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sabato 24 dicembre 2011
Dopo due giorni intensi ed un’interessante discussione (cui hanno preso parte reti ed organizzazioni di 9 paesi europei) è nata a Napoli la Rete Europea per l’acqua bene comune, che si è data un ottimo Manifesto ma soprattutto alcune solide campagne per il prossimo futuro, a partire da due proposte di ICE (Iniziative dei Cittadini Europei). Un ringraziamento ai comitati napoletani e campani, a tutto il gruppo internazionale e alla segreteria per il lavoro che ha permesso questa “nascita”, in un clima umanamente bello e politicamente denso. Condivideremo con tutte/i voi al più presto – a partire dal prossimo coordinamento- le idee, le proposte e le iniziative emerse nella due giorni euronapoletana.Esattamente sei mesi fa la vittoria referendaria contro la privatizzazione dell’acqua ha chiuso, nel senso comune e nell’opinione pubblica, un’intera epoca. Un’epoca che le oligarchie economiche e le loro schiere di cavalier serventi, più o meno “tecnici”, sono assai restie ad abbandonare, dichiarando invece guerra al 96% di “sì” referendari in Italia e al 99% dell’umanità in genere. A giugno il popolo italiano attraverso il voto democratico – termine che suona preoccupantemente “demodè”- tracciava di nuovo quel confine, ormai scoloratosi, fra merci e beni comuni, fra terreno dei diritti e terreno dei profitti, fra impresa di mercato e servizio pubblico d’interesse generale. Ciò accadeva dopo troppi anni d’indottrinamento neoliberista, in cui anche a sinistra ci si era convinti che il fine d’un servizio pubblico vitale fosse generare dividendi per gli azionisti e i beni comuni dovessero servire all’accumulazione di capitale privato. Il voto è stato quindi un colpo all’ideologia neoliberista che ci ha trascinati nella crisi teorizzando la fine d’ogni controllo democratico e d’ogni intervento politico sui mercati e sulla finanza, oltre che una democrazia anoressica, ridotta a mera partecipazione elettorale su agende preconfezionate. La buona novella del referendum italiano, promosso da una coalizione tanto vasta e socialmente radicata quanto squattrinata, ha fatto il giro del mondo e di tutta Europa.Il primo messaggio che è arrivato negli altri paesi è stato semplice: le privatizzazioni e il dominio dei “mercati” non sono un destino naturale né un evento trascendentale, posto al di là della capacità d’intervento degli umani mortali. L’altro messaggio recepito è che, per poter ricondurre i nostri destini a portata di mano, dobbiamo metterci assieme, unirci, costruire reti sociali ampie ed inclusive. Dietro la vittoria referendaria, infatti, vi è un lungo processo molecolare che ha compattato, attorno all’acqua simbolo dei beni comuni, una miriade di soggetti locali e nazionali. Reti in grado d’elaborare proposte concrete, che consentano ai movimenti di “farsi direttamente legislatori”. In Italia prima abbiamo usato lo strumento delle leggi d’iniziativa popolare, poi il referendum.
Possiamo tentare qualcosa di simile in Europa? Costruire un’alleanza sociale che, nel continente, sottragga l’acqua alla mercificazione, riaprendo così l’intero orizzonte dei beni comuni? A Napoli -unica città italiana che ha appena ripubblicizzato il servizio idrico, mostrando che ciò è ben possibile- sabato 10 e domenica 11 movimenti, sindacati, organizzazioni ambientaliste e molti altri soggetti sociali di tutta Europa si sono dati appuntamento, su invito del Forum italiano, per dar vita ad una rete continentale per l’acqua e per scrivere assieme un “manifesto” che fissi gli elementi condivisi, gli obiettivi e gli strumenti per realizzarli.
Perchè questa accelerazione, per un movimento che non scopre certo oggi l’impegno internazionale? Perchè allargare all’Europa il campo d’azione quotidiana, attraverso la creazione d’una rete stabile? In positivo la risposta è da ricercare nella vittoria italiana, in quella di un analogo referendum a Berlino e nei processi di ripubblicizzazione in Francia: i tempi per questo salto sono maturi. Ma la risposta è anche da ricercare nella crisi stessa. La BCE e la commissione europea, apertamente ridottesi a portavoce del potere finanziario, sono oggi una temibile minaccia per i beni comuni. Tuttavia l’Europa è, al contempo, anche la soluzione: non c’è salvezza senza Europa perchè il capitale si muove, ancor più potentemente che in passato, in una dimensione sovranazionale. Se non ci poniamo con efficacia a questa altezza, consci che nessun soggetto sociale, per quanto forte, è di per sè autosufficiente, e consci che la dimensione locale o nazionale non basterà ad arginare l’attacco del grande capitale ai beni comuni, ci troveremo più deboli e presto travolti dall’assalto della finanza globale, con il contorno di leggi nazionali e direttive europee privatizzatici. I beni comuni sono in pericolo – l’esperienza insegna come ad ogni attacco speculativo segua un ciclo di privatizzazioni e di saccheggio del patrimonio pubblico- ma allo stesso tempo sono anche la via maestra per l’uscita dalla crisi: sono una solida base di ricchezza collettiva che, se governata in modo partecipativo, non solo garantisce a tutti l’accesso a beni fondamentali, non solo ci traghetta al di là dell’eteronomia oligarchica in cui siamo immersi, ma può costituire anche il fondamento di un’altra economia, sociale e solidale. Un’economia della condivisione e della cooperazione anziché della competizione.
