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sabato 21 gennaio 2012

La fiducia dei consumatori è a livelli bassissimi. Le vendite al dettaglio sono in calo. Fallimenti in forte aumento. Un salasso di 150 mila posti di lavoro e rischio di "desertificazione" nei centri urbani

A rendere tutto più difficile per i negozianti è la crisi dei consumi: gli italiani, con i redditi falcidiati dalla crisi e dalle manovre che quest'anno si sono accavallate l'una dopo l'altra, comprano meno. Gli ultimi dati Istat, pubblicati a fine novembre, mostrano per i primi nove mesi del 2011, rispetto allo stesso periodo del 2010, una diminuzione delle vendite al dettaglio dello 0,7%. Le vendite di prodotti alimentari segnano un incremento dello 0,1% e quelle di prodotti non alimentari una diminuzione dell'1,2%. "Le vendite confermano che i consumi vanno peggio delle previsioni - commenta Confesercenti -: a fine anno, se continua così, avremo almeno 65mila chiusure di esercizi commerciali, un salasso di 150mila posti di lavoro in meno e l'aumento della desertificazione dei centri urbani. Le chiusure sono solo una faccia della medaglia, la crisi produce un altro effetto molto negativo: scoraggia la nascita delle nuove imprese, impedendo la creazione di occupazione. La nostra previsione sui consumi, che stimavamo attestati allo 0,5% nel 2011 e a quota zero nel 2012, rischia ora di essere fin troppo ottimistica".
In effetti a ottobre l'indice del clima di fiducia dei consumatori è calato a 92,9, da 94,2 di settembre. L'Istat sottolinea che si tratta del dato più basso dal luglio del 2008. Siamo tornati nel pieno della crisi, proprio quando si stava cominciando ad avvicinarsi (ma si era ancora lontani dall'averli raggiunti) ai livelli degli anni precedenti. Secondo Confcommercio, negli ultimi tre anni in Italia sono stati chiusi oltre 180 negozi al giorno. Altri ne aprono, certo, ma nei primi nove mesi del 2011 il saldo del commercio è negativo per circa 23mila imprese, e ogni giorno va sempre peggio.

E infatti, secondo Unioncamere, dopo la frenata osservata tra le fine del 2010 e gli inizi del 2011, le imprese entrate in procedura fallimentare nei primi nove mesi dell'anno sono mille in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, a quota 10.323. Tradotto, ogni giorno 38 imprese alzano bandiera bianca, quattro in più rispetto a un anno fa. E, rileva Cerved Group, se nel 2009 e nel 2010 la corsa dei fallimenti veniva guidata dalle imprese manifatturiere e, in un secondo luogo da quelle attive nell'edilizia, nel corso del 2011 il fenomeno sta cambiando rotta: aumentano a ritmi elevati i casi nel terziario (+16,4%). E dunque, a dichiarare bancarotta sono in gran parte i negozi.

I dati sui negozi chiusi sembrano bollettini di guerra: a Pescara nel 2010 hanno chiuso i battenti 770 attività commerciali, nel solo primo semestre del 2011 567. In Campania nel primo trimestre 2011 c'è stata una perdita netta di 1076 imprese, delle quali 758 erano di commercio al dettaglio. A Milano nei primi sei mesi del 2011 si contano 548 saracinesche abbassate. A Mestre i vigili urbani hanno recentemente effettuato una sorta di censimento dei negozi, contando un centinaio di saracinesche abbassate. I negozi di quartiere soffrono, e il loro declino sembra inarrestabile. Chiudono le librerie, i caffè storici: sta per portare i libri in tribunale per fallimento il Caffè degli Specchi, uno dei simboli di Trieste, aperto dal 1839.


fonte

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2 commenti:

Mastro De Sade ha detto...

confesercenti si lamenta dei 65000 esercizi in chiusura?
Non aveva a firmare il protocollo di creazione di equitalia.
Non seguiti a fare gli interessi dei papponi politici e dei loro stessi vertici ma quello delle imprese e dell'impresa italia.
Buffoni.

Mirko G+ ha detto...

Non sono un professore, io, ne di economia ne di altro.. Però chiedo a questo governo: Ma scusate, alzate l'iva, la benzina, e tutto il resto, alzate la pressione fiscale.. e secondo voi questo favorisce il ricambio economico, che la gente spenda i propri soldi per far "girare l'economia" ? VI prego di rivedere i vostri diplomi, sono stampati come le banconote o da un'università ?

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