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lunedì 9 gennaio 2012
Se nel prossimo futuro il mondo sarà travolto da una guerra devastante, innescata dall’attuale “questione iraniana”, la colpa sarà stata anche dell’Italia. Dell'Italia, e di tutti coloro che non avranno fatto nulla per cercare di evitarla.
Tutte le importanti guerre infatti non iniziano mai da un giorno all’altro, ma seguono una classica “escalation” di episodi sempre più gravi, che fanno crescere la tensione internazionale fino a rendere il conflitto inevitabile.
Nel corso di questa escalation è abbastanza facile capire quali delle parti in causa siano più interessate a fermarla, e quali invece vogliano farla arrivare ad ogni costo al punto di non ritorno. Di solito questa dinamica risponde alla logica del cui prodest: chi pensa di avere più da guadagnare da un conflitto armato spinge al massimo perchè questo avvenga, mentre gli altri cercano di evitarlo finchè possono, ed entrano in guerra solo se ci vengono tirati per il collo.
Nel caso dell’Iran, viene naturale pensare che i suoi immensi giacimenti di petrolio facciano talmente gola ai paesi occidentali da voler provocare un conflitto armato pur di riuscire ad impadronirsene. Mentre ovviamente gli iraniani non hanno il minimo interesse a combattere per qualcosa che già possiedono, e pensano piuttosto al modo migliore per non perderlo.
E’ da tempo infatti che gli americani continuano ad agitare la “minaccia nucleare” come strumento per accelerare l’escalation, ...
... mentre gli iraniani ripetono fino alla nausea che gli ispettori internazionali possono andare e venire a piacimento, e che finora non hanno trovato nulla che riveli un intento non pacifico nel loro programma nucleare.
Fra l’altro, è dal novembre scorso che il rapporto della commissione atomica circola liberamente, e persino i sassi sanno ormai che lì dentro non vi sia assolutamente nulla di incriminante verso l’Iran.
Ma i media occidentali fingono di non saperlo, permettendo così all’escalation di continuare.
Il problema è che l’Iran non è proprio uno staterello qualunque. Non solo dispone di alleanze importanti, ma negli ultimi anni – proprio grazie al petrolio – ha potuto acquistare armamenti di primissimo livello, che gli permetterebbero di difendersi anche da solo da un improvviso attacco militare. Non è quindi una nazione che si lasci intimidire dal primo cane che abbaia, e diventa necessario ricorrere a strumenti di ricatto più diretti e più pressanti, se si vuole farla cadere nella trappola mortale.
E’ nata così di recente una serie di sanzioni da parte dell’ONU, che vanno ad aggiungersi a quelle ormai infinite che gli Stati Uniti hanno imposto contro l’Iran negli ultimi decenni. In aggiunta, gli Stati Uniti hanno approvato una misura eccezionale che dovrebbe entrare in vigore fra sei mesi: il congelamento di tutti gli “assets” monetari internazionali della Banca Centrale iraniana. In seguito a questo annuncio, la moneta iraniana ha già perso il 10% del valore negli scambi internazionali, ma sembra che non basti ancora.
Ma ecco che un bel giorno l’Europa si sveglia e minaccia improvvisamente di rinunciare all’acquisto di tutto il petrolio che compra dall’Iran. La decisione finale verrà presa a Bruxelles il 30 gennaio, ma ormai la scelta sembra fatta. Era ormai da settimane che gli Stati Uniti premevano sull’Europa perchè annunciasse questa misura – l’unica che sia realmente in grado di mettere in ginocchio gli iraniani – ed è chiaro a questo punto che gli europei abbiano ceduto.
Questo avviene nonostante una nuova crisi petrolifera sia destinata inevitabilmente a far schizzare il prezzo del petrolio alle stelle, con conseguenze particolarmente pesanti proprio per i paesi europei, come la Grecia, che già faticano a stare a galla.
Nel frattempo l’Italia cosa fa?
Ah già, noi non possiamo fare nulla, perchè attualmente abbiamo un governo “tecnico”, che è talmente impegnato nel farci risparmiare qualche euro qui e là da non potersi minimamente occupare di quello che accade fuori dai nostri confini.