La nascente rete europea sceglierà così un cammino che appare quasi rivoluzionario, con i tempi che corrono, ossia quello della democrazia. Mentre il capitalismo finanziario accentua quei caratteri elitisti e mercatisti che costituiscono il vizio d’origine dell’Europa che conosciamo -come mostrano il referendum greco “negato”, la lettera della BCE all’Italia e il tentativo di svuotare il referendum italiano appena vinto- di contro, come movimenti per l’acqua, risponderemo utilizzando per primi l’Iniziativa dei Cittadini Europei (attivabile con un milione di firme da raccogliere in almeno 7 paesi). L’ICE è il primo timido strumento di partecipazione democratica introdotto finalmente nell’Unione: dalla primavera del 2012 permetterà ai cittadini di spingere la Commissione a legiferare secondo la volontà indicata dal popolo europeo. Il nostro fine, ambizioso, è dar inizio a Napoli ad un percorso politico e culturale che porti dall’acqua e dai beni comuni fino a ridisegnare interi pezzi della fisionomia dell’Unione e delle politiche europee. Dal referendum italiano alle piazze degli indignados la richiesta di attivare forme di democrazia diretta sta attraversando il continente. Ad una finanza che vorrebbe sciogliere il popolo e governarci direttamente, risponderemo avviando una campagna che recupererà pezzi di quella sovranità che ci è stata sottratta, per farci direttamente legislatori e artefici di un’altra Europa.
Di Tommaso Fattori
Movimento Acqua Bene Comune
Questo primo passo verso una coscienza collettiva, che le privatizzazioni e il dominio dei “mercati” non sono un destino naturale né un evento trascendentale, ma una volontà imposta da una ristretta cerchia di persone, è una tappa fondamentale del mutamento epocale verso cui l’umanità si sta avviando: il rafforzamento della resilienza delle comunità passa sostanzialmente attraverso l’affermazione delle proprie Sovranità.
La Sovranità idrica è fondamentale per tutte le popolazioni del paineta, ed è un concetto di “facile” comprensione, per questo è riuscita ad affermarsi, in Italia e altrove, quale volontà espressa da una massa critica in grado di imporsi.
Il cammino è ancora lungo per la vera affermazione di questa Sovranità fondamentale, ma essa rappresenta il catalizzatore di un processo ben più ampio di ri-conquista DELLE SOVRANITA’, necessarie al Ben-Essere delle popolazioni. In particolare ci riferiamo a:
- Sovranità alimentare, il diritto delle popolazioni di poter decidere sulla propia sicurezza alimentare, cosa produrre, come produrlo, come commercializzarlo, come rendere l’alimentazione adeguata alla propria cultura. Se noi siamo quello che mangiamo, oggi purtroppo non siamo lo spacchio della salute. Molte delle malattie e intolleranze, in fortissimo aumento in questi anni, è scientificamente provato che dipendono da un’alimentazione sbagliata e derivata dalla lavorazione industrialedi materie prime che sin dall’origine non hanno più le qualità nutritive del passato. L’industrializzazione del settore agroalimentare, le colture intensive, gli OGM, l’impoverimento e l’inquinamento dei terreni, la distruzione programmata del sistema dell’agricoltura contadina familiare – ossatura del sistema produttivo italiano – l’accaparramento dei terreni agricoli e molto altro, stanno devastando l’economia reale, la società, l’ambiente, arrivando a privatizzare anche la vita (i geni). Così come accade per l’acqua, anche per la Sovranità alimentare esiste un movimento di “resistenza” internazionale (www.viacampesina.org)
- La Sovranità Politica, essenziale per gestire correttamente le comunità. Il politico deve essere colui che per le sue doti morali e professionali, gestisce la cosa pubblica. Recuperare questa Sovranità e la sua enorme responsabilità, implica un lavoro di revisione molto profondo sul significato di fare politica oggi e comporta anche una vera e propria rivoluzione delle coscienze degli elettori, nonché una conoscenza non superficiale di quali siano i meccanismi economici ed i riflessi che questi hanno nella vita di un paese.
