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venerdì 30 dicembre 2011
Opposizione rituale del Psoe. Solo Cayo Lara, di Iu, parla della «illegalità» di una parte del debito pubblico. Oggi i ministri Tono moderato e soft, contenuto nettamente neo-liberista. Tasse, nucleare...
Retorica da buon padre di famiglia, molto fair play e un programma nettamente neo-liberista. Nel discorso con il quale Mariano Rajoy, leader del conservatore Partido popular e trionfatore delle elezioni anticipate del 20 novembre (più per la debacle socialista che per meriti propri), si è presentato ieri alla Camera dei deputati da presidente in pectore del nuovo governo spagnolo, non ci sono stati annunci ad effetto, ma la conferma di quanto era emerso durante la campagna elettorale: per lo stato sociale e per i diritti dei lavoratori tempi difficili. Con toni felpati ed esibendo moderazione e volontà di dialogo, Rajoy ha messo in chiaro la linea della legislatura che si apre: diminuzione della spesa pubblica nel nome della santa austerità e «modernizzazione» del mercato del lavoro nel nome della santa flessibilità.
Questa è la sostanza della ricetta per «far fronte alla crisi», con la quale l'uomo che sostituirà al palazzo della Monclora il socialista Rodrìguez Zapatero ritiene di poter raggiungere l'obiettivo prioritario di diminuire il drammatico tasso di disoccupazione di oltre il 20 % e tornare a far crescere l'economia. L'annuncio dei sacrifici, però, vale per molti ma non per tutti. Da un lato, un ammontare di tagli di almeno 16 miliardi di euro nella spesa pubblica; dall'altro, la promessa agli imprenditori di un pacchetto di misure di alleggerimento fiscale «per stimolare la crescita», perché «sono loro a creare occupazione». Certamente non sarà più l'amministrazione dello stato a farlo, dal momento che il futuro premier ha affermato chiaramente che bloccherà il turnover degli impiegati pubblici. Praticamente ignorato il settore della ricerca e dell'innovazione, nel quale, evidentemente, non verrà investito più nemmeno un euro.
L'economia è stata la protagonista assoluta della prima giornata dedicata al «dibattito di investitura», in cui oltre al prossimo capo del governo hanno preso la parola il leader socialista Alfredo Pérez Rubalcaba, il suo avversario sconfitto del 20 novembre, e i portavoce degli altri principali gruppi di opposizione. Una discussione tutto sommato tranquilla, in cui le critiche più forti si sono sentite per bocca del coordinatore di Izquierda Unida, il comunista Cayo Lara, che esibiva sul bavero della giacca la spilletta verde del movimento in difesa dell'istruzione pubblica. Contro l'ossessione dell'austerità, è stato l'unico ad accenare alla possibilità di dichiarare illegittima una parte del debito pubblico attraverso un auditing indipendente, criticando «il sequestro della democrazia da parte dei mercati».
A nome del Psoe, Rubalcaba ha offerto a Rajoy una generica disponibilità a collaborare «per il bene del paese», accompagnata però da alcune significative prese di distanza dalle intenzioni dei populares.
Le maggiori differenze sono emerse in relazione al tema delle imposte, che i socialisti vorrebbero aumentare «per le grandi ricchezze» e per le società d'investimento a capitale variabile, e a quello del mercato del lavoro, che il Psoe ritiene di avere già sufficientemente «riformato». Rubalcaba si è riferito, inoltre, ad alcune leggi-simbolo in materia di diritti civili, chiedendo al leader conservatore di ritirare il ricorso presso la Corte costituzionale contro il matrimonio gay. Senza però ricevere risposta. Chiara, invece, la scelta a favore dell'energia nucleare da parte di Rajoy, che ha tacciato di demagogia la possibilità difesa dai gruppi di sinistra e dagli ecologisti di una chiusura graduale e ordinata delle centrali atomiche.
