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mercoledì 7 dicembre 2011

La magistratura chiede nuovamente l'arresto per Nicola Cosentino, uomo forte del PDL in Campania;   (vedi Nick o'mericano: Dal 1980 il referente politico-istituzionale del clan dei casalesi) speriamo che questa volta il parlamento permetta alla giustizia di fare il suo corso. Nel Settembre 2010 infatti il parlamento, con 308 voti contro 285, negò ai magistrati di utilizzare le intercettazioni telefoniche in cui il sottosegretario Cosentino conversava "allegramente" con dei camorristi. 


Dopo il NO del parlamento, "Nick o'mericano pensò bene di proclamarsi innocente, chiedendo pubblicamente di farsi processare, sfidando la giustizia.... spuntata! Che non poteva utilizzare quella che presumibilmente avrebbe costituito la "prova regina": le intercettazioni.  Un po' come se nel processo contro un trafficante di armi trovato in possesso di 5 scatoloni pieni di mitragliatori, questi non potessero essere utilizzati come prova... 


Una "curiosità": i voti che negarono alla magistratura l'utilizzo delle intercettazioni a carico di Cosentino, furono 308: considerando che il PDL ha 237 deputati e la Lega Nord 59... (totale 296) chi sono, e sopratutto di che partito sono  gli altri 12 "amici di Cosentino" ?!? (all'epoca Scilipoti & soci "Responsabili" erano ancora nei partiti di provenienza, si parla del Settembre 2010...)


Ecco l'articolo de "Il Fatto Quotidiano" che illustra la nuova vicenda:


Camorra e politica, retata di casalesi Chiesto l’arresto per Nicola Cosentino

L'ex sottosegretario all'Economia, Nicola Cosentino
Oltre 50 arresti, ci sono anche politici. I pm chiedono alla Camera l'autorizzazione a procedere per il deputato Pdl, ex sottosegretario di B. per falso, riciclaggio e violazione della normativa bancaria. Indagato a piede libero anche il presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro



Le imprese falliscono, i cittadini non arrivano alla fine del mese, ma le società dei Casalesi non hanno problemi, per loro, secondo i magistrati,  garantisce Nicola o’ mericano, al secolo Nicola Cosentino, coordinatore regionale del Pdl, che facilita un’apertura di credito di 5 milioni di euro verso una società che non aveva i requisiti finanziari. Intervento che avviene nel periodo in cui Cosentino era sottosegretario all’economia. E’ uno dei dettagli che emerge dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere per 52 persone, altri 5 ai domiciliari, emessa dal Gip di Napoli Egle Pilla su richiesta dei pm napoletani Antonello Ardituro, Giovanni Conzo, Henry John Woodcock, Francesco Curcio, Catello Maresca ed eseguita dagli uomini della Dia, guidati dal capocentro Maurizio Vallone.

Per Nicola Cosentino, già sotto processo per camorra, l’accusa è riciclaggio oltre ad altri reati contestati con l’aggravante di aver favorito la mafia, la richiesta di arresto (la seconda) è stata inviata alla Camera dei deputati. Tutto ruota intorno a tre filoni di indagine, la vicenda relativa alla costruzione di un centro commerciale a Casal di Principe, il controllo delle elezioni amministrative nel comune casertano, nel 2007 e nel 2010 quando si rinnova con il condizionamento del clan anche il consiglio provinciale oltre al controllo del ciclo del calcestruzzo. L’operazione ribattezzata ‘Il Principe (dal nome del centro commerciale, ndr) e la scheda ballerina” evidenzia le irregolarità nelle elezioni attraverso il trucco della scheda elettorale portata all’esterno con la quale l’elettore entrava per riprenderne un’altra bianca. Non solo, in almeno 60 casi, ignoti hanno votato con falsi documenti, sostituendosi a persone iscritte nelle liste elettorali ma che per disabilità o confessione religiosa non avrebbero partecipato al voto. A sostenere e alimentare le attività del clan c’è quella borghesia mafiosa “invasiva e pericolosa” nella definizione di Federico Cafiero de Raho, coordinatore della direzione distrettuale antimafia di Napoli.

