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martedì 7 febbraio 2012

La vignetta di Natangelo
La nuova strategia del Caimano: offre l'inciucio e dialoga con tutti. L'augurio del sottosegretario Polillo: "Spero di vederlo al Colle". Molti berluscones confermano: "Il nuovo capo dello Stato sarà eletto nel 2013, quando si celebrerà il ventennio del Cavaliere".

Nella primavera di due anni fa, fu chiamato “lo spirito di Onna”. 
Silvio Berlusconi, in una delle località simbolo dell’Abruzzo disastrato dal terremoto, tenne un discorso pacificatore e bipartisan nel giorno della Liberazione. Le cronache di allora raccontarono di un indice di gradimento dell’ 85 per cento, trampolino di lancio perfetto per lo “statista” B. al Quirinale.

Una manciata di giorni però e a fine aprile scattò quella che secondo l’ex ministro Gianfranco Rotondi fu “una congiura per frenare l’ascesa del premier”. Da Noemi Letizia in poi, uno scandalo sessuale dopo l’altro, che nel gennaio di un anno fa a Cortina d’Ampezzo fecero dire aVittorio Feltri, da direttore di Libero: “Spero che il prossimo presidente della Repubblica non sia Berlusconi: immaginate cosa potrebbe succedere con le escort al Quirinale”.

Adesso, in questo freddissimo febbraio, “lo spirito di Onna” è risorto in un contesto diverso. A Palazzo Chigi c’è il tecnico Mario Monti e Berlusconi si sta ritagliando un ruolo di padre nobile “responsabile” del governo. Appena una settimana fa il tema imperante a destra era la libanizzazione del Pdl e i mal di pancia dei falchi contro “l’esecutivo delle banche”.

Oggi la scena appare completamente cambiata. Berlusconi è tornato a far sentire la sua voce con varie interviste, dimostrando di essere ancora lui il dominus del Pdl, e non l’evanescente segretario Angelino Alfano, e ha messo sul tavolo della maggioranza tripartita l’offerta concreta di dialogo (inciucio) sulla legge elettorale.

Il confronto tra i partiti inizierà oggi, con la delegazione del Pdl che incontrerà le altre, anche quelle delle forze di opposizione (Lega e Idv) e dei movimenti non presenti in Parlamento (Sel, Rifondazione e Destra di Storace). Ma nel grande ventre parlamentare del Pdl a tenere banco è un interrogativo che riguarda proprio il Cavaliere. Se fino a sette giorni fa, il dilemma era “responsabile” o “falco”, ieri c’è stata un’altra metamorfosi. Come riassumono vari deputati berlusconiani sorpresi e disorientati: “Abbiamo di nuovo due Berlusconi. Uno è quello di Liberoche dice di essere bipolarista, vuole l’inciucio solo con il Pd e conferma Alfano candidato-premier, l’altro è quello del Giornale di Sallusti Feltri che fonda un nuovo partito, sconfessa Alfano e propende per un sistema proporzionale”.

Il Cavaliere, con toni diversi, ha smentito entrambi i quotidiani a lui vicini e questo ha finito per alimentare altri dubbi e voci. Sulla legge elettorale e il relativo sistema politico, il nodo sarà sciolto solo a settembre, dopo un logorante confronto di almeno sei-sette mesi, ma nel frattempo è chiaro a tutti che al ritorno del Cavaliere corrisponde un altro interrogativo: che farà il “padre nobile” B.? Ieri il redivivo Sandro Bondi lo ha definito il più grande statista italiano dopo De Gasperi e qualche giorno prima il sottosegretario tecnico Gianfranco Polillo (in realtà sia socialista legato a Cicchitto, sia repubblicano vicino a Nucara) ha esplicitato un desiderio comune a molti: “Spero vada al Quirinale”. Il tema ritorna e tutte le mosse dell’ex premier sembrano andare nella direzione del Quirinale. Dice un ex ministro del suo governo, a microfoni spenti: “Il nuovo capo dello Stato sarà eletto nel 2013, quando si celebrerà il ventennio berlusconiano”.

Chi ha parlato con il Cavaliere in queste ore offre un altro indizio: “Ha la testa soprattutto per i suoi guai giudiziari (Mills e Ruby, ndr) e se dovesse risolverli a suo favore tutto è possibile, compreso un rinnovato interesse per il Quirinale”. Anche per questo, Berlusconi ha inaugurato una serie di interviste all’estero (ieri a The Atlantic: “Con gli italiani non mi devo scusare di nulla, sanno che sono una brava persona”) con l’obiettivo principale di riabilitare la sua immagine, devastata dallo spread e dagli scandali sessuali. Poi, la scelta di sistema per la Terza Repubblica prossima a venire farà il resto: Berlusconi al Quirinale, Monti o Passera a Palazzo Chigi (qualcuno fa il nome della Cancellieri), il centrista Casini presidente del Senato, il democrat D’Alema a capo della Camera. Solo fantapolitica? No, in Transatlantico sono in tanti ormai a disegnare solo scenari di inciucio per il futuro. E adesso, dopo tre mesi di silenzio, si torna a parlare di una casella da destinare al padre-padrone della destra. La più autorevole e prestigiosa. Persino Fini ha definito la sua disponibilità al dialogo come “prova di grande maturazione”. Con B. di nuovo in campo, il film della Terza Repubblica sta per cominciare sul serio. Senza dimenticare che, alla fine dell’anno, più di cento parlamentari del Pdl hanno presentato una proposta di legge per l’elezione diretta del capo dello Stato.

da Il Fatto Quotidiano del 7 febbraio 2012






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