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giovedì 16 febbraio 2012
BERLINO. il gruppo di Rupert Murdoch, uno dei più influenti al mondo e proprietario tra le altre cose di Sky e Sky Italia, torna a essere indagato per le sue illegali intercettazioni, e la questione riapre un dibattito, quello sui confini della libertà di informare e informarsi, che persiste ormai da decenni. E cioè da quando i mezzi di comunicazione sono diventati mass media, da quando hanno perso il ruolo puramente informativo per arrivare a potere (o forse volere) segnare la vita del proprio pubblico.
Cinque giornalisti del quotidiano popolare Sun sono stati arrestati nell'ambito di un'inchiesta su presunte tangenti alla polizia in cambio di soffiate. A finire in manette sono stati il vicedirettore, il direttore fotografico, il capo redattore, il responsabile degli Esteri e un reporter: un bottino di tutto rispetto che lascia spazio a ben poche giustificazioni. Il ruolo dei giornalisti implicati non permette infatti di pensare che si sia trattato di una pura casualità, di un’eccezione o di un errore di un solo dipendente. Per quel che riguarda le forze dell’ordine, gli investigatori hanno arrestato un agente di polizia, un membro delle forze armate e un impiegato del ministero della Difesa.

Gli arresti sono stati effettuati nell'ambito di un’inchiesta molto più ampia, denominata “Elveden”, che il mese scorso aveva già visto coinvolti altri quattro giornalisti del Sun e un poliziotto, rilasciati però subito dietro pagamento di una cauzione da parte del potente impero mediatico Murdoch. L'operazione fa parte di uno dei tre filoni d'inchiesta sullo scandalo delle intercettazioni illegali che lo scorso anno ha investito il gruppo di Rupert Murdoch, portando alla chiusura dell’altro quotidiano popolare di Murdoch, News of the World. I giornalisti del tabloid sono stati accusati di aver ascoltato e spiato illegalmente per anni oltre 4'000 tra politici e personaggi famosi: la questione ha fatto vergognare e preoccupare l’opinione pubblica inglese a tal punto che è stata subito costituita una commissione parlamentare.
Ma il sacrificio del News of the World, a quanto pare, non è bastato al Governo inglese e l’inchiesta ha portato ora fino al Sun, uno dei giornali di bassa lega più influenti del Regno Unito. Ciò significa che le metodologie d’indagine accettate dal gruppo Murdoch, per quanto illegali, sono un vizio. È difficile stabilire fino a che punto la società le possa accettare e riconoscere: da una parte l’illegittimità delle intercettazioni, che coinvolge soldi e polizia e mette in discussione la privacy degli individui, dall’altra la libertà d’informazione dei cittadini e i diritti di informare dei giornalisti stessi. Perché il vero problema è ben più ampio e va a toccare le radici ideologiche dei media, mettendo in discussione il loro ruolo nella società.
Se vogliamo dirla tutta, la questione delle intercettazioni illegali non ha disturbato particolarmente i cittadini inglesi: i personaggi pubblici, politici o vip dello spettacolo che siano, devono essere disposti a sacrificare parte della loro privacy e i cittadini, da parte loro, si sentono autorizzati a conoscerne anche i dettagli più intimi perché considerati frammenti di una sfera “pubblica” e appartenente quindi a tutti, al tempo presente.
O forse è solo la curiosità crudele di ogni persona, la voglia di vedere che anche i vip piangono, il gusto per il dolore degli altri a spingere i cittadini inglesi a simpatizzare con le pratiche poco ortodosse del tabloid inglese. Tra l’altro, un giornale come il Sun parla un linguaggio semplice, che va a toccare gli istinti più bassi degli individui e sa benissimo quali corde toccare: il Sun racconta la vita dei vip così come ci si racconterebbe un pettegolezzo tra conoscenti.
Eppure non bisogna mai dimenticare che l’informazione è un valore relativo, perché rappresenta sempre e solo una fetta della realtà, per di più sempre fotografata da una certa prospettiva: è da qui che nascono i rischi delle intercettazioni illegali utilizzate nel campo dell’informazione. Raccontare singole debolezze intime di una persona e amplificarle a livello mediatico, significa dare all’individuo stesso un’aura non reale.
Raccontare fatti e misfatti di un certo personaggio, e non di un altro, crea quindi un’opinione pubblica. La selezione dell’informazione crea la realtà: esiste solo ciò che viene mostrato, tutto il resto è in ombra. E quando un mezzo di comunicazione ha una certa influenza, lì entra in gioco il rischio di manipolazione dell’opinione pubblica. Possiamo mai permettere a un giornale votato al dio denaro come il Sun di entrare in possesso di informazioni private, per poi lasciargli decidere cosa deve essere reso noto e cosa no? Questa non è sicuramente libertà d’informazione.

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