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lunedì 7 novembre 2011
Il presidente: “Le chance per una soluzione diplomatica si stanno affievolendo, l’opzione militare è più vicina”. Nel mirino la bomba atomica che, secondo Tel Aviv, Ahmadinejad e gli ayatollah avranno tra soli 6 mesi


Altri sei mesi e Ahmadinejad e gli ayatollah avranno una nuova “amica”: la bomba atomica. Il terribile annuncio è di Shimon Peres che indica una soluzione altrettanto drammatica: guerra all’Iran: “Le chance per una soluzione diplomatica si stanno affievolendo, l’opzione militare è più vicina”, Israele è pronta, quindi, all’intervento contro Teheran. In un’intervista, rilasciata in serata alla televisione israelianaCanale 2, il presidente Shimon Peres afferma che Tel Aviv è vicina alla decisione di attaccare perché il regime di Teheran sarebbe sempre più prossimo a poter realizzare la bomba atomica: “Gli bastano altri sei mesi”, ha affermato Peres, il moderato, già premio Nobel per la pace (onorificenza che risale al 1994, insignito insieme all’allora premier Yitzhak Rabin, poi assassinato, e Yasser Arafat) e attualmente capo di Stato.

“I servizi d’intelligence di vari Paesi stanno guardando i loro orologi e avvertono i loro leader che non rimane molto tempo. Non so se questi leader mondiali agiranno sulla base di questi avvertimenti”. Non esclude Peres, dunque, il sostegno di potenze alleate. L’annuncio, mentre l’onda della Primavera araba lotta ancora contro i tiranni di Siria e Yemen, segue alle rilevazioni di pochi giorni fa arrivate dall’Inghilterra. Il Guardian, infatti, ha scritto di una decisione che sarebbe già stata presa dal primo ministro Bibi Netanyahu e dal ministro della Difesa, Ehud Barak: attacco. Con il sostegno di Washington, perché il piano sarebbe già in un cassetto del Pentagono. Il primo ministro inglese Cameron avrebbe già garantito a Obama in persona sottomarini e forze speciali sul terreno.

È il paradosso di una stagione che, nonostante la Primavera araba tesa a chiedere democrazia, vede Israele sempre più isolata: “Ci troviamo in una situazione – ha continuato Peres – in cui tutte le saracinesche nel Medio Oriente si stanno abbassando (nei confronti di Israele, ndr), sia per le insurrezioni sia per i venti di estremismo. Ci è rimasto aperto un pertugio con Abu Mazen e con il premier Salam Fayyad. Dobbiamo giungere ad un accordo con loro: altrimenti ci resterà solo Hamas”. Nello stesso giorno il negoziatore dei palestinesi Saeb Erekat scrive all’Onu che proprio l’aggressività d’Israele mette in pericolo la vita stessa di Abu Mazen.


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