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martedì 27 marzo 2012
Claudio Marconi

Dopo l’ultimo militare italiano ucciso in Afganistan oltre alla naturale e logica deduzione che, non solo sarebbe ora, ma lo era già da molto tempo, di smettere di versare sangue italiano per le guerre degli americani, vogliamo fare qualche considerazione su chi sono e per cosa debbono morire i nostri ragazzi.

L’americano, dopo aver provato a vincere le guerre, se ne va, semplicemente. Abbandona i suoi alleati al loro destino, ed i popoli che ha cercato di soggiogare, e se ne torna a casa, molto probabilmente a farsi curare da qualche psicologo. La storia del Vietnam è altamente istruttiva. L’americano ha sempre degli alleati, che sono la sua linfa vitale, la sua giustificazione, il suo lavarsi la coscienza da tutte le nefandezze ed atrocità che commette: come con i pellerossa. Per giustificare questo genocidio si è alleato con i coloni, che hanno espropriato la terra a quei fieri popoli. Nel caso dell’Afganistan e dell’Iraq ha “ reclutato” gli europei in nome della presunta guerra contro il terrorismo internazionale ed i suoi finanziatori: i talebani e Saddam Hussein. Il primo risultato di questa opera di “ pulizia” è stata la ripresa, in grande stile, della produzione dell’oppio, vietata dal bieco regime talebano ( che non ci sono mai piaciuti molto, ma quando hanno ragione, hanno ragione ).
Se ne va, torna a casa, perché per la sua mentalità o l’esercito vince oppure il “ gioco “ non gli piace più.
Gli americani fanno le guerre esclusivamente per un motivo materiale, o c’è un guadagno, un tornaconto, oppure non gli interessano: business is business.

D’altronde da un popolo il cui solo metro di giudizio è l’ammontare del conto in banca non ci si può aspettare altro. La mentalità corrente e la stima va al cacciatore di taglie, al “ fuorilegge”, mai ai soldati. Questi sono solo un mezzo per rendere più pratica e tranquilla la vita dei civili, per dedicarsi meglio ai loro affari, i soldati sono considerati come un “ mezzo “ utile alla produzione ed allo sviluppo degli affari. Per questo, ogni qual volta sono in crisi economica, scatenano qualche guerra. Intendono la funzione dell’esercito come una normale operazione di polizia, mai come una guerra. La guerra è qualcosa di truce, che sa di conquista, di occupazione, la polizia, invece, ripulisce la città dai criminali, instaura l’ “ordine”, ripristina la “ legalità”.
L’imperialismo americano è un “ modus vivendi”, non ha niente a che fare con il significato europeo del termine Impero: gli USA non sono una nuova Roma, sono una nuova Cartagine. Ed il fatto è talmente evidente che ogni qual volta hanno importato il loro “ modo di vivere”, in qualsiasi continente, questo ha perso la propria storia, le proprie tradizioni, i propri principi fondanti, in poche parole hanno applicato, in maniera indolore e consensuale un genocidio dei popoli. Gli Stati Uniti non hanno un progetto, non hanno nulla da proporre, non hanno storia, possono solo annientare i popoli con la loro non-storia e la loro non-politica. Possono solamente avvelenare le coscienze con la loro mentalità affaristica, dove non c’è posto per nulla altro che non siano i valori materiali: dimmi che macchina hai e ti dirò chi sei.

E noi dovremmo continuare a far morire i nostri ragazzi per questa gente ?


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1 commenti:

Filippo ha detto...

tutto molto vero, pero' io voglio cullare in me un'illusione e cioe' che Obama stia cercando, per quanto gli è possibile, di modificare o addirittura invertire la rotta tracciata dai suoi predecessori.

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