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sabato 25 febbraio 2012

Siccome non bastavano i suggerimenti-imposizioni della Troika - Unione Europea e BCE - ci si mette anche l'OCSE ad ordinare a Mario Monti quali interventi eseguire sulle spalle dei cittadini italiani: quali diritti acquisiti minare. E' la sagra dell'organo sovranazionale non eletto che comanda non si sa in base a cosa: qualcuno ritiene che questi organismi siano tutti espressione di bilderberg group & soci: quello che è sicuro, che di certo non sono espressione della volontà dei cittadini... 


staff nocensura.com 
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Di seguito l'articolo de "Il Fatto Quotidiano":


L’Italia deve ridurre la proprietà dello Stato “specialmente nei settori dei media televisivi, dei trasporti, dell’energia e dei servizi locali”. In occasione del lancio del nuovo rapporto annuale sullo sviluppo Going for Growth a Città del Messico, l’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha confermato le sue ricette contro la crisi, per continuare nella deregolamentazione dell’economia e far sempre più spazio agli “spiriti animali” dell’iniziativa privata. E, pur lodando il nostro Paese per aver messo in cantiere una serie di riforme (il governo Monti ha piani per “realizzare le privatizzazioni”), non mancano le indicazioni su come guidare il cambiamento. Non solo: l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico chiede di “ridurre le barriere legislative alla concorrenza in settori come “le professioni, il commercio al dettaglio e i servizi locali”. Poi, con la premessa che “un’ampia e ambiziosa agenda di riforme potrebbe portare per i paesi Ocse a una crescita annua del Pil fino all’1%, in media, nei prossimi 10 anni”, il rapporto chiede all’Italia di “ammorbidire la protezione del lavoro sui contratti standard”, perché il nostro Paese “non ha ancora intrapreso azioni significative, anche se sta considerando una riforma del mercato del lavoro, mirata ad ammorbidire le tutele”. Le riforme possono rendere la ripresa “più sostenibile e più equa”. Secondo l’Ocse, lo scenario peggiore della crisi è stato evitato ma “la disoccupazione resterà alta nel corso del 2013″ mentre “non si attende un recupero della produzione persa e i bilanci pubblici dovrebbero rimanere sugli stessi livelli insostenibili in molti paesi”.
Un’ampia e ambiziosa agenda di riforme strutturali che potrebbero portare non solo l’Italia, ma tutti i paesi Ocse “a una crescita (addizionale) del Pil fino all’1% annuo, in media, nei prossimi 10 anni”, rendendo la ripresa “più sostenibile ed equa”. Per il nostro Paese, inoltre, si ricorda come il referendum sull’acqua nel 2011 abbia “rovesciato i piani per privatizzare i servizi del settore”. Più in generale Roma, pur avendo progressi su diversi temi come l’educazione terziaria, la decentralizzazione dei salari e la corporate governance, secondo l’Ocse “ha realizzato poco nella riduzione delle società e servizi a controllo pubblico”. Il decreto varato a dicembre 2011, sottolinea l’organizzazione, “introduceva misure per liberalizzare il commercio al dettaglio”, ma queste misure “possono essere in parte sorpassate dalle politiche territoriali delle autorità regionali”.

“Il governo italiano ha preso recentemente posizioni molto chiare: le liberalizzazioni di un ampio numero di settori sembra essere iniziato con molta serietà”, ha dichiarato nel discorso di apertura il segretario generale dell’Ocse Angel Gurría. “Sono stati emanati decreti per la liberalizzazione di farmacie, taxi, servizi notarili. Altri settori, incluso quello dell’energia, sono pronti ad essere aperti a una maggiore concorrenza, mentre si preparano importanti riforme del mercato del lavoro”. Il rapporto dell’Ocse valuta e mette a confronto i progressi che i vari paesi avrebbero fatto sulle riforme strutturali dall’inizio della crisi ad oggi, nel periodo 2007-2011. Sui primi gradini del podio si trovano Grecia, Spagna, Portogallo e Gran Bretagna. L’Italia è al quindicesimo posto tra i 34 paesi membri dell’organizzazione, grazie a una “risposta positiva alle raccomandazioni dell’OCSE”, mentre dietro la lavagna si trovano Germania, Svizzera, Lussemburgo e Belgio, che non si sarebbero aperte alla concorrenza e alle riforme, ma anzi, avrebbero reso i propri mercati ancora più rigidi. Molto apprezzati, per l’Italia, il doppio taglio del cuneo fiscale (per donne e giovani under 35) deciso a dicembre dal governo Monti, la riduzione delle barriere in entrata per i grandi retailer e il miglioramento della governance delle università, con l’introduzione di “una maggiore autonomia” e il “rafforzamento di incentivi finanziari per migliorare le performance, grazie meccanismi di valutazione più efficienti (del personale docente)”. Voti positivi anche alla privatizzazione di Alitalia, alla riduzione dei “vincoli sugli orari di apertura dei negozi” e ai cambiamenti nella disciplina fiscale, che “è stata resa più efficiente, per esempio abbassando le tasse sul lavoro e l’attività di impresa, aumentando l’Iva e le tasse locali sulla proprietà”.




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