Le tre vicende camminano di pari passo. La costruzione del centro commerciale, un investimento di 43 milioni di euro, era una iniziativa imprenditoriale di Nicola Di Caterino, con i cognatiCripriano Cristiano e Luigi Corvino ( tutti arrestati), questi ultimi poi diventati nel 2007 sindaco e consigliere di Casal di Principe. Il centro commerciale serviva a foraggiare le imprese mafiose di calcestruzzo e a controllare i voti promettendo posti di lavoro in cambio di sostegno elettorale. Dietro l’operazione, attraverso il fratello Massimo, c’era Giuseppe Russo detto o padrino, tra i capi storici del clan dei Casalesi, ristretto al 41 bis. Il referente politico nazionale del progetto è Nicola Cosentino, imparentato con i Russo, che si spende per la riconferma all’ufficio tecnico di un architetto Mario Cacciapuoti che rilascia la concessione edilizia irregolare per la costruzione del centro commerciale.

Ma l’impegno di Nick o’mericano non finisce qui. Cosentino insieme al deputato Pdl, presidente della provincia di Napoli, Luigi Cesaro (indagato), detto Gigino a purpetta, incontra a Roma alcuni vertici locali della banca Unicredit per sollecitare la concessione di un credito da cinque milioni e mezzo di euro in favore di Di Caterino e della Vian Srl, che si scoprirà garantito attraverso una falsa fideiussione. Il credito fino ad allora bloccato, magicamente, viene rilasciato con la complicità di alti funzionari di Unicredit. Sono stati arrestati nell’operazione Alfredo Protino, direttore regionale dell’area centro Sud di Unicredit e altri due funzionari Andrea Macciò e Cristofaro Zara, quest’ultimo inizialmente aveva bocciato la richiesta. Un imprenditore ‘normale’ non avrebbe avuto alcun credito, lo stesso Nicola Di Caterino era privo dello spessore finanziario per comprare i terreni dove costruire il centro, l’appalto per la realizzazione sarà aggiudicato da Mauro La Rocca, imprenditore di Sora, tra gli arrestati. Difficoltà dissolte quando entra in scena Nicola Cosentino, allora sottosegretario all’economia, che il 7 febbraio 2007 si incontra a Roma con Alfredo Protino, da pochi giorni direttore area centro-sud dell’Unicredit alla presenza del deputato Luigi Cesaro. Sul punto la banca fa sapere che “in riferimento all’operazione denominata “Il Principe e la Ballerina”, UniCredit si dichiara parte offesa ed è confidente nel lavoro delle autorità inquirenti”.

“Nicola Cosentino – scrive il Gip – non diversamente da quanto riferito dagli stessi collaboratori di Giustizia, rappresentava il garante politico dell’iniziativa svolgendo il ruolo, dunque, di collettore politico delle istanze del sodalizio casalese e della sua ala imprenditoriale. Il particolare impegno profuso da Nicola Cosentino nella vicenda, del resto, trovava, anche ulteriore spiegazione in altra circostanza non secondaria”. Circostanza legata alla parentela di Cosentino con la famiglia camorrista Russo, il fratello Mario ha sposato Mirella Russo, sorella del criminale Giuseppe. Proprio i Russo sono in prima fila nell’iniziativa imprenditoriale. Oltre alle dichiarazioni dei pentiti già contenute nell’ordinanza di custodia cautelare per collusione con i Casalesi, respinta dalla Camera, ci sono nuove dichiarazioni a carico di Nicola Cosentino. Salvatore Caterino, nell’interrogatorio del gennaio 2011, spiega: “ In occasione delle campagne elettorali, oramai da molti anni, mi sono sempre impegnato a fare propaganda in favore di Nicola Cosentin(…) i Russo mi spiegavano che era importante per il clan avere un proprio referente nel Parlamento nazionale. Posso dirle che più in generale la famiglia Cosentino era agevolata dal clan camorristico dei Casalesi, poiché, come dicevano sempre i Russo erano stati loro a fargli avere una sorta di monopolio nella distribuzione del gas nell’intera provincia di Caserta”. Roberto Vargas, nel maggio 2011 spiega le ragioni del sostegno durante le comunali del 2007 a Cristiano Cipriano come sindaco di Casale: “ La seconda ragione era costituita da Nicola Cosentino che è il politico che “comanda” a Casal di Principe, che peraltro tramite il fratello è imparentato con la famiglia Russo. Nicola Cosentino è persona molto accorta, direi è una volpe, e, pur essendo il politico da sempre portato dal clan dei Casalesi, non si è mai incontrato, per quanto mi risulti, con esponenti del clan, se non con Francesco Schiavone Sandokan, con cui aveva un rapporto speciale. Nell’operazione sono finiti in manette imprenditori, professionisti e anche diversi esponenti politici locali oltre all’ex sindaco, i Ferraro, Angelo e Sebastiano, quest’ultimo anche consigliere provinciale.



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