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venerdì 24 febbraio 2012
Clicca per ingrandireSembra che con il 2012 sia partito anche l’assalto alla libertà del web. Il prossimo 27 febbraio inizierà a Ginevra un incontro diplomatico il quale potrebbe assegnare alle Nazioni Unite un potere senza precedenti in termini di controllo della rete. Ne parla il Wall Street Journal.
CONTROLLARE IL WEBLe grandi potenze sembrano coalizzate, altro che Iran o Siria. Russia, Cina e dozzine di altri paesi vogliono arrivare, entro la fine dell’anno, a un controllo globale della rete sotto l’egida dell’Onu, come confermato nel giugno 2011 dal primo ministro russo Vladimir Putin, secondo il quale “è obiettivo mio e dei nostri alleati di instaurare un controllo internazionale su Internet”. Il controllo avverrebbe attraverso l’International Telecommunication Union, controllata direttamente dall’ONU.

NEL 1988 IN AUSTRALIASi tratta, potenzialmente, della più grande rivoluzione nel mondo del web dal 1988. In quell’occasione, 114 delegati provenienti da tutto il Pianeta si trovarono in Australia per siglare un trattato che liberalizzava le comunicazioni internazionali. Così facendo Internet divenne una specie di “porto franco” libero da ogni vincolo. Si trattò del più importante caso di “deregulation” della storia. Da quel momento in poi la rete conobbe una crescita verticale, grazie soprattutto agli accademici e alle organizzazioni non governative, che compresero subito le potenzialità di questo nuovo canale.
SEDICI ANNI DI CRESCITANel 1995 erano sedici milioni le persone che avevano accesso al World Wide Web. Sedici anni dopo, il numero è cresciuto a oltre due miliardi, e ogni giorno che passa mezzo milione di persone accede alla rete. A cosa è dovuta la crescita verticale nell’uso di Internet? Probabilmente al fatto che i vari governi non ci avevano mai messo gli artigli sopra. L’avvento di smartphone, tablet, notebook ha aumentato ancora di più la penetrazione del web nelle nostre vite, trasformando la rete, molto probabilmente, nella scoperta tecnologica più importante della storia umana.
LA RETE TENTACOLARETutti sono collegati. Un contadino disperso con le sua fattoria nel cuore dell’Australia potrà acquistare un prodotto a New York, con buona pace del negoziante di paese. Una mamma può cercare sul web la medicina adatta a suo figlio. Basta un telefonino e si può lasciare a casa il computer ed è possibile comunicare liberamente e senza censure. Non dimentichiamo neanche il ruolo avuto dalla rete nell’evoluzione del mercato del lavoro mondiale. Per ogni impiego perso per colpa di Internet, sono state assunte per merito della rete 2.6 persone, le quali operano senza il controllo del governo.
LE PROPOSTEEppure sembra che Russia, Cina, i loro alleati e i 193 membri dell’ITU vogliano modificare gli accordi del 1988, allungando le loro fredde mani su quanto era stato “liberato”. Il prossimo dicembre, a Dubai, le seguenti proposte potrebbero diventare realtà, e al solo pensiero c’è da tremare:
  • 1) Porre sotto controllo internazionale la sicurezza della rete e la tutela della privacy;
  • 2) Permettere alle compagnie telefoniche straniere di addebitare il traffico web internazionale, probabilmente attraverso una tariffazione “a click”, per foraggiare le casse dello Stato e della compagnia in questione;
  • 3) Imporre regolamenti economici senza precedenti su tariffe, termini e condizioni attualmente non regolamentati come il “peering”;
  • 4) Creare domini “ITU” che verranno distribuiti dall’ICANN, l’entità no-profit che gestisce gli indirizzi web di tutto il mondo;
  • 5) Mettere sotto controllo intergovernativo tutti i gruppi ed enti che consentono a Internet di operare; 6) Modificare le tariffe del roaming internazionale.
INDIA E BRASILE APPROVANOLo so. Lo state pensando. Con la scusa della sicurezza cercano di legare le mani degli utenti chiedendo anche più soldi per continuare a vivere come adesso. Alcuni paesi in via di sviluppo, India e Brasile su tutti, sembrano molto interessati alle proposte che verranno discusse a Ginevra. Il fatto che molti Paesi conosciuti per il loro pugno duro nei confronti della libertà di espressione sul web stiano sponsorizzando la probabile entrata in vigore di queste norme lascia perplessi.
MEGLIO IL DIALOGONon si tratta di rifiutare in tutto e per tutto di modificare il mondo del web. Ma anziché calare la decisione dall’alto modello scure, forse sarebbe più sensato trovare un dialogo tra le parti, garantendo prima di tutto la tutela della libertà di un posto ormai ritenuto “sacro” da centinaia di migliaia di persone. Non si possono neanche dimenticare i benefici che un Internet libero ha garantito all’umanità, in termini di sviluppo di conoscenze, di possibilità lavorative, d’interazione sociale.
LA BUROCRAZIA CHE UCCIDECosì facendo sembra si voglia dare ragione a quei Paesi che auspicano il controllo del Web. Un internet “balcanizzato” sarebbe insostenibile per il mercato attuale. Acuirebbe e di molto la sovranità nazionale e limiterebbe la sua libertà. Internet crescerebbe nelle zone sviluppate a scapito di quelle arretrate, e bisognerà perdersi nella burocrazia per innovare ed investire. Il Cloud computing verrà demolito e saremmo tutti più poveri, oltre che più controllati.
International Telecommunication UnionQUEI 90 VOTILa rete è un qualcosa privo di confini per sua stessa natura. Vincolarla, normarla, chiuderla, bloccarla, fermerebbe tutto il processo nato nel 1988, esploso a fine anni ’90 e tale per cui oggi ci sentiremmo persi senza una connessione web. La cosa migliore sarebbe tornare indietro. La modernizzazione è necessaria e costruttiva, ma non può essere accettata se è sinonimo di legaccio burocratico. La situazione è però molto grave.
Lo statuto dell’ITU prevede che le decisioni vengano prese a semplice maggioranza, e non è previsto diritto di veto. Per approvare queste norme basterebbero 90 voti. Siamo a livello di “si dice”, e sinceramente si spera che resti così.
Dopo tanto parlare di libertà negli ultimi anni, bloccare il web sarebbe una mossa suicida, prima ancora che incomprensibile.

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