- Sovranità Territoriale, essenziale per il controllo e la salvaguardia del territorio. Nel tempo e grazie ad accordi tutt’oggi ancora coperti da segerto di stato, è stato possibile avere nella nostra penisola 107 basi militari statunitensi e il movimento “No dal Molin” di Vicenza è il sintomo della voglia di riprendere i propri spazi e di liberarsi da questi vincoli imposti. Non meno importante per la Sovranità Territoriale è la capacità di poter contrastare l’estrema cementificazione che fa scomparire ogni anno migliaia di ettari di terreno che sarebbero potuti essere destinati all’agricoltura e al verde. Ugualmente importante è la necessità, da parte delle comunità, di poter contrastare gli insediamenti pericolosi e altamente inquinanti, come le centrali nucleari, gli inceneritori (detti termovalorizzatori), le discariche di rifiuti. Innumerevoli sono le realtà che, purtroppo in modo polverizzato, si battono per la difesa del territorio, qui a Verona ne citiamo solo alcune: Comitato contro il traforo, Comitato contro l’autodromo, Fumane futura contro il cementificio trasformato ad inceneritore di rifiuti, Comitato per la salvaguardia del monete Mamaor, Terra Viva per la promozione di un’agricoltura senza veleni, Comitato contro l’inceneritore di Cà del Bue e molti altri. Sebbene negli anni passati diverse volte questi “comitati” hanno cercato un’unitarietà di intenti, ancora qualcosa di unitario e consolidato non è nato; ci rincuora il fatto che le persone più lungimiranti stanno intraprendendo un nuovo percorso che guarda verso questa direzione la “Costituente Verona 2012”.
- Sovranità energetica, essenziale nelle cose di tutti i giorni, per il funzionamento dell’economia reale, per i trasporti e le comunicazioni. La necessità per le comunità è quella di chiedere che si privilegi l’autosufficienza energetica, che l’energia venga sfruttata sul territorio che l’ha prodotta e soprattutto che si eviti la speculazione in questo settore accettando solamente privati residenti o società che hanno i loro impianti produttivi di energia rinnovabile nel territorio e negando l’autorizzazione qualora gli impianti vengano installati su terreni destinati all’agricoltura. Una Sovranità energetica primaria collegata all’energia elettrica può essere territorialmente affermata attraverso lo sviluppo del fotovoltaico nell’attesa che nuove tecnologie, più efficienti e meno impattanti riescano a diffondersi. La diffusione del fotovoltaico, oltre a determinare un’autonomia energetica può contribuire ad indebolire i giochi di potere legati alle risorse esauribili aiutando a ridurre il divrio tra paesi più e meno “sviluppati”; autoproducendo l’energia lo dove serve si può evitare la costruzione di nuove ed inquinanti centrali (a carbone, petrolio, ecc.); lo sviluppo locale del fotovoltaico consente di creare nuovi posti di lavoro e rafforzare l’economia reale; in previsone futura, con lo sviluppo delle auto elettriche, il fotovoltaico potrà essere associato ad un sistema di mobilità completamente sostenibile. Un esempio di affermazione della Sovranità energetica a scala nazionale è il progetto “Sole in Rete” (www.soleinrete.it).
- Sovranità della Salute, la prima cura è una corretta alimentazione fatta con cibo di qualità. Molti studiosi oggi attribuiscono all’alimentazione una funzione importantissima per la cura e la prevenzione delle malattie. Inutile ricordare come le multinazionali del farmaco siano anche i più grandi produttori di concimi chimici e pesticidi e che guadagnano cifre stratosferiche dalle nostre sofferenze. Oggi ci troviamo in una condizione di estrema dipendenza e debolezza che porta intere popolazioni alla mercé di enti sovranazionali che non hanno al centro l’umanità ma la sopraffazione e il profitto. Un mondo sfruttato ed inquinato fino all’inverosimile che ha perso il buon senso e le sue radici a causa dell’irrazionalità del sistma che alcuni uomini hanno creato, un solo esempio per tutti: i vaccini che periodicamente vengono “imposti”, per lo più inutilmente, anche grazie ad un vero e proprio terrorismo mediatico (il caso dell’influenza aviaria) per il semplice obiettivo del profitto, e che portano in sé malattie collaterali, intolleranze se non addirittura la morte. La salute e la malattia sono anche lo specchio del nostro benessere interiore e della nostra armonia con la natura e tutto questo si collega alla necessità di affermazione delle Sovranità in generale.
- Sovranità sull’Informazione, la necessità di garantire il diritto alla Sicurezza e Sovranità d’informazione indipendente è un elemento fondamentale del nostro Ben-Essere e come tutte le Sovranità, intese come libertà, anche la libertà d’informazione va conquistata, difesa, sostenuta. In questo senso, sono mumerose le realtà esistenti che fanno informazione indipendente, alternativa, con costanza e professionalità, ma “la crisi” attuale, che va a minare ogni sovranità e libertà in nome del profitto e dell’uomo e degli Stati al servizio dell’economia e del “mercato”, sta vanificando gli sforzi di innumerevoli persone e realtà. Serve un’azione collettiva di sostegno alle realtà editoriali indipendenti, locali, nazionali ed internazionali, oltre ad una costante vigilanza della libertà d’uso del patrimonio collettivo rappresentato da internet.
