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giovedì 29 dicembre 2011
luis de guindos Anche la Spagna è commissariata dalle banche

La Spagna ha un nuovo governo democraticamente eletto, si dice. In Spagna effettivamente operazioni come quella orchestrata da king George sarebbero impossibili. In Spagna è automatico che alla Moncloa ci vada il leader del primo partito del paese. E’ altresì automatico che se il primo ministro chiede a sua maestà Juan Carlos elezioni anticipate questi le conceda senza fiatare. Che il primo ministro sia il leader del primo partito, o del maggior partito di una coalizione, e che alla richiesta di elezioni anticipate da parte del premier il capo dello stato, sia esso un monarca o un presidente, acconsenta senza fiatare sono consuetudini consolidate nelle democrazie parlamentari e la rottura di queste consuetudini sarebbe accolta da vivaci reazioni da parte delle opinioni pubbliche. Governi “tecnici”, “istituzionali”, “balneari” o “del presidente” sono nequizie riservate a Grecia, Italia e Portogallo.

In sostanza, se alla richiesta di elezioni anticipate fatta da Zapatero re Juan Carlos avesse risposto picche e tentato un’operazione simile a quella orchestrata dal comunista preferito da Kissinger, non dico che sarebbe scoppiata una seconda guerra civile spagnola, ma ci saremmo andati molto vicini. Insomma  ¡Que viva España!, o no? A vedere il novello governo di Mariano Rajoy si direbbe proprio di no. Molti in quel di Madrid sono sobbalzati a vedere la nomina di Luis de Guindos al delicatissimo dicastero dell’economia da parte di Rajoy.
Perché i media iberici han reagito sgomenti a questa nomina? Perché si dia il caso che Luis de Guindos sia stato tra il 2006 e il 2008 a capo delle filiali iberiche di Lehman Brothers, la banca d’affari statunitense il cui collasso a settembre 2008 ha dato il via alla crisi globale. Insomma, la Spagna de iure ha un governo espressione della volontà popolare, ma de facto pure l’esecutivo madrileno è commissariato dal sistema bancario, lo stesso sistema che ha causato la crisi. Per il momento comunque è uno sbrodolarsi in elogi e panegirici per l’esecutivo di Rajoy il cui programma liberista, si dice, sta contribuendo all’abbassamento del differenziale tra bonos e bund. Di mio però sono pronto a scommettere che l’effetto-Rajoy sui rendimenti dei bonos svanirà rapidamente come l’effetto-Monti sui BTP italiani. In questo momento, comunque, i due grandi malati d’Europa, Italia e Spagna, sono governati da due esponenti delle banche che hanno causato la crisi, ovvero Lehman Brothers e Goldman Sachs.
Il sistema delle sliding doors continua, a chi toccherà ora esser commissariato dagli stessi responsabili della crisi? Al tormentato Belgio?  All’irrequieta Ungheria? Alle non più tanto tranquille Francia ed Austria? Avanti il prossimo che i vampiri del sistema bancario han bisogno dei nostri liquidi per sopravvivere continuando a privatizzare i profitti e a socializzare le perdite. Chiamatelo se volete, collettivismo liberista. 




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