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domenica 1 gennaio 2012
Povertà in ItaliaUn italiano su quattro sarebbe a rischio di povertà o di esclusione sociale e nel 2010 il 18,2 per cento delle persone residenti in Italia sarebbe, secondo la definizione Eurostat, a “rischio di povertà”, mentre il 6,9 per cento si troverebbe in condizioni di “grave deprivazione materiale” e il 10,2 per cento vivrebbe in famiglie caratterizzate da una bassa intensità di lavoro.
A renderlo noto è l’Istat in un comunicato. L’Istituto di statistica evidenzia che l’indicatore sintetico del rischio di povertà e di esclusione sociale, che considera vulnerabile chi si trova in almeno una di queste tre condizioni, è pari al 24,5 per cento, un livello analogo a quello del 2009 ma superiore a quello della Germania (19,7 per cento) e della Francia (19,3 per cento).

Nel biennio 2009-2010 risultano sostanzialmente stabili in Italia sia il “rischio di povertà” (dal 18,4 per cento al 18,2 per cento), sia quello di “grave deprivazione materiale” (dal 7 per cento al 6,9 per cento), mentre pare sia aumentata dall’8,8 per cento al 10,2 per cento la quota di persone che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro, dove cioè le persone di età compresa fra 18 e i 59 anni lavorano meno di un quinto del tempo. Germania e Francia mostrano valori inferiori a quello italiano sia del “rischio di povertà”, sia dell’indicatore di “grave deprivazione materiale”. In Italia e in Francia è più marcato il rischio di povertà per i giovani fra i 18 e i 24 anni, rispetto alle generazioni più anziane. In Italia, inoltre, è più alto il rischio di povertà per i minori di 18 anni.
Nel 2010, il 16 per cento delle famiglie residenti in Italia ha dichiarato di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese. L’8,9 per cento si è trovato in arretrato con il pagamento delle bollette; l’11,2 per cento con l’affitto o il mutuo; l’11,5 per cento non ha potuto riscaldare adeguatamente l’abitazione. E ancora: il 12,9 per cento delle famiglie abitanti nel mezzogiorno è gravemente deprivato, valore più che doppio rispetto al Centro (5,6 per cento) e più che triplo rispetto al nord (3,7 per cento).
Il 50 per cento delle famiglie residenti in Italia ha percepito nel 2009 un reddito netto non superiore a 24.544 euro l’anno, circa 2.050 al mese. Non solo: nel Sud e nelle Isole, metà delle famiglie ha guadagnato meno di 20.600 euro, circa 1.700 euro mensili. La quota di reddito totale del 20 per cento più ricco delle famiglie residenti in Italia è pari al 37,2 per cento, mentre al 20 per cento più povero spetta l’8,2 per cento del reddito.
Con riferimento ai redditi 2009, la disuguaglianza, misurata dall’indice di concentrazione di Gini, mostra un valore superiore alla media europea nella ripartizione Sud e Isole (0,32) e inferiore nel Centro (0,29) e nel Nord (0,29). Su scala nazionale l’indice di Gini è pari allo 0,31, lievemente superiore alla media europea (0,30). Se tuttavia si includono i fitti imputati nel reddito, la diseguaglianza risulta minore (0,29). Entrambi i valori sono stabili rispetto al 2008.


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