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giovedì 15 dicembre 2011
Concorsi Concorsi pubblici, tra burocrazia e rinvii si spegne la speranza dei giovani
La storia di Simona: a 28 anni troppo vecchia per le aziende, cerca lavoro con le selezioni pubbliche
Professione, concorsista!”. Così si qualificaSimona con un sorriso per sdrammatizzare una situazione che invece fa soffrire. Perché considerata troppo “vecchia” dalle aziende all’età di 28 anni, ha rinunciato ad inviare un curriculum che viene costantemente respinto e ha deciso di buttarsi nei concorsi pubblici, la sua ultima speranza prima di emigrare. I concorsi in Italia hanno tempi lunghissimi, implicano tanto studio, notevoli spese e non sempre sono effettivamente meritocratici. Nonostante tutto, milioni di giovani italiani li ritengono l’unica concreta speranza di trovare un lavoro, con un contratto a tempo indeterminato. I concorsi sono visti anche come una possibilità di mettersi in gioco di fronte ad un settore privato, adesso più che mai, non disposto ad investire su persone senza esperienza lavorativa o che abbiano superato una certa età.

Di cosa ti occupi nella vita? Cosa fai in questo momento? Odio queste domande. Non so cosa rispondere. Io, tutte le mattine mi alzo dal letto e mi metto alla scrivania a studiare. Studio per tutti i concorsi che posso fare”, spiega SimonaDopo essersi laureata in economia, ha trascorso due anni all’estero tra la Francia e l’Australia. Tornata in Italia si è resa conto che, nonostante i titoli di studio e la conoscenza delle lingue, il settore privato non era disposto ad investire su una ragazza che aveva superato i 25 anni. Simona ha così deciso di dedicarsi ai concorsi pubblici. “Ho partecipato al concorso diplomatico, all’EPSO, al concorso del Ministero dell’Economia e delle Finanze e mi sono iscritta al concorso al Comune di Roma, che rinviano da due anni e per cui ho dovuto anche pagare 10 euro, al concorso all’Agenzia delle Entrate, anche questo rinviato, alla Banca d’Italia e alla Guardia di Finanza. Di un concorso conoscerò gli esiti solo tra 4 mesi. In un altro sono stata bocciata. In un altro ancora ero idonea non vincitrice ed altri due non li ho potuti fare per mancato rispetto delle procedure burocratiche poco chiare”. Ad altri concorsi, invece, non può partecipare a causa della statura.
Simona è un vulcano di energia e determinazione. La sua simpatia riesce a strappare un sorriso a chiunque la incontri. Ma si sente però crollare il mondo addosso quando pensa che tutto ciò che ha studiato, tutto quello che sa fare, le lingue ed i titoli che ha non servono a niente. Ha fatto sacrifici, speso tanti soldi e trascurato l’amore per studiare. Ora in mano non ha niente: “vorrei mi venisse data una possibilità e se il settore privato non è disposto a farlo mi rimangono solo i concorsi. Sono arrabbiata, delusa e mi sento frustrata quando vengo a sapere che i miei amici, con il semplice diploma di maturità, lavorano e possono parlare di mutui, matrimoni, viaggi e macchine. Una vita che non mi posso permettere. Devo chiedere ai miei anche i soldi per andare fuori a cena”. Simona è sfiduciata, demotivata e stanca. Ma non ha nessuna intenzione di arrendersi.
È davvero difficile non arrabbiarsi con un paese che appare incapace di valorizzare le proprie risorse. In uno Stato in cui poche cose funzionano perché poche persone lavorano seriamente, con competenza, umiltà, onestà e mettendoci impegno. Difficile mantenere alto l’entusiasmo quando si vedono i raccomandati passare avanti. Impossibile non pensare a tutto questo quando si pensa a Simona pronta a fare le valige per lasciare di nuovo un paese che non le vuole concedere neanche una possibilità. “Sono senza un lavoro e senza prospettive per il futuro, cosa mi resta da fare qui?”

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