- Sovranità di Comunicazione, il dominio di poche realtà multinazionali sui sistemi comunicativi e pressoché assoluto. Serve una comunicazione libera e a basso costo di proprietà dei cittadini. Ciò è possibile grazie alla creazione di una rete a banda larga di proprietà dei cittadini dove ognuno è fruitore ed erogatore allo stesso tempo del servizio con un rapporto diretto con tutta la rete costruita, la cosiddetta rete distribuita a maglia (mesh), è il caso del progetto nazionale NoiNet (www.noinet.eu). Ognuno è un nodo della rete che riceve e ritrasmette il segnale e l’unione di tutti questi nodi costituisce una rete di proprietà diffusa all’interno della quale far circolare una serie di servizi a basso costo o addirittura gratuiti. Tanti nodi interconnessi fra loro che comunicano e si scambiano dati ed informazioni ad alta velocità, senza uscire dalla rete, come una specie di grande rete intranet. Il risparmio stimato ottenibile attraverso questo sistema, rispetto ai costi attuali, si dovrebbe aggirare attorno ad un 50% in meno, forse anche di più, con un aumento delle prestazioni e delle possibilità operative. La forma con cui gestire in modo condiviso questa “infrastruttura” è quella della cooperativa di consumo e fra le varie opzioni c’è la possibilità di collegare il tutto attraverso l’interazione con sportelli, uffici pubblici e servizi sanitari, servizi di pubblica utilità, servizi di e-government, noleggio visione, acquisto di musica/filmati, distribuzione di spettacoli ed informazioni, prenotazioni, pagamenti, video-sorveglianza, guide turistiche. Gli utili derivanti dalla gestione e dai servizi erogati ad esempio alle imprese, potranno essere destinati al potenziamento della rete, alla diminuzione del costo dell’abbonamento nello spirito “più siamo meno paghiamo”, e per sostenere progetti utili a tutta la collettività.
- Sovranità Monetaria, è determinante per l’autonomia di uno Stato e per il buon finzionamento dell’economia reale. Il denaro è il fulcro dell’organismo economico e delve essere riportata ad essere un mezzo che agevoli gli scambi e non uno strumento di sopraffazione e schiavitù occulta. La creazione monetaria non deve essere più collegata all’indebitamento degli stati e dei privati e tutto quello che riguarda il mezzo di scambio delve essere riportato nella sfera decisionale della collettività; una collettività però consapevole, attenta e in grado di controllare costantemente l’opera dei suoi rappresentanti. Un esempio di tutto ciò è il sistema nazionale della Soledarietà ChE Cammina (www.scecservice.org) un circuito di economia reale che utilizza un abbuono gratuito quale primo passo verso una moneta libera da interesse, strumento neutro per la facilitazione degli scambi economici e a Sovranità popolare.
Nell’opera di ri-costruzione e ri-conquista delle Sovranità è necessario ripartire innanzitutto da noi stessi, cercando di lavorare su tutte uelle dipendenze, anche psicologiche, che si sono stratificate nel corso del tempo e che ci legano ancora in modo profondo al sistema che inevitabilmente e velocemente sta raggiungendo il suo capolinea.
Oltre alle dipendenze materiali, comunque importanti, meritano particolare attenzione tutti quegli atteggiamenti ingenerati dal sistema del “debito infinito”, della “crescita infinita”, della competitività e della conquista dei mercati, del consumismo, che condizionano pesantemente i nostri rapporti con l’altro. Una sorta di “ecologia della mente” che ci prepara ad affrontare con un diverso spirito i rapporti interpersonali. Ad esempio possiamo elencare alcuni atteggiamenti che riteniamo virtuosi come:
- spegnere la televisione definitivamente;
- evitare le generalizzazioni e i luoghi comuni, specialmente quelle che riguardano categorie di persone o etnie;
- evitare di aspettare che siano gli altri ad iniziare a tenere determinati comportamenti virtuosi;
- evitare di pensare in termini di scarsità ed essere paralizzati dalla paura del futuro;
- cercare di pensare ed agire g-localmente, di avere una visione d’insieme dei problemi e delle opportunità uscendo dal proprio “guscio”;
- cercare di fare Rete in ogni occasione possibile, condividendo con gli altri in modo libero e gratuito.
Ovviamente sono solo alcuni esempi che ciascuno può diverstirsi ad ampliare e più ci si riflette attentamente e più ci si rende conto che un altro mondo è possibile!
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