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martedì 28 febbraio 2012
ilva_taranto_incendio
Il tam tam sui social network dei cittadini allarmati diventa sempre più insistente: attorno alle 15.00 all’Ilva di Taranto, da tempo sotto accusa per l'emissione di sostanze inquinanti e pericolose per la salute, si è sviluppato un grosso incendio nell'area del tubificio 1. Una raffica di post, foto e video mostrano l’ennesimo pericolo per l’ambiente, l’ennesimo attacco alla salute dei tarantini.
Secondo le prime indiscrezioni, le fiamme, seguite da una esplosione, si sarebbero alzate dal bagno d’olio refrigerante di un trasformatore del reparto Tubificio 1. Subito dopo si è sprigionata un’inquietante colonna di fumo nero alta alcune decine di metri, visibile anche a chilometri di distanza. Anche dalla superstrada che da Brindisi-Grottaglie porta verso Taranto.


I vigili del fuoco del distaccamento interno dello stabilimento e del comando provinciale di Taranto sono ancora al lavoro, insieme agli ispettori del lavoro e ai Carabinieri intervenuti sul posto, mentre per ora non si segnalano danni alle persone. Non ci sarebbero, infatti, né feriti né intossicati. Sul posto ci sono anche gli ispettori dell'Arpa per valutare le eventuali compromissioni ambientali causate dalla combustione delle migliaia di litri di olio refrigerante. Fonti aziendali rivelano che il rogo sarebbe in fase di spegnimento, ma le testimonianze dei post scritti su internet dai cittadini fanno pensare che l’incendio sia ancora in atto.

Intanto il Sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, al centro delle polemiche ambientaliste per l’ordinanza bollata come “propagandistica” e “inutile” con cui, sulla scorta della perizia svolta dagli esperti incaricati dal Giudice Patrizia Todisco, con la quale ordinava all’Azienda di eseguire, entro trenta giorni, lavori volti alla riduzione dell’immissione di fumi e polveri delle acciaierie e delle cokerie, comminando, in caso di mancato adempimento, la sospensione totale degli impianti, continua a tacere sull’incendio.
E allora alcuni cittadini, come Rosella Balestra del Comitato Donne per Taranto, decidono di diramare autonomamente appelli: “se doveste avere problemi respiratori, vomito, bruciori alle mucose, tosse recatevi subito al pronto soccorso. Devono capire che ci stanno uccidendo. Il consiglio è tenere finestre e porte ben chiuse e sigillate”.
E pensare che proprio ieri mattina, sempre nello stabilimento killer, un operaio di 40 anni ha rischiato la vita per una fiammata partita dall'impianto che taglia le brame d'acciaio. Il dipendente ha riportato ustioni su tutta la parte anteriore del torace. Trasferito al centro grandi ustioni di Brindisi, la vittima è stata dimessa con una prognosi di 15 giorni, ma l'incidente poteva rivelarsi fatale se la fiammata lo avesse colpito sul viso o sugli occhi. Insomma, Taranto è ancora una volta ferita, senza alcun rispetto per chi la ama e la vive.
Ecco alcuni video postati in rete dai tarantini.


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