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giovedì 3 novembre 2011
Renzi Condannato dalla Corte dei Conti:
La sentenza n. 282 anno 2011 della sezione giurisdizionale della Toscana la trovi qui sul sito ufficiale


Matteo Renzi è un fiume di parole inarrestabile, che piacciono molto soprattutto fuori dal suo Partito democratico. Giovane lo è, con i suoi 36 anni. Ma non è un salto nel buio. Da sette anni governa. Cinque li ha fatti alla guida della provincia di Firenze, da più di due è sindaco del capoluogo toscano. Ha avuto una buona occasione per realizzare i suoi sogni politici. Quando correva per conquistare la Provincia spiegava nel curriculum che il suo mito era Bob Kennedy. Da aspirante sindaco ha messo Kennedy in soffitta, sostenendo che il suo modello era diventato Bono Vox, il leader degli U2, che le aveva cantate a Tony Blair e Gordon Brown. Invecchiando ha ringiovanito i suoi modelli di riferimento. Perché lui si sente sempre più giovane con il tempo che passa.

Anche se i giovani sono stati la sua vera buccia di banana. È incappato infatti in una indagine della procura regionale della Corte dei Conti che non è esattamente da mettere come fiore all’occhiello. Il 4 agosto scorso Renzi è stato condannato a risarcire per danno erariale la provincia di Firenze di una somma certamente piccola: 14.532,12 euro. Gli hanno contestato le assunzioni del suo staff in quei cinque anni. Quando è arrivata la sentenza, che per la richiesta della procura sarebbe dovuta essere almeno dieci volte più salata, lui si è felicitato: «La procura aveva fatto una ricostruzione fantasiosa e originale, ribaltata in giudizio».


Poi come i politici di un tempo ha colto l’occasione per lodarsi e imbrodarsi: «Ho ridotto le tasse provinciali, un caso più unico che raro, e ho dimezzato i dirigenti». Infine - altro classico dei politici di un tempo - ha scaricato ogni colpa su qualche oscuro funzionario, provando perfino a fare l’eroe: «Se un dirigente ha sbagliato inquadramento, ce ne assumeremo tutte le responsabilità. Anche se è veramente difficile accettare l’idea che siano gli amministratori e non eventualmente i funzionari i responsabili di erronee impostazioni contrattuali, questione puramente tecnica». Un capolavoro vero, un mix di vecchia volpe democristiana unito a qualche furbizia nuova nuova.

Bisognerebbe consigliare a tutti i curiosi della Leopolda di andarsi a leggere quelle carte del collegio della Corte dei Conti. Perché la vicenda racconta di Renzi assai più dei suoi cento punti programmatici.  La buccia di banana su cui è scivolato Renzi è un classico. Quando è stato eletto presidente della provincia, si è portato dietro come staff un gruppetto di suoi amici giovanissimi che avevano lavorato con lui nella Margherita. La procura gli ha contestato di non avere nemmeno provato a sceglierne un paio dentro il personale della provincia. Il collegio giudicante però ha glissato: «Avrebbe dovuto fare così, ma questi sono incarichi a naso. Può anche essere che lui abbia nasato bene all’interno, non trovando nessuno all’altezza. Così ha scelto fuori. Non possiamo giudicare noi».

Su un altro punto però il collegio non è potuto passare sopra: va bene che erano amici, però per pagarli il massimo consentito e inquadrarli come laureati esperti, bisognava innanzitutto che avessero la laurea. E poi un minimo di esperienza lavorativa qualificata. Al momento dell’assunzione invece la laurea non l’aveva nessuno, quindi si è barato. Quanto al curriculum, «quello che emerge è la minima o inesistente professionalità maturata da molti dei nominati».

La colpa di Renzi dunque è avere consentito «malgrado l’evidente irrazionalità, che venisse retribuito con il trattamento previsto per il personale laureato personale non solo privo di laurea, ma anche sfornito di un valido percorso sostitutivo». In effetti i curricula non brillano: «membro della commissione cultura della Diocesi di Fiesole», «hostess addetta alla reception», «responsabile del bar del Match Ball Tennis club», «hostess con compiti di accoglienza e guida per i visitatori della mostra…», «da giugno a dicembre 2003 impiegata alla gestione commerciale della clientela per l’azienda Tim spa», e così via. I 14mila euro chiesti a Renzi sono solo il 30% dello stipendio extra regalato ai suoi amici, perché il 70% viene imputato a tutti i funzionari che hanno approvato un contratto irregolare. Naturalmente avrà ragione Mr Leopolda: saranno stati i funzionari a volere pagare di più del dovuto i Renzi boys, facendo carte false a sua insaputa. Bisognerebbe imputare a quei lecchini anche il 30% imputato ingiustamente a Renzi. Ma una versione così finora era riuscito a darla solo Claudio Scajola, con la celebre casa pagata a sua insaputa.



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