Non solo abbiamo accettato a scatola chiusa un presidente del consiglio scelto fuori dal nostro paese, ma con questo abbiamo anche rinunciato ad influire in qualunque misura su ciò che avviene là fuori.
Che decidano altri per noi, poi casomai fateci sapere.
Nel frattempo la scelta di boicottare il petrolio iraniano, non a caso caldeggiata da Sarkozy, rischia di diventare la svolta senza più ritorno nella famosa “escalation” di cui sopra.
In tutto questo, il pericolo rappresentato dal "folle" Netaniahu – che più volte ha minacciato di aggredire l’Iran senza avvisare nessuno – rischia di diventare un elemento indispensabile per scatenare un cataclisma di portata mondiale, all’interno di un progetto molto più complesso e lungimirante della “semplice” conquista dell’Iran.
Teniamo infatti presente che gli Stati Uniti non potranno mai dichiarare apertamente di voler attaccare l’Iran, per cui un “attacco senza preavviso” da parte di Israele rappresenta per loro l’unica possibilità di ”ritrovarsi” coinvolti in una guerra che non hanno mai voluto dichiarare in primo luogo. Remember Pearl Harbor?
Si chiama plausible denial, ed è ormai diventato la condizione indispensabile per mettere in piedi una qualunque operazione criminale di portata internazionale nel mondo dell'informazione onnipresente.
Quindi, provate ad immaginare se per caso nella testa malata di qualche neocons – e ce ne sono rimasti parecchi in giro - fosse maturata una balzana idea di questo tipo:
1 – Israele attacca l’Iran senza preavviso.
2 – L’Iran risponde immediatamente.
3 – Israele chiede aiuto agli Stati Uniti.
4 – Gli Stati Uniti se ne lavano le mani (“Avete agito senza consultarci. Noi non volevamo”) e salvano la faccia.
5 – Su Israele iniziano a piovere Katiusha da tutte le parti (Hezbollah e Hamas sono sempre pronti a dare una mano ai sionisti, quando serve).
6 – Le immagini strazianti dei bambini di Tel Aviv dilaniati dai Katiusha fanno il giro del mondo, e in pochi giorni la NATO (USA+Europa) è obbligata ad intervenire per “motivi umanitari”.
7 - La Cina non ci sta, capisce che stanno per fottersi l’Iran (la Cina è oggi il maggiore consumatore mondiale di petrolio iraniano), e interviene militarmente. Lo fa magari in modo limitato, per mandare un chiaro segnale agli occidentali.
8 – Nel frattempo però tutto il Medio Oriente ha preso fuoco. Diversi stati arabi attaccano Israele, che magari si lascia scappare un paio di atomiche qui e là nel tentativo di difendersi. Se poi per caso ne partisse una di troppo verso l’Iran, è chiaro che la Cina farebbe altrettanto colpendo qualche paese occidentale.
9 – A questo punto si scatenerebbe il panico dappertutto, e si arriverebbe presto ad una specie di “tregua mondiale”, invocata a gran forza dall’opinione pubblica per evitare la distruzione del pianeta. (Ma è tutto previsto, questo è solo un passaggio necessario nel piano a lungo termine).
10 – Si contano i morti, ci si leccano le ferite, e si valuta il disastro a livello globale. Specialmente grave ed inaccettabile risulta, guarda caso, proprio quello provocato dalla Cina, che ha utilizzato in modo indiscriminato le sue armi atomiche ad alto potenziale, causando danni e devastazioni ingenti, pur non essendo stata attaccata da nessuno.
11 – Quale migliore giustificazione per preparare e lanciare al più presto un attacco improvviso e devastante, a base di armi biologiche, capace di annientare in poche settimane l’intera nazione cinese, “prima che questi si riprendano e si mettano magari in testa di distruggere il mondo intero”?
Ora sì che il piano è terminato, e il vero obiettivo di questa grandiosa operazione - togliere di mezzo l'unico reale pericolo che minacci il futuro degli Stati Uniti - è stato finalmente raggiunto.
E se per caso vi sembrassero tutte fantasie “impossibili”, tenete presente che questo dipende solo dal punto di vista di chi guarda.
