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venerdì 20 gennaio 2012
Pioggia di querele presentate dai cittadini di tutta Italia contro Umberto Bossi e la Lega a seguito delle ennesime parole offensive riservate al capo dello Stato nei giorni scorsi. 
Lo chiamavano impunità. Stiamo parlando di Umberto Bossi, leader indiscusso della Lega Nord, uomo che non le manda a dire. Il Senatùr ci ha abituato in vent’anni di carriera politica a uscite a gamba tesa contro tutti, a parole dette fuori dai denti, a offese e carnevalate, al punto che ormai quasi tutti si erano rassegnati all’idea che Bossi potesse dire e fare quello che voleva impunemente. Del resto il capo del Carroccio era stato accusato in tempi non sospetti persino di “vilipendio alla bandiera” quando aveva dichiarato che lui, col tricolore, ci si sarebbe pulito il fondoschiena.

Qualcosa però sembra essere cambiato dopo il gesto delle corna fatto dal Senatùr a Napolitano, apostrofato subito dopo con la parola “terùn”, decisamente la goccia che ha fatto, letteralmente, traboccare il vaso. La cornice da dove i leghisti hanno lanciato l’ennesimo ruggito di insulti e sfide al mondo era la festa leghista  Berghem frecc di Albino (Bergamo) del 29 dicembre. Mister impunità però questa volta potrebbe pagarla cara. Questa volta infatti centinaia di cittadini italiani, stanchi dei suoi improperi, hanno deciso di denunciare il leader del Carroccio per vilipendio al capo dello Stato e offese alle cariche istituzionali.  Una querela che è stata depositata in tutta Italia, da Nord a Sud, da Verona a Bari. Per una volta cittadini del Nord e del Sud del paese si sono trovati tutti d’accordo nel firmare la querela contro Bossi, uniti dallo sdegno nei confronti di un personaggio che si fa beffe delle norme del vivere comune e dell’onorabilità delle istituzioni.
“Il Senatore della Repubblica ed ex ministro delle Riforme, Bossi ha proferito frasi e rivolto gesti di una gravità inaudita allIndirizzo delle più alte cariche dello Stato nonché dell’intera comunità nazionale”: comincia così la denuncia presentata contro Umberto Bossi, una denuncia presentata da cittadini esasperati, stanchi dell’atteggiamento arrogante e quasi “squadrista” del Senatùr. Il Carroccio si è difeso parlando di semplice goliardia, ma secondo gli autori della denuncia si sarebbe trattato di ben altro: “Un attacco sovversivo contro l’Unità d’Italia e i suoi organi costituzionali”. E infatti a carico dell’improvvido Senatùr si starebbero configurando tutta una serie di reati, dalla sovversione al vilipendio della Repubblica, fino ad arrivare al reato di offesa all’Onore e al prestigio del presidente della Repubblica e vilipendio della nazione.  L’iniziativa civile è partita da Verona, dove sono state raccolte le prime firme e presentate in Procura dagli avvocati. Il passaparola si è poi sparso nelle altre città.
Insomma proprio quando la Lega ha ultimato la sua trasformazione da partito di “governo” a partito di “lotta”, il Senatùr ha subito dovuto imparare una lezione importante: forse, dopotutto, non si può proprio dire tutto quello che si vuole quando si ricoprono cariche istituzionali o si svolge un ruolo di responsabilità nella società. Del resto che Bossi manchi di rispetto all’Italia è un pò come scoprire l’acqua calda dato che i membri del Carroccio non perdono occasione per ribadire la loro fedeltà all’immaginaria Padania, e non certo alla reale Italia  che però molti di loro hanno ipocritamente giurato di rappresentare. Comunque, ne siamo certi, non finirà qui, qualcosa ci induce a credere che le denunce non lo fermeranno.

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