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venerdì 24 febbraio 2012
La chiamano “riforma del lavoro” e si tratta di un argomento che sicuramente terrà banco per almeno tutto il prossimo mese. Lacrima Fornero assicura che si prodigherà esclusivamente per il bene dei lavoratori, Mario Monti, più che mai impegnato nel cambiare il modo di vivere degli italiani , promette che la “riforma” sarà pronta per il varo entro la fine di marzo, mentre i sindacati sempre più in crisi di credibilità, giocano a fare il poliziotto buono e quello cattivo, sperando di sfangarla senza troppi problemi anche questa volta.
Partendo dalla premessa che il lavoro semmai andrebbe creato (ma di prestigiatori in gamba in giro ahimé se ne vedono pochini) e non certo riformato, dal momento che avrebbe poco senso riformare qualcosa che sta andando incontro all’estinzione, occorre prendere coscienza del fatto che tutto quanto ci verrà riproposto nelle prossime settimane altro non sarà che un misero teatrino, con tanti mestieranti impegnati a recitare ciascuno la propria parte, affinché alla fine dei giochi questa commedia dell’assurdo possa andare in porto.
Quella che Monti ed il suo coccodrillo intendono portare a termine nel più breve tempo possibile non è una riforma del lavoro……
ma semplicemente la traduzione in pratica degli ordini a suo tempo impartiti dalla BCE e dal FMI, che impongono, come già avvenuto in Grecia, la “cinesizzazione” del lavoratore, da praticare attraverso tutta una serie di provvedimenti che lo rendano sempre più vulnerabile, precario e disperato, con la conseguenza di ottenere uno “schiavo” in lacrime rassegnato a lavorare molto e mangiare poco.

Si parla e si parlerà di art.18, di cassa integrazione, di mobilità o sussidi, ma il fulcro della questione non verte assolutamente intorno a questi termini. Gli argomenti che coloreranno i paginoni dei giornali, sono solamente la cortina fumogena utilizzata per fuorviare l’attenzione dell’opinione pubblica, indirizzandola verso falsi obiettivi.
I sindacati (vera e propria quinta colonna dei banchieri) daranno vita alla farsa del poliziotto buono e di quello cattivo. Con Cisl e UIL pronte ad inchinarsi di fronte a Confindustria e la CGIL disposta ad immolarsi per difendere con furia belluina la sopravvivenza dell’art. 18. La Fiom andrà perfino oltre, proponendo una giornata (di quelle poi tutti a casa felici e contenti) di sciopero per dimostrare la propria contrarietà.

Per un mese si discuterà, si “combatterà”, fiumi di parole prenderanno corpo sui giornali e in TV. Battaglie all’ultimo sangue (di rapa) faranno da contraltare ai simposi degli economisti e dei giuslavoristi. Sindacalisti “buoni” si accapiglieranno con quelli “cattivi”, dividendo in due le platee dei talk show.

Prima che come anticipatamente concordato fra tutti i contendenti, vengano tradotti in pratica gli ordini della BCE e dell’FMI, pronti per essere immediatamente votati dai camerieri in parlamento e dare il via alle raffiche di licenziamenti.
Il lavoro, o ciò che ne resta, probabilmente non ne uscirà riformato, ma il lavoratore, quello si, sperimenterà cose che mai aveva neppure immaginato. E i poliziotti di cui sopra? Resteranno eroi senza macchia e senza paura, loro ci hanno provato, hanno indetto perfino 8 ore di sciopero, prima che il senso di responsabilità li inducesse a scegliere il male minore che è un alibi buono per tutte le occasioni e per tutti i poliziotti.

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