Massimo Mazzucco
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Tutte le importanti guerre infatti non iniziano mai da un giorno all’altro, ma seguono una classica “escalation” di episodi sempre più gravi, che fanno crescere la tensione internazionale fino a rendere il conflitto inevitabile.
Nel corso di questa escalation è abbastanza facile capire quali delle parti in causa siano più interessate a fermarla, e quali invece vogliano farla arrivare ad ogni costo al punto di non ritorno. Di solito questa dinamica risponde alla logica del cui prodest: chi pensa di avere più da guadagnare da un conflitto armato spinge al massimo perchè questo avvenga, mentre gli altri cercano di evitarlo finchè possono, ed entrano in guerra solo se ci vengono tirati per il collo.
Nel caso dell’Iran, viene naturale pensare che i suoi immensi giacimenti di petrolio facciano talmente gola ai paesi occidentali da voler provocare un conflitto armato pur di riuscire ad impadronirsene. Mentre ovviamente gli iraniani non hanno il minimo interesse a combattere per qualcosa che già possiedono, e pensano piuttosto al modo migliore per non perderlo.
E’ da tempo infatti che gli americani continuano ad agitare la “minaccia nucleare” come strumento per accelerare l’escalation, ...
... mentre gli iraniani ripetono fino alla nausea che gli ispettori internazionali possono andare e venire a piacimento, e che finora non hanno trovato nulla che riveli un intento non pacifico nel loro programma nucleare.
Fra l’altro, è dal novembre scorso che il rapporto della commissione atomica circola liberamente, e persino i sassi sanno ormai che lì dentro non vi sia assolutamente nulla di incriminante verso l’Iran.
Ma i media occidentali fingono di non saperlo, permettendo così all’escalation di continuare.
Il problema è che l’Iran non è proprio uno staterello qualunque. Non solo dispone di alleanze importanti, ma negli ultimi anni – proprio grazie al petrolio – ha potuto acquistare armamenti di primissimo livello, che gli permetterebbero di difendersi anche da solo da un improvviso attacco militare. Non è quindi una nazione che si lasci intimidire dal primo cane che abbaia, e diventa necessario ricorrere a strumenti di ricatto più diretti e più pressanti, se si vuole farla cadere nella trappola mortale.
E’ nata così di recente una serie di sanzioni da parte dell’ONU, che vanno ad aggiungersi a quelle ormai infinite che gli Stati Uniti hanno imposto contro l’Iran negli ultimi decenni. In aggiunta, gli Stati Uniti hanno approvato una misura eccezionale che dovrebbe entrare in vigore fra sei mesi: il congelamento di tutti gli “assets” monetari internazionali della Banca Centrale iraniana. In seguito a questo annuncio, la moneta iraniana ha già perso il 10% del valore negli scambi internazionali, ma sembra che non basti ancora.
Ma ecco che un bel giorno l’Europa si sveglia e minaccia improvvisamente di rinunciare all’acquisto di tutto il petrolio che compra dall’Iran. La decisione finale verrà presa a Bruxelles il 30 gennaio, ma ormai la scelta sembra fatta. Era ormai da settimane che gli Stati Uniti premevano sull’Europa perchè annunciasse questa misura – l’unica che sia realmente in grado di mettere in ginocchio gli iraniani – ed è chiaro a questo punto che gli europei abbiano ceduto.
Questo avviene nonostante una nuova crisi petrolifera sia destinata inevitabilmente a far schizzare il prezzo del petrolio alle stelle, con conseguenze particolarmente pesanti proprio per i paesi europei, come la Grecia, che già faticano a stare a galla.
Nel frattempo l’Italia cosa fa?
Ah già, noi non possiamo fare nulla, perchè attualmente abbiamo un governo “tecnico”, che è talmente impegnato nel farci risparmiare qualche euro qui e là da non potersi minimamente occupare di quello che accade fuori dai nostri confini.
Non solo abbiamo accettato a scatola chiusa un presidente del consiglio scelto fuori dal nostro paese, ma con questo abbiamo anche rinunciato ad influire in qualunque misura su ciò che avviene là fuori.
