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sabato 25 febbraio 2012

Contro di loro non ci sarebbero prove ma si sono visti appioppare le condanne più pesanti tra quelle inflitte, finora, per gli scontri del 15 ottobre. Quel giorno Giuseppe e Lorenzo, diciannovenni, avevano deciso di unirsi ai trecentomila indignati che manifestavano contro le politiche di austerità della Bce. La prima manifestazione della loro vita. 

Di loro la procura possiede solo le immagini girate da un ragazzino dal terrazzo di casa sua, in via Carlo Botta, dietro via Merulana. Lui e la madre erano stati in finestra per ore, preoccupati per la sorte della macchina parcheggiata sotto casa. E' la voce della donna a urlare che quei ragazzi, immortalati a mani alzate mentre si lasciano arrestare docilmente, non c'entrano nulla con gli scontri. «Non sono loro che dovete prendere, questi stavano buoni. Non sono loro che dovete prendere». Spontaneamente, madre e figlio, porteranno il video in questura e confermeranno quelle parole: da almeno un quarto d'ora - fa fede la videocamera - erano seduti su quel gradino. Credevano di aver trovato un angolo tranquillo da cui cercare un varco per prendere una metro, raggiungere la macchina e tornare nella provincia romana. Giuseppe è uno studente di istituto tecnico, Lorenzo giardiniere, precario. Famiglie modeste ma che li seguono molto. Nessuno dei due è un attivista in senso stretto. A trascinarli in piazza, la propria condizione materiale e il tam della rete sulla nascente indignazione italiana.


L'unico atto d'accusa è il verbale degli agenti, che però in aula non li avrebbero riconosciuti. Un verbale che descrive la scena di un gruppo di 200 facinorosi respinti da S.Giovanni in via Merulana e nelle strade limitrofe. Un gruppo sempre più assottigliato fino a diventare una squadra di calcio. Gli arresti furono undici.
Lorenzo ha preso cinque anni, Giuseppe quattro. Il reato è lo stesso, resistenza aggravata a pubblico ufficiale, ma per pm e gup la differenza sta nel fatto che Lorenzo, timoroso di eventuali lanci di lacrimogeni, s'era portato una mascherina antigas che gl'hanno trovato nello zaino. «Una sentenza pesantissima e che potrebbe rovinar loro la vita - dice la loro legale, Maria Luisa D'Addabbo - ora dovremo attendere i trenta giorni che s'è riservato il gup per pubblicare la sentenza e capire quali siano i gravi indizi di colpevolezza in base ai quali è stata comminata una sentenza di una sproporzione incomprensibile».
La prima condanna a 3 anni e 4 mesi per gli scontri fu inflitta il 17 novembre a Giovanni Caputi. La seconda condanna è stata emessa il 9 febbraio al romeno Robert Scarlat, al quale sono stati inflitti due anni di reclusione per resistenza pluriaggravata e lesioni personali gravi. Alemanno - a stretto giro di agenzie - esprime il suo vivo apprezzamento per quello che sembra un madornale errore giudiziario mentre - dalla parte opposta dell'etica e della politica - Paolo Ferrero, segretario Prc - registra la pessima aria che tira a poche ore dalla manifestazione No Tav di sabato prossimo.
 
Una sentenza pesante e vergognosa che può far piacere al Procuratore Caselli, al capo della Polizia Manganelli  ed ai loro teoremi accusatori contro i movimenti.

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