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domenica 5 febbraio 2012
“La società che verrà parte da qui”. Questo è uno degli slogan utilizzati dall’Istat per informare gli italiani sulla compilazione del censimento on-line. Ma Vincenzo Rubano, non vedente di Lecce, denuncia l’impossibilità, per i non vedenti, di poter adempiere ad un diritto-dovere.

Uno dei tanti paradossi della burocrazia italiana che di tanto in tanto salta fuori, rendendo una vicenda, come quella di Vincenzo Rubano non vedente di Lecce, tanto stravagante quanto lesiva dei diritti dei portatori di handicap. Soprattutto quando poi certe “singolarità istituzionali” vengono sugellate con frasi del tipo:” La società che verrà parte da qui”. E’ proprio questo il cavallo di battaglia con cui l’Istat vorrebbe informare gli italiani circa la compilazione del censimento on-line, dimenticandosi però dei non vedenti.



Vincenzo ha provato più volte ad accedere al servizio del censimento on-line, scoprendo a sue spese che è del tutto impossibile interagire correttamente con gli screen readers (i lettori vocali che permettono ai non vedenti di riconoscere i contenuti on-line). Indignato, ovviamente tuona:” L’innovazione è sinonimo di discriminazione”, e continua raccontando nei dettagli l’accaduto:

”In primo luogo, per ottenere la password necessaria per compilare la versione on-line del questionario, occorre chiedere aiuto ad un vedente: è riportata sulla prima pagina del modulo cartaceo, non certo una forma accessibile per una persona non vedente. Una volta ottenuta la password ed eseguito il login, però, le difficoltà non sono finite! Accedendo al sito, infatti, ci si può accorgere facilmente che non tutto è stato strutturato come dovrebbe essere. Ci sono etichette non associate correttamente con i campi del modulo (e ciò significa che gli screen readers hanno difficoltà a leggere correttamente l'etichetta del campo che si sta compilando) e, ancora peggio, ci sono dei campi che non possono essere compilati, perché del tutto invisibili agli screen readers. Da non vedente, insomma, è impossibile compilare on-line il questionario”.

“In questa situazione – spiega Rubano sul suo sito www.titengodocchio.it - le uniche possibilità a disposizione di un non vedente sono la compilazione del questionario in forma cartacea "chiedendo un occhio in prestito" (luogo comune utilizzato da noi non vedenti per indicare la richiesta di aiuto ad un vedente) o l'utilizzo del servizio di assistenza disponibile presso gli uffici del proprio comune di residenza. Due alternative che, comunque, sono ben più scomode di una compilazione on-line. Questa inaccessibilità, come tutte le altre, non è che una vera e propria discriminazione. Ma essa è ancora più grave, se consideriamo che per garantire che noi non vedenti potessimo compilare il questionario on-line alla pari dei vedenti non è bastata neanche una legge (la cosiddetta Legge Stanca). Ed è gravissimo – conclude indignato - se consideriamo che l'Istat era perfettamente a conoscenza del problema: fin dalla pubblicazione della procedura di compilazione del questionario on-line, infatti, sono state indirizzate alla dirigenza dell'ente alcune denunce del problema. E nonostante ciò, nessuno ha mosso un dito per rimediare ad un "orrore" che non avrebbe neanche dovuto verificarsi”.

E se è da qui che dovrebbe ripartire la nostra società, forse sarebbe meglio cominciare ad espatriare (Ndr).

di Eduardo Parente, Collaboratore di nocensura.com




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