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domenica 29 gennaio 2012

A riportare i riflettori sull’ ormai deceduto MegaUpload è un osservazione che da poco sta girando nel web e che darebbe all’ intera vicenda un’ interpretazione interessante e diversa da quella fino ad oggi riportata.
Dopo il sequestro del portale di streaming e il conseguente arresto del famigerato “Kim Dot Com” una domanda è sorta spontanea: “perchè proprio MegaX?”. Di servizi simili a MegaVideo il Web ne è pieno, e soprattutto non è chiudendone uno che si ne evita l’ apertura di altri cento. La “chiave” del mistero allora va forse ricercata in un’ intervista a Kim Schmitz di TorrentFreak tenuta qualche mese fa:
“Abbiamo una soluzione chiamata Megakey che permetterà agli artisti di guadagnare anche nel caso di utenti che scaricano gratis. Si, pagheremo gli artisti anche per download gratuiti. Questo modello negoziale lo abbiamo già provato con più di un milione di utenti e funziona. Il prossimo anno si sentirà parlare di Megabox e di accordi esclusivi con artisti che vorranno abbandonare modelli negoziali obsoleti come quelli finora.”
Ciò che Dotcom aveva preannunciato era dunque un utilizzo ulteriore della piattaforma per distribuire prodotti audiovideodigitali in modo del tutto legale e regolando un sistema di pagamento diretto tra acquirente ed autore (seppur non siano del tutto chiare le modalità tecniche).
Con questi dati alla mano torna in mente una vicenda risalente a dicembre scorso, riguardante un video pubblicato su YouTube nel quale artisti musicali del calibro di Alicia Keys e Snoop Dogg esprimevano supporto per la piattaforma di condivisione Megaupload. Poco tempo dopo il video fu oscurato a causa di un’ accusa sollevata da niente-di-meno-che la Universal Music Group, per altro con una manovra censoria di cui non sono chiare le dinamiche.
Alla luce di tutto ciò dunque la chiusura di MegaUpload acquista un nuovo significato, e si colloca in un ampia critica alla vera natura delle attuali norme in materia di diritto d’ autore.
Quello che Dotcom aveva capito è che la rete Internet, oltre che essere mezzo utile per la condivisione gratuita e a scopo personale di risorse, può offrire al giorno d’ oggi un nuovo modello di distribuzione, nel quale la tecnologia sia veicolo diretto di scambio tra produttore e acquirente svincolando così il processo da quella che Wark McKenzie definiva la “classe vettoriale”, lobbyes e case discografiche, ovvero coloro che fino ad oggi monopolizzavano la distribuzione di sapere aumentando quindi anche i costi di servizio ma senza aggiungere nulla al contenuto artistico dell’ opera.
Per di più multinazionali e major stanno acquistando al giorno d’ oggi sempre più potere politico, tanto da spingere il governo Obama in un azione internazionale coinvolgendo addirittura l’ FBI!
Le regole vigenti in termini di proprietà intellettuale inoltre, non sono più da considerarsi garanti dell’ autore, bensì subdolo mezzo con cui il mondo economico tiene in ostaggio quello artistico.
Come detto inizialmente, questo maxi-blitz poliziesco certo non porterà alla fine dello streaming, anzi forse lo potenzierà facendo sì che questo trovi nuovi mezzi e nuove strategie comunicative; il Mondo, per quanto qualcuno ne sia dispiaciuto, si sta evolvendo, e la strada della condivisione multimediale troverà sempre nuovi sbocchi da cui ripartire.
Tutto ciò che il mondo istituzionale deve fare è rinunciare all’ inutile repressione e cominciare a pensare a nuovi modelli di produzione, di scambio e di commercio, svincolati dalle pratiche fittizie fino ad oggi portate avanti, accondiscendenti del fatto che le nuove tecnologie hanno modificato per sempre la struttura sociale.
Ciò che resta da fare a noi, d’ altra parte, è predisporsi alla difesa dell’ informazione e all’ organizzazione di nuovi modelli produttivi, le cui forme sono tutte da scoprire.


fonte


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1 commenti:

sei sei seo ha detto...

Il discorso sarebbe pienamente condivisibile, a mio parere, se non fosse che resta da capire come funzionasse questo fantomatico meccanismo per fare guadagnare l'artista dal download gratuito.

Se si fosse trattato di introiti pubblicitari, come mi sembra ragionevole supporre, piove decisamente sul bagnato visto che l'accusa contro Megaupload è ricettazione e riciclaggio di denaro, e non (solo) "violazione dei diritti d'autore" come ingenuamente molti hanno creduto.

I suoi programmi pubblicitari lucravano su materiale pirata, questo è il problema, una cosa che farebbe rabbrividire anche lo scaricatore più accanito della Terra. Lo dico solo per completezza e senza polemica, s'intende :)

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