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venerdì 27 gennaio 2012
OroPare che l’India abbia accettato di pagare in oro il petrolio che acquista dall’Iran, con una mossa diretta a proteggere Delhi dalle sanzioni inflitte dagli Stati Uniti ai paesi che commerciano con l’Iran. La Cina, altro acquirente del petrolio iraniano, potrebbe seguire l’esempio dell’India.
La rivelazione, da parte del sito internet israeliano DEBKAfile, afferma che l’Iran e l’India stanno negoziando con Cina e Russia alternative di supporto nel caso che l’Europa e gli Stati Uniti dovessero trovare il modo di bloccare il sistema di pagamento in oro.
L’operazione di Delhi è apparsa sorprendente, dal momento che precedentemente India e Iran avevano dichiarato che sarebbero passati allo yen e alla rupia. Il documento aggiunge che un altro grande importatore di petrolio iraniano, la Cina, potrebbe seguire l’esempio di Delhi.
Dato che gli Stati Uniti e l’UE hanno decretato sanzioni unilaterali contro l’industria petrolifera e gli istituti finanziari iraniani, India e Cina necessitano di abbandonare il dollaro negli scambi bilaterali. Le sanzioni vieterebbero a qualsiasi banca coinvolta nel commercio di petrolio con l’Iran di trattare con le controparti americane ed europee.

I due principali acquirenti del petrolio iraniano, India e Cina, che rappresentano rispettivamente il 22 e il 13 percento delle sue esportazioni complessive, hanno respinto l’adesione a tali sanzioni. Ciò significa che devono creare un modo affidabile per pagare il greggio indipendentemente dalle aree del sistema finanziario globale controllate da New York e Londra.
L’attuale piano di Delhi è di effettuare i pagamenti mediante due banche statali, l’indiana UCO Bank e la turca Halk Bankasi, essendo la Turchia un altro paese che ha rifiutato di aderire alle sfrenate sanzioni.
A dicembre gli Stati Uniti hanno decretato le sanzioni contro l’Iran, dirette a fare pressioni sulla Repubblica Islamica per rendere più trasparente il suo discutibile programma nucleare. Lunedì l’Unione Europea si è unita all’iniziativa, vietando nuovi contratti petroliferi con l’Iran ma consentendo che siano portati a termine quelli già sottoscritti.
Martedì l’Australia è stato l’ultimo paese a esprimere propositi a favore di tale embargo, anche se l’azione voleva essere più simbolica che pratica, vista la piccola quota del paese nelle esportazioni iraniane di petrolio.
Altri due importanti acquirenti del greggio iraniano, il Giappone e la Sud Corea, stanno trattando con Washington sulla questione, anche se Seul e Tokyo sono preoccupate che il blocco delle importazioni potrebbe danneggiare le loro economie.
L’Iran, che è fortemente dipendente dalle sue vendite di petrolio, sta reagendo nervosamente alla campagna di sanzioni. Teheran dichiara che non cederà alle pressioni e minaccia di bloccare lo stretto di Hormuz, una rotta fondamentale per le petroliere del Golfo Persico.

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