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sabato 28 gennaio 2012


Alfonso Tuor : Il vero potere è detenuto dai grandi gruppi finanziari – L’intervista di Francesco De Maria

Francesco De Maria: Lei è un celebre “economista catastrofista” e come tale gode di un notevole e consolidato successo. Questi nostri ultimi anni di spaventoso marasma economico sembrano incoronare il suo trionfo. Oggi nel disastro lei è un vincente!
Alfonso Tuor: Non sono un vincente, poiché non sono affatto contento del disastro che ci circonda. Le devo anche confessare che non mi piace tanto la definizione di “economista catastrofista”.
Io sono convinto di essere una persona che osserva la realtà senza pregiudizi ideologici o di altra natura. Alcuni mi definiscono un pessimista e io amo rispondere che il pessimista è l’ottimista informato.
Le ragioni del mio pessimismo sono semplici: da più di una ventina d’anni nel mondo occidentale ci si è indebitati e, quando si è investito, lo si è fatto prevalentemente nella finanza oppure in bolle speculative, come quella immobiliare negli Stati Uniti. Si è invece investito molto poco nell’economia reale. Oggi stiamo pagando il prezzo di queste scelte sciagurate.

FDM: La decisione della Banca nazionale di sostenere “a ogni costo” il corso dell’Euro a un livello minimo di 1,20 CHF – e già si sentono voci richiedere l’1,30 – è una vera soluzione del problema oppure un rimedio peggiore del male? Può spiegare al profano come avviene tecnicamente questa difesa del corso dell’euro?


AT: A mio parere, la decisione della Banca Nazionale è pericolosa. I rischi non sono destinati ad emergere nell’immediato. Infatti nel breve termine il rischio più evidente è solo quello di alimentare ulteriormente la bolla che si sta formando nel nostro mercato immobiliare.
A lungo termine bisognerà scoprire se la nostra banca centrale riuscirà a riassorbire l’enorme quantità di franchi che sta stampando per acquistare euro e per difendere il tasso minimo di cambio.
E’ pure probabile, come lasciano intendere numerose dichiarazioni, che prossimamente decidano di alzare questo tasso minimo, poiché 1,20 franchi per un euro non sono sufficienti a ridare competitività al nostro turismo e alla nostra industria di esportazione e poiché vi è un rischio di caduta in deflazione (ossia in una tendenza alla diminuzione di prezzi e salari) della nostra economia.
A mio parere sarebbe stato più saggio e meno costoso usare la zecca della BNS per esentare il settore turistico dal pagamento dell’IVA e l’industria di esportazione dal pagamento degli oneri sociali (AVS, disoccupazione, ecc.) a carico delle aziende.
Questa via avrebbe aiutato in modo puntuale le imprese che soffrono per il superfranco e avrebbe permesso di evitare di stampare una grande quantità di franchi che non sappiamo dove stanno andando a finire.
Per un Consiglio federale e un mondo politico elvetico, ancora prigioniero di vecchi schemi, una decisione di questo tipo era ed è incomprensibile e quindi inaccettabile.

FDM: Chi sta annegando si aggrappa a ogni possibile speranza di salvezza. L’Occidente attanagliato dalla crisi del debito sarà salvato dai paesi emergenti, dalla Cina o dall’India o dal Brasile?
AT: Credo che questi Paesi non si sveneranno per aiutare l’Europa. Del resto non si capisce perché una Cina, che ha un reddito pro capite di 4’000 dollari, debba aiutare un’Europa che vanta un reddito pro capite di 28’000 dollari.
Prima di chiedere aiuti, i Paesi occidentali dovrebbero dare maggiore spazio ai grandi Paesi emergenti nelle grandi istituzioni internazionali, come il Fondo Monetario e la Banca Mondiale. Ma quando se ne discute, la disponibilità verbale dell’Occidente non si traduce mai in fatti concreti.

FDM: Anche le notizie più recenti sembrano confermare che le banche svizzere – per non parlare del governo – non sono in grado di reggere la dura pressione del fisco americano. Il segreto bancario svizzero, “croce e delizia” del nostro potentato finanziario – è ormai vicino alla fine. O è forse già morto?
AT: Mi sembra che sia le grandi banche svizzere sia il Consiglio federale abbiano deciso di puntare sul cosiddetto modello Rubik, che prevede il mantenimento dell’anonimato del cliente che pero’ paga le imposte nel suo Paese di origine grazie a banche svizzere che si assumerebbero il ruolo di esattori fiscali.
Mi sembra pero’ che questa strategia sia destinata al fallimento. Sia il Parlamento tedesco sia quello britannico non sembrano disposti ad approvare gli accordi in tal senso parafati dai loro rispettivi Governi. Inoltre, mi sembra che le campane a morto per il modello Rubik le abbia suonate il recente G20 di Cannes. Il Presidente Nicolas Sarkozy ha infatti dichiarato che i Paesi presenti hanno concordato di lottare contro i cosiddetti paradisi fiscali, tra i quali hanno incluso di nuovo la Svizzera e di volere arrivare allo scambio automatico di informazioni in materia fiscale.
In pratica, siamo ancora ai piedi della scala e molto probabilmente nel prossimo futuro assisteremo ad una nuova escalation delle pressioni internazionali nei confronti della Svizzera.

FDM: Nel libro “Too big to fail” di Andrew Ross Sorkin viene descritta una finanza – a Wall Street, ma potremmo essere anche in altri luoghi – che, perso il contatto con i bisogni e i valori reali dell’economia, si è trasformata in pura avidità e folle speculazione. Dopo tante amare esperienze, questa finanza irresponsabile e in certi casi criminale sarà debellata?
AT: Finora questa finanza non solo non è stata debellata, ma continua ad agire come prima e forse anche peggio di prima. Credo che nei principali Paesi occidentali il vero potere è detenuto dai grandi gruppi finanziari.
In altre parole, non è Obama che governa gli Stati Uniti, ma Wall Street. Purtroppo nulla o molto poco (soprattutto allo scopo di confondere le idee dell’opinione pubblica) è cambiato. Credo che questi gruppi finanziari, sempre piu’ fragili e sull’orlo del collasso, cerchino di sopravvivere succhiando le ultime risorse ancora esistenti nell’economia reale. Quindi o c’è una reazione popolare e, quindi, anche politica contro queste politiche oppure nulla cambierà.
Anzi, continueremo ad assistere al continuo impoverimento delle nostre economie e del nostro tenore di vita.

FDM: Lei ha visitato la Cina, questo gigante che si sta levando in piedi. Ci descriva il paese con la sua mitizzata economia rampante, della quale probabilmente noi sappiamo troppo poco.
AT: E’ impossibile descrivere la Cina in un’intervista di questo genere. Si puo’ comunque dire che anche il Governo di Pechino ha molti problemi da risolvere, ma sono nulla in confronto ai nostri, poiché la Cina negli ultimi 30 anni ha investito enormemente nell’economia reale.



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