Che decidano altri per noi, poi casomai fateci sapere.
Nel frattempo la scelta di boicottare il petrolio iraniano, non a caso caldeggiata da Sarkozy, rischia di diventare la svolta senza più ritorno nella famosa “escalation” di cui sopra.
In tutto questo, il pericolo rappresentato dal "folle" Netaniahu – che più volte ha minacciato di aggredire l’Iran senza avvisare nessuno – rischia di diventare un elemento indispensabile per scatenare un cataclisma di portata mondiale, all’interno di un progetto molto più complesso e lungimirante della “semplice” conquista dell’Iran.
Teniamo infatti presente che gli Stati Uniti non potranno mai dichiarare apertamente di voler attaccare l’Iran, per cui un “attacco senza preavviso” da parte di Israele rappresenta per loro l’unica possibilità di ”ritrovarsi” coinvolti in una guerra che non hanno mai voluto dichiarare in primo luogo. Remember Pearl Harbor?
Si chiama plausible denial, ed è ormai diventato la condizione indispensabile per mettere in piedi una qualunque operazione criminale di portata internazionale nel mondo dell'informazione onnipresente.
Quindi, provate ad immaginare se per caso nella testa malata di qualche neocons – e ce ne sono rimasti parecchi in giro - fosse maturata una balzana idea di questo tipo:
1 – Israele attacca l’Iran senza preavviso.
2 – L’Iran risponde immediatamente.
3 – Israele chiede aiuto agli Stati Uniti.
4 – Gli Stati Uniti se ne lavano le mani (“Avete agito senza consultarci. Noi non volevamo”) e salvano la faccia.
5 – Su Israele iniziano a piovere Katiusha da tutte le parti (Hezbollah e Hamas sono sempre pronti a dare una mano ai sionisti, quando serve).
6 – Le immagini strazianti dei bambini di Tel Aviv dilaniati dai Katiusha fanno il giro del mondo, e in pochi giorni la NATO (USA+Europa) è obbligata ad intervenire per “motivi umanitari”.
7 - La Cina non ci sta, capisce che stanno per fottersi l’Iran (la Cina è oggi il maggiore consumatore mondiale di petrolio iraniano), e interviene militarmente. Lo fa magari in modo limitato, per mandare un chiaro segnale agli occidentali.
8 – Nel frattempo però tutto il Medio Oriente ha preso fuoco. Diversi stati arabi attaccano Israele, che magari si lascia scappare un paio di atomiche qui e là nel tentativo di difendersi. Se poi per caso ne partisse una di troppo verso l’Iran, è chiaro che la Cina farebbe altrettanto colpendo qualche paese occidentale.
9 – A questo punto si scatenerebbe il panico dappertutto, e si arriverebbe presto ad una specie di “tregua mondiale”, invocata a gran forza dall’opinione pubblica per evitare la distruzione del pianeta. (Ma è tutto previsto, questo è solo un passaggio necessario nel piano a lungo termine).
10 – Si contano i morti, ci si leccano le ferite, e si valuta il disastro a livello globale. Specialmente grave ed inaccettabile risulta, guarda caso, proprio quello provocato dalla Cina, che ha utilizzato in modo indiscriminato le sue armi atomiche ad alto potenziale, causando danni e devastazioni ingenti, pur non essendo stata attaccata da nessuno.
11 – Quale migliore giustificazione per preparare e lanciare al più presto un attacco improvviso e devastante, a base di armi biologiche, capace di annientare in poche settimane l’intera nazione cinese, “prima che questi si riprendano e si mettano magari in testa di distruggere il mondo intero”?
Ora sì che il piano è terminato, e il vero obiettivo di questa grandiosa operazione - togliere di mezzo l'unico reale pericolo che minacci il futuro degli Stati Uniti - è stato finalmente raggiunto.
E se per caso vi sembrassero tutte fantasie “impossibili”, tenete presente che questo dipende solo dal punto di vista di chi guarda.
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2 commenti:
Ma magari...
gab
Complimenti per la superficialità, il pressapochismo e la risibilità delle argomentazioni di questo articolo.