cifre gonfiate con acrobazie contabili per celare le promesse non mantenute ai paesi più poveri. I dati sull'Aiuto pubblico allo sviluppo diffusi oggi dall'Ocse rivelano che l'Italia resta molto lontana dall'obiettivo di destinare lo 0,7% del Pil alla lotta contro la povertà. Se il nostro Paese registra uno 0,19% - un incremento, seppur "sospetto" dall'anno scorso - l'intera comunità internazionale compie un preoccupante passo indietro. Il primo dal 1997.
Spese che non c'entrano con gli aiuti. "La percentuale dichiarata dall'Italia - ha detto Elisa Bacciotti, portavoce di Oxfam Italia 1 - non riflette il ritardo del nostro Paese, e fa pensare che il governo abbia conteggiato come aiuti pubblici allo sviluppo spese che con gli aiuti non hanno molto a che fare, come, ad esempio, quelle per fronteggiare l'arrivo degli immigrati sulle nostre coste a seguito della primavera araba. Lo 0,19% - ha ggiunto Bacciotti - è una percentuale troppo alta rispetto alla realtà dell'impegno italiano nella lotta alla povertà, che nel 2010 e nel 2011 è stato inesistente. Basti pensare che l'Italia è l'unico paese OCSE che non ha previsto finanziamenti alle iniziative di lotta alla povertà nel mondo della società civile italiana nel 2012. Ci auguriamo - ha concluso la portavoce - che questo Governo inverta la rotta e la nomina di un Ministro per la Cooperazione Internazionale è un primo segnale positivo e benvenuto. E' però necessario che siano presi impegni concreti, a cominciare da un piano di rientro per gli impegni internazionali dell'Italia".
Lo scenario negli altri Paesi Ocse. Nel resto dei paesi Osce la situazione non è confortante. A causa dei tagli operati da diversi paesi, centinaia di migliaia di poveri saranno privati di medicine salvavita e molti bambini non potranno più andare a scuola. Nel complesso, si tratta della prima diminuzione globale degli aiuti registrata dal 1997. Le cifre del'Ocse mostrano che gli aiuti dei paesi industrializzati dal 2010 al 2011 sono diminuiti in termini reali di 3,4 miliardi di dollari e, in percentuale, dallo 0,32 % allo 0,31% del Pil. L'analisi di Oxfam mostra che di questo passo i paesi donatori nel loro insieme raggiungeranno l'obiettivo dello 0,7% solo tra 50 anni. I tagli più pesanti sono quelli di Grecia e Spagna, ma anche Austria e Belgio hanno diminuito i fondi per i paesi in via di sviluppo. Lo scenario prossimo futuro è ancora più cupo: Spagna e Canada, infatti, hanno già annunciato ulteriori tagli, mentre l'Olanda, che ora supera lo 0,7% del Pil, li sta discutendo.
Le Nazioni virtuose. Ma ci sono anche paesi virtuosi: Norvegia, Danimarca e Lussemburgo mantengono il loro impegno di dare più dello 0,7% del reddito nazionale in aiuti; il Regno Unito è impegnato a centrare l'obiettivo entro il 2013; Germania, Australia e Svezia hanno aumentato i loro aiuti. La capacità di alcuni paesi di mantenere i loro impegni mostra che tagliare gli aiuti è una scelta politica piuttosto che una necessità economica. "I paesi ricchi stanno utilizzando la crisi economica come una scusa per voltare le spalle ai più poveri del mondo, proprio quando hanno bisogno di sostegno" - dice Jeremy Hobbs, direttore di Oxfam International - "Con i tagli agli aiuti non si sistemano i bilanci e si perdono vite umane. Gli aiuti, infatti, sono una parte talmente piccola dei bilanci, che tagliarli non ha un impatto percepibile sui deficit. E' come tagliarsi i capelli per cercare di perdere peso".
Bastano 1.000 euro. Si stima che 1.000 euro in aiuti siano sufficienti per salvare la vita di un bambino. Secondo Oxfam, i 3,4 miliardi di dollari che mancano all'appello basterebbero per pagare un intero anno di cure mediche per metà dei bambini che nel mondo sono colpiti dall'Hiv. La spesa globale in aiuti è nulla rispetto ai 1.000 miliardi di dollari destinati dai paesi ricchi alle spese militari e meno di un terzo dei 400 miliardi di dollari che in tutto il mondo si spendono in cosmetici. L'incapacità dei governi di tener fede agli impegni presi nei confronti dei paesi più poveri è in netto contrasto con i 18 mila miliardi di dollari reperiti per salvare il mondo della finanza dalla crisi del 2008.
Ci vuole la tassa sulle transazioni. Oxfam chiede l'adozione di una Tassa sulle Transazioni Finanziarie (TTF) per sostenere le popolazioni colpite dalla crisi: la Commissione UE ha proposto una TTF europea che consentirebbe di raccogliere 57 miliardi di euro l'anno. "E' cruciale che l'Italia mostri chiaramente il proprio sostegno alla proposta della Commissione - ha detto ancora Elisa Bacciotti - e si adoperi perché questa venga adottata dai Paesi della zona Euro, creando un consenso più ampio possibile per una tassa che può contrastare la speculazione e raccogliere risorse da destinare anche alla lotta alla povertà globale e ai cambiamenti climatici".
fonte: "la Repubblica"
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