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giovedì 9 febbraio 2012
 “Acta est fabula”: sono le parole pronunciate sul punto di morte da Ottaviano Augusto. Stanno a significare che lo spettacolo è finito, non c’è più nulla da aggiungere. 

A finire molto presto potrebbe essere ogni parvenza di libertà, dal momento che il prossimo 11 giugno il Parlamento Europeo dovrà esprimersi sulla ratifica dell’Acta, un accordo commerciale anti-contraffazione, già siglato, fra gli altri, da Australia, Canada e Stati Uniti.
E’ drammaticamente ridicola la presenza di un articolo, nel testo dell’accordo, che si intitola “trasparenza”,  visto che l’ACTA è stato dichiarato esecutivo dall’amministrazione Obama ancora prima che lui stesso lo firmasse, scippando  al Congresso la competenza a decidere su questa materia.  Ma c’è di più: il Presidente statunitense ha rifiutato di fornire dettagli e spiegazioni per evitare eventuali "danni alla sicurezza nazionale".
Entrando nel merito dei contenuti, l’accordo è definito “indispensabile per sostenere la crescita economica in tutti i settori industriali a livello globale” e si conclude con la possibilità di adesione per ogni membro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. L’ambito è dunque quello della globalizzazione e dei vincoli stringenti imposti dalla WTO, che opera spesso in sinergia con la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale e che vede una posizione di predomino da parte degli USA e del ruolo delle multinazionali a stelle e strisce.

Cosa prevede in concreto l’ACTA? Questo accordo fissa norme stringenti sul copyright, sulla proprietà intellettuale e sui brevetti. A questo proposito è doveroso segnalare come spesso vi siano stati e vi siano grandi aziende che si impadroniscono di brevetti al solo scopo di eliminarli dalla circolazione, per evitare che ad esempio progetti innovativi e utili possano minacciare la loro posizione di mercato o i loro prodotti. Ma tornando allo specifico, l’ACTA difende anche le multinazionali da possibili usurpazioni (di profitti, si intende).
Facciamo un paio di esempi: pensiamo alla diffusione dei farmaci generici, contenenti lo stesso principio attivo di quelli brevettati, ma venduti ad un costo enormemente inferiore e prodotti da piccole-medie case farmaceutiche. Ebbene, in virtù dell’ACTA, una multinazionale farmaceutica potrebbe benissimo esigere provvedimenti, che – in base a quanto stabilito nell’accordo – devono essere immediati e molto efficaci. Similmente, riflettiamo sulle produzioni agricole che non si basano sugli Organismi Geneticamente Modificati. Un’azienda che ha brevettato semi OGM avrebbe il diritto di “tutelarsi” chiedendo misure immediate.
Quali misure e quali azioni?
L’ACTA prevede diversi tipi di intervento:
a)      distruzione delle merci o dei beni considerati “lesivi”; gli eventuali costi di questa operazione sono previsti a carico di chi ha causato il presunto danno;
b)     risarcimento del danno;
c)      indennizzo di un valore indicato dal titolare del diritto;
d)     versamento di una cifra basata su un importo “presunto”. Ad esempio una multinazionale può pretendere un risarcimento che corrisponda alla “quantità delle merci che violano i diritti di proprietà intellettuale (…) moltiplicata per l’importo dei profitti per unità delle merci che sarebbero state vendute dal titolare del diritto se non vi fosse stata violazione”, oppure un pagamento di una royalty definita “equa” o ancora una somma adatta a coprire i diritti di “autorizzazione all’utilizzo della proprietà intellettuale”;
e)     sequestro e confisca dei beni patrimoniali a chi ha “leso” i diritti
f)       pene detentive (arresto e reclusione)
La parte più micidiale dell’accordo è quella che prevede la facoltà per le autorità giudiziarie di adottare misureinaudita altera parte, ossia senza ascoltare i presunti colpevoli delle violazioni, quando “un ritardo possa arrecare un pregiudizio irreparabile al titolare del diritto”. Per questo tipo di procedimento, è dunque richiesta una rapida reazione alle autorità giudiziarie, affinché sia presa una decisione “senza indebito ritardo”.
Così l’ACTA potrà rivelarsi uno straordinario strumento censorio anche per la circolazione delle idee e dei contenuti via internet, dal momento che ai diritti digitali viene dedicato una parte consistente dell’atto. In particolare, gli Internet Server Provider dovranno agire e rimuovere i contenuti che siano ritenuti lesivi o in violazione della proprietà intellettuale o ancora cancellare ciò che viene indicato come una usurpazione di contenuti. E questo, è facile comprendere, apre la porta ad interventi di qualunque genere, anche in considerazione del fatto che per non incorrere in indebiti ritardi, il materiale pubblicato sarà rimosso senza nemmeno sentire chi l’ha pubblicato. La giustificazione per ogni tipo di censura è dunque servita sul vassoio. Il problema è che sul quel vassoio ci sono le nostre teste, la nostra libertà di espressione e di opinione. Per tornare agli esempi fatti, chi potrà più liberamente esprimere un giudizio sulle multinazionali degli OGM o dei farmaci? E’ la condanna peggiore per quel briciolo di informazione libera che scorre in rete.
Ora i regimi agiscono in silenzio, per “difendere la loro sicurezza nazionale”, parandosi dietro una globalizzazione che ha strangolato interi settori produttivi, come nel caso della nostra Italia, della nostra agricoltura, del nostro commercio, del nostro artigianato. Non resta che sperare in un atto coraggioso da parte del Parlamento Europeo, in un rifiuto di un accordo che - se approvato  - sterminerebbe la nostra libertà.

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