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mercoledì 25 gennaio 2012
L aeroporto di BolzanoL'aeroporto di Bolzano
Il nuovo terminal è stato inaugurato un mese fa ed è costato sei milioni di euro. Ma l'unica linea aerea che lo usava sta fallendo. E così è destinato a rimanere un fantasma. Pagato dai contribuenti


Già nel 2008 la Corte dei Conti aveva intimato alla Provincia di dismettere le sue quote e di uscire dalla società


Il nuovo, sfavillante terminal di Bolzano era stato inaugurato esattamente un mese fa ed era costato sei milioni di euro. Ora si guarderà allo specchio a tempo indeterminato: perché l'unica compagnia che serve l'aeroporto, la Air Alps, è a un passo dal fallimento. E per quanto la Provincia autonoma si sia affrettata a dire che una soluzione si troverà, all'orizzonte si profila un flop senza appelli. La Gazzetta ufficiale ha appena pubblicato il decreto di cassa integrazione dei 44 dipendenti italiani della compagnia quando i voli su Bolzano, Roma, Parma e Salerno restano a terra. Nessuna spiegazione.

Sino al 2009, a finanziare l'Air Alps era stato il gotha dell'economia altoatesina, convinto che una terra ricca come l'Alto Adige non potesse fare a meno di un aeroporto. Ma non aveva messo nel conto l'ostracismo di una parte consistente della popolazione, né il diniego dell'Enac all'allungamento della pista, fondamentale per non limitarsi ai Fairchild Dornier da 32 posti e fare atterrare anche velivoli da 80 passeggeri.

Due anni fa, gli imprenditori avevano gettato la spugna, ma non la Provincia di Bolzano, che nell'Air Alps ha sinora riversato 4,4 milioni di euro: soldi pubblici gettati al vento. Non i soli: nel conto c'è infatti da mettere anche il milione e mezzo di euro sborsato dalla Regione Trentino-Alto Adige. «A questo punto chiediamo l'intervento della Corte dei conti», dice il consigliere provinciale dei Verdi Riccardo Dello Sbarba, «che già nel 2008 aveva intimato alla Provincia di dismettere le sue quote e uscire dalla società».

La Air Alps è un vettore austriaco. Fuggita a gambe levate la cordata altoatesina, nel 2009 la maggioranza della società (il 78 per cento) era stata rilevata dalla Welcome Air, a sua volta controllata dal Lions Air Group di Zurigo. Il resto del pacchetto azionario è tutto italiano, con il 16 per cento della Bzs Holding del re dello speck Franz Senfter, il 4 per cento della Sta (una controllata della Provincia) e il 2% della Regione



E adesso? Revoca della licenza di volo in Austria, stato d'insolvenza manifesto, cassa integrazione per il personale: la fine sembra segnata. A provocarla, dicono gli addetti ai lavori, mancati investimenti e scelte strategiche controverse, come un servizio di aeroambulanze che avrebbe reso molto meno del dovuto. 

Certo è che la crisi di Air Alps si abbatte in pieno sull'aeroporto di Bolzano: da oggi, niente più voli di linea. Qualche jet privato (soprattutto russo, verso le piste da sci dolomitiche) e gli aerei da turismo: ecco cosa resterà.



La Airport Bolzano Dolomiti (Abd) che gestisce il piccolo scalo è una società in-house della Provincia, che ha sinora speso qualcosa come 45 milioni di euro. L'aeroporto dovrà formalmente restare aperto: uno scalo-fantasma. A rischiare il posto, ora, è anche il personale di terra.

Il Ceo di Welcome Air, Sabine Mertens, ufficialmente nega la criticità della situazione, ma gli aerei sono tutti fermi a Innsbruck in Tirolo mentre il governatore altoatesino Durnwalder ?€“ al quale erano state consegnate 28 mila firme contro l'ampliamento dello scalo - parla già di una nuova gara per cercare altre compagnie e coprire almeno i collegamenti con Roma e Vienna. Peccato che la concessione con Air Alps scada soltanto a novembre. 

Così l'Italia delle piste bonsai, inutili e pagate dai contribuenti, potrebbe presto perdere un altro pezzo. Bolzano resta collegata a Roma solo attraverso l'aeroporto di Verona-Villafranca; ma anche qui, i guai non mancano. Dopo l'addio del presidente Fabio Bortolazzi, poco prima di Natale aveva lasciato la Catullo Spa anche il direttore generale Massimo Soppani, «preso atto del nuovo indirizzo strategico della società». Ai due viene imputato il buco di bilancio (19 milioni di euro previsti per il 2011) e il disastro gestionale della consorella, l'aeroporto di Brescia-Montichiari i cui sprechi erano stati denunciati dall'Espresso solo alcune settimane fa. Quest'ultimo, un pozzo senza fondo con qualche volo postale e poco più, avrebbe dovuto ospitare tre nuove compagnie cargo, ma non se n'é vista neppure una e ora si pensa ad una "bad company" per scorporare il ramo secco. Quanto al "Catullo", che pure nel 2011 ha registrato un aumento dei passeggeri del 12% (quasi 3,4 milioni), il bubbone è scoppiato per il contratto (per molti capestro) siglato con Ryanair, che da solo produce una perdita di due-tre milioni d'euro l'anno.



fonte: l'Espresso

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