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mercoledì 29 febbraio 2012
Mentre i sacrifici ai cittadini vengono chiesti con decorrenza immediata i - pochi - che vengono fatti dalla "casta", vengono rimandati di un paio di legislature... (chissà se entreranno mai in vigore)


di seguito l'articolo de "Il Fatto Quotidiano"

Occhio e croce, sarà un giorno di giugno del 2023 quello in cui Renato Schifani dovrà dire addio all'auto, allo staff e all'ufficio da presidente del Senato. Certo, se il Senato ieri non avesse deciso di “tagliare” i benefit agli ex inquilini di palazzo Madama, quei privilegi Schifani li avrebbe avuti a vita.

Ma tutto sommato abbandonarli a 72 anni (tanti ne avrà quel giorno di giugno), dieci anni dopo la fine del suo mandato, non è poi così male. “Dovendo eliminare un diritto vitalizio – dicono dagli uffici del Senato – una proroga di due legislature ci sembrava un periodo congruo”. Congruo di sicuro lo è, almeno per il presidente del Senato chiamato a decidere del suo futuro. Ora che le

elezioni del 2013 si avvicinano, come pensare di fare senza, da un giorno all'altro, della squadra di collaboratori, della stanza a palazzo Giustiniani, dell'auto di rappresentanza?

La norma approvata ieri dal Consiglio di presidenza di palazzo Madama aspettava di vedere la luce dal luglio scorso. La manovra d'estate 2011 voluta dall'ex ministro Giulio Tremonti diceva che “fatta eccezione per il Presidente della Repubblica, dopo la cessazione dall’ufficio” finiva ogni privilegio per i titolari di cariche pubbliche. Spettava poi al Senato (così come alla Camera e alla Corte costituzionale) provvedere alle “opportune deliberazioni per limitare nel tempo i benefici”. E il Senato ha deciso che la disponibilità di mezzi e di personale potrà valere per la durata di “sole” due intere legislature.

C'è la proroga anche per chi dieci anni di privilegi li ha già goduti: gli ex presidenti eletti prima del 2001 potranno mantenere auto, uffici e collaboratori per un altro anno, fino alla fine di questa legislatura. Sono i casi di Carlo Scognamiglio (a palazzo Madama dal '94 al '96) e Nicola Mancino ('96-2001). Marcello Pera, invece, “scaduto” nel 2006 resterà senza benefit nel 2016, Franco Marini, infine, perderà i privilegi “solo” dieci anni dopo la fine del suo incarico, nel 2018. Nel frattempo tutti hanno diritto all'auto di servizio (“Ma solo se ne fanno richiesta e se ce n'è una disponibile”, precisano dal Senato), a un ufficio a palazzo Giustiniani per sé e uno per i collaboratori: la composizione dello staff è a totale discrezione dell'ex presidente, è lui a decidere quante persone mantenere tra quelle che lavoravano con lui, è lui a scegliere quanto personale deve essere “di rango direttivo” e quanto “di rango di segreteria”. Resta ovviamente integro il vitalizio maturato in qualità di senatore.

Ora l’ufficio di presidenza di Montecitorio dovrà procedere sulla falsariga del Senato.
“Parlerò con Schifani e come abbiamo fatto per le precedenti questioni i due rami del Parlamento uniformeranno le loro decisioni”, diceva il presidente della Camera Gianfranco Fini già un mese fa.

Lì, considerando l’età dei deputati, gli ex presidenti che verranno colpiti dal taglio sono più giovani (escluso il 97enne Pietro Ingrao). C’è Irene Pivetti, che ha lasciato la presidenza della Camera nel ‘96, a 33 anni. Appena sentite le voci sui possibili tagli, l’ex pasionaria della Lega ha fatto sapere di non poter rinunciare a quell’ufficio a Montecitorio che le serve per le sue attività da “lobbista”. Luciano Violante, presidente fino al 2001, avrebbe già abbondantemente usufruito del tempo a sua disposizione. Pierferdinando Casini, “scaduto” nel 2008 ha ancora almeno sei anni per godere di staff, auto e uffici. E poi c’è Giorgio Napolitano, sul primo scranno di Montecitorio dal ‘92 al ‘94. Ma nel frattempo, ha fatto carriera.

fonte: "Il Fatto Quotidiano" (versione cartaceo / PDF)



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