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venerdì 10 febbraio 2012

Succede a Milano. Per un errore del sistema informatico che elabora i dati con cui vengono compilati i verbali di transito nelle Zone a Traffico Limitato diecimila verbali devono essere annullati dalla stessa polizia locale.


Multati a un incrocio che non esiste. Diecimila verbali da gettare nel cestino, altrettanti automobilisti che non pagheranno sanzioni per esser passati dove non dovevano e un milione di euro di mancati incassi per il Comune. Succede a Milano, la prima metropoli italiana a sperimentare la “congestion charge” tra polemiche che non si placano. La notizia è telegrafica: per un errore del sistema informatico che elabora i dati con cui vengono compilati i verbali di transito nelle Zone a Traffico Limitato diecimila verbali devono essere annullati dalla stessa polizia locale. Tutto per via di un numero di codifica sbagliato che corrisponde a un incrocio che non esiste, né in natura né sulla carta, e che il sistema informatico s’è inventato di punto in bianco. L’errore riguarda tutti i verbali relativi al transito e all’accesso in Ripa di Porta Ticinese all’incrocio con viale Cassala per circa un mese, dal 12 novembre al 13 dicembre. A quanto pare sono stati correttamente accertati dagli agenti in remoto dopo la visualizzazione dei fotogrammi, ma sono poi stati stampati con una località sbagliata, cioè Ripa di Porta Ticinese all’incrocio con via Devoto. Peccato che queste due strade non si incrocino affatto ma siano distanti ben sette chilometri l’una dall’altra: Viale Cassala è in zona Ticinese, via Devoto in zona Vittoria. In mezzo, c’è tutta Milano. Tanto che per raggiungere le due strade in auto, dice googlemap, ci vuole quasi mezz’ora.

Le multe ai responsabili delle violazioni stanno arrivando proprio in questi giorni, altre arriveranno nelle prossime settimane fino ai canonici 90 giorni di tempo per le notifiche. Un bel guaio. Da un calcolo approssimativo i verbali che riportano il codice errato sono circa 10mila ma potrebbero essere molti di più. La quantità esatta sarà certa solo dopo metà marzo, quando anche l’ultimo verbale sbagliato sarà recapitato al destinario corretto. Che ovviamente non pagherà la multa potendola impugnare o ne potrà chiedere l’annullamento se lo avrà fatto nel frattempo, chiedendo al giudice di Pace o al Prefetto l’archiviazione per vizio di sostanza e di forma. Anche il danno alle casse di palazzo Marino è difficlmente quantificabile. Sicuramente è ingente. I verbali da annullare sono tutti di 81 euro. Una stima prudente dei mancati incassi si aggira intorno al milione di euro ma la cifra è destinata a crescere proporzionalmente al numero delle sanzioni fallate.

Ancora è da capire cosa ha generato l’intoppo. Dalla Polizia Locale assicurano che gli accertamenti in corso faranno luce sul mistero. L’ipotesi più probabile è che si sia trattato di un mero errore nel flusso di informazioni del “cervellone”. Ed è qui che la notizia assume ben altro rilievo. Perché diecimila verbali sbagliati in un colpo fanno sorgere un sospetto sull’effettiva tenuta del sistema sanzionatorio del Comune di Milano che è partito con 32 varchi ed è stato potenziato fino a 37 con Area C fino. Tutti dello stesso tipo di quello posto all’incrocio Ztl di viale Cassala/Ticinese poi “dislocato” per errore a sette chilometri di distanza su coordinate geografiche inesistenti. “E’ buona norma leggere con attenzione i verbali recapitati a casa, in particolare la località e la data”, suggerisce Giuseppe Falanga, portavoce di del Sindacato Autonomo Polizia Locale (Siapol) nonché agente proprio a Milano città. Anche i vigili, a questo punto, mettono le mani avanti e invitano a non fidarsi troppo dell’occhio elettronico. Meglio aguzzare quello umano.

fonte


1 commenti:

Anonimo ha detto...

un elaboratore è un'"entità" stupida, fa quello che gli viene detto di fare quindi, a mio parere, la colpa dovrebbe essere imputata a chi gestisce il sistema informatico...

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