La sessione d'investitura continuerà oggi: nel pomeriggio il voto di fiducia delle Cortes, garantito dall'ampia maggioranza assoluta del Pp. Se tutto andrà come previsto, il neo-premier annuncerà domani i nomi dei ministri. Ancora incertezza sul delicato portafoglio dell'economia, che potrebbe andare a Luis de Guindos, un cinquantenne che fu sottosegretario del governo di José María Aznar per poi passare al servizio dell'immancabile Lehman Brothers. Pochi dubbi, invece, sulla presenza del sindaco di Madrid, Alberto Ruiz Gallardón, con fama di moderato, a cui potrebbe andare il ministero degli interni, e della quarantenne Soraya Santamaría, vicinissima a Rajoy, possibile vice-premier.
fonte
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Retorica da buon padre di famiglia, molto fair play e un programma nettamente neo-liberista. Nel discorso con il quale Mariano Rajoy, leader del conservatore Partido popular e trionfatore delle elezioni anticipate del 20 novembre (più per la debacle socialista che per meriti propri), si è presentato ieri alla Camera dei deputati da presidente in pectore del nuovo governo spagnolo, non ci sono stati annunci ad effetto, ma la conferma di quanto era emerso durante la campagna elettorale: per lo stato sociale e per i diritti dei lavoratori tempi difficili. Con toni felpati ed esibendo moderazione e volontà di dialogo, Rajoy ha messo in chiaro la linea della legislatura che si apre: diminuzione della spesa pubblica nel nome della santa austerità e «modernizzazione» del mercato del lavoro nel nome della santa flessibilità.
Questa è la sostanza della ricetta per «far fronte alla crisi», con la quale l'uomo che sostituirà al palazzo della Monclora il socialista Rodrìguez Zapatero ritiene di poter raggiungere l'obiettivo prioritario di diminuire il drammatico tasso di disoccupazione di oltre il 20 % e tornare a far crescere l'economia. L'annuncio dei sacrifici, però, vale per molti ma non per tutti. Da un lato, un ammontare di tagli di almeno 16 miliardi di euro nella spesa pubblica; dall'altro, la promessa agli imprenditori di un pacchetto di misure di alleggerimento fiscale «per stimolare la crescita», perché «sono loro a creare occupazione». Certamente non sarà più l'amministrazione dello stato a farlo, dal momento che il futuro premier ha affermato chiaramente che bloccherà il turnover degli impiegati pubblici. Praticamente ignorato il settore della ricerca e dell'innovazione, nel quale, evidentemente, non verrà investito più nemmeno un euro.
L'economia è stata la protagonista assoluta della prima giornata dedicata al «dibattito di investitura», in cui oltre al prossimo capo del governo hanno preso la parola il leader socialista Alfredo Pérez Rubalcaba, il suo avversario sconfitto del 20 novembre, e i portavoce degli altri principali gruppi di opposizione. Una discussione tutto sommato tranquilla, in cui le critiche più forti si sono sentite per bocca del coordinatore di Izquierda Unida, il comunista Cayo Lara, che esibiva sul bavero della giacca la spilletta verde del movimento in difesa dell'istruzione pubblica. Contro l'ossessione dell'austerità, è stato l'unico ad accenare alla possibilità di dichiarare illegittima una parte del debito pubblico attraverso un auditing indipendente, criticando «il sequestro della democrazia da parte dei mercati».
A nome del Psoe, Rubalcaba ha offerto a Rajoy una generica disponibilità a collaborare «per il bene del paese», accompagnata però da alcune significative prese di distanza dalle intenzioni dei populares.
Le maggiori differenze sono emerse in relazione al tema delle imposte, che i socialisti vorrebbero aumentare «per le grandi ricchezze» e per le società d'investimento a capitale variabile, e a quello del mercato del lavoro, che il Psoe ritiene di avere già sufficientemente «riformato». Rubalcaba si è riferito, inoltre, ad alcune leggi-simbolo in materia di diritti civili, chiedendo al leader conservatore di ritirare il ricorso presso la Corte costituzionale contro il matrimonio gay. Senza però ricevere risposta. Chiara, invece, la scelta a favore dell'energia nucleare da parte di Rajoy, che ha tacciato di demagogia la possibilità difesa dai gruppi di sinistra e dagli ecologisti di una chiusura graduale e ordinata delle centrali atomiche.
La sessione d'investitura continuerà oggi: nel pomeriggio il voto di fiducia delle Cortes, garantito dall'ampia maggioranza assoluta del Pp. Se tutto andrà come previsto, il neo-premier annuncerà domani i nomi dei ministri. Ancora incertezza sul delicato portafoglio dell'economia, che potrebbe andare a Luis de Guindos, un cinquantenne che fu sottosegretario del governo di José María Aznar per poi passare al servizio dell'immancabile Lehman Brothers. Pochi dubbi, invece, sulla presenza del sindaco di Madrid, Alberto Ruiz Gallardón, con fama di moderato, a cui potrebbe andare il ministero degli interni, e della quarantenne Soraya Santamaría, vicinissima a Rajoy, possibile vice-premier.
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