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martedì 13 dicembre 2011
Abita a Fossò il 77enne che ha rubato per fame all'interno di un negozio di Piove di Sacco. Un’offerta da Prato: «Pago io»

Sordo come una campana, orgoglioso come un uomo d’altri tempi, non avrà forse un passato del tutto cristallino l’anziano di Fossò che è stato pizzicato in un supermarket di Piove di Sacco con tre bistecche sotto il giubbetto. Eppure la sua storia ha fatto il giro d’Italia, perchè ai tempi della crisi la notizia richiama antiche povertà, l’impossibilità di arrivare a fine mese con una pensione che si assottiglia ogni giorno sotto il peso delle spese e delle tasse.

Se ci si mettono poi un figlio invalido, una moglie dai molti acciacchi e le disavventure di una vita non rettilinea, ecco che la storia di Luigi M. merita di essere approfondita.



Ieri pomeriggio l’uomo di 77 anni è stato convocato di nuovo nella caserma dei carabinieri. Vi era entrato poche ore prima quando era stato sorpreso dal vigilante dell’IperSimply che aveva avuto buon gioco a fargli tirare fuori il bottino gastronomico mentre cercava di allontanarsi senza passare per le casse. I carabinieri gli hanno spiegato che la denuncia per furto c’è. Che non basta l’offerta, avanzata dalla moglie, di risarcire il maltolto (peraltro subito restituito) per far finire tutto nel dimenticatoi. Però un barlume di via d’uscita è venuto da Carlo Del Menico, direttore responsabilità sociale d'impresa del gruppo Sma, di cui fa parte il marchio. «È stato l'elemento della recidiva, visto che aveva tentato di rubare altre due volte, a portare alla denuncia. Naturalmente non è sulle denunce che impostiamo il nostro rapporto con il cliente. Ma volevamo che a questa persona arrivasse un segnale».

Il direttore ha però aggiunto: «Sulla denuncia discuteremo domani (oggi per chi legge, ndr) con la direzione del punto vendita, e vedremo cosa fare... Il nostro gruppo lavora molto nel sostegno di attività solidali e onlus. L'anno scorso abbiano donato in alimentari l'equivalente di 500 mila pasti». Insomma, una cesta natalizia con qualche leccornia potrebbe arrivare presto a Fossò. E un cittadino di Prato, Alessandro Maiorano, dipendente pubblico, dicendosi indignato dalla vicenda, si offre di saldare il prezzo della merce. «Li pago io, gli euro di quelle bistecche».

Intanto Luigi si è chiuso in casa. Per lui parlano la moglie e il figliastro. La donna, piuttosto agitata: «La vita è dura per tutti, me lo dice sempre. Mio marito è molto malato, non so cosa gli sia preso». Il figliastro: «Mio padre non ruba per avere qualcosa da mangiare, non è il pezzo di carne o il pane che gli interessano: quello a cui punta è riuscire a conservare intatti i soldi che ci entrano in casa per pagare il riscaldamento e le bollette varie. Non è facile vivere in tre con mille euro al mese».

La famiglia in passato aveva conosciuto una notevole agiatezza. E Luigi era conosciuto addirittura con il soprannome di "boss". Allusione alla frequentazione di ambienti non commendevoli, anche con qualche pregiudicato del Piovese. Insomma, non è mai stato uno stinco di santo e qualche volta è finito in galera. Un tenore di vita elevato quando era uno dei principali sponsor di una squadra di calcio di seconda categoria, con la moglie che faceva da presidente. Ma i tempi d’oro sono passati. Adesso per il quasi ottuagenario Luigi è in gioco la sopravvivenza.

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