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sabato 5 novembre 2011
L´allarme degli esperti: troppo competitivi, devono fare meno attività e giocare di più.  Secondo uno studio tedesco circa la metà dei piccoli soffre per l´eccesso di pressioni di una sorta di "ansia di successo"

Il mal di pancia prima di andare a scuola, lo scatto d´ira all' uscita dalla partita o ancora la febbre il giorno del compleanno. Il malessere segreto dei nostri figli si nasconde forse dietro a piccoli sintomi, a volte banali. «Abbiamo caricato i bambini di troppe aspettative. Sono condannati al successo», spiega il neuropsichiatra Boris Cyrulnik, lanciando un grido d´allarme nel suo nuovo saggio "La Vergogna", che ha già provocato un acceso dibattito in Francia e ora è pubblicato anche in Italia. Un traguardo dopo l´altro, senza potersi permettere di fallire. A scuola, nello sport, nelle discipline artistiche come nelle relazioni con gli amichetti, i piccoli sperimentano spesso la paura di non essere all´altezza. Secondo uno studio tedesco ripreso da Der Spiegel, la competizione tra bambini non è mai stata così forte: almeno il 50% di loro sperimenta lo stress tipico degli adulti, quell´ansia da prestazione che di solito esiste solo nel mondo del lavoro e può portare a fenomeni come il burn-out, l´annientamento emotivo.



«Nelle società occidentali, c´è una spasmodica ricerca del risultato, il culto della performance in ogni campo: intellettuale, fisico, sociale», continua Cyrulnik famoso per i suoi studi sulla resilienza dei bambini traumatizzati nelle guerre. «Una mente infantile - aggiunge - è molto più sensibile all´approvazione o alle critiche». I desideri dei genitori o di altri adulti vengono introiettati e, se non vengono realizzati, provocano un sentimento di vergogna. Insieme ad altri esperti, Cyrulnik si batte per l´abolizione dei voti e delle pagelle a scuola. «Si tratta di un´ossessione che tende a discriminare e penalizzare ancora di più alcuni alunni», ha scritto il neuropsichiatra nell´appello al governo insieme allo scrittore Daniel Pennac e al socialista Michel Rocard. «Il voto non riassume da solo il progresso didattico mentre indebolisce la fiducia in se stessi che è necessaria per il successo a scuola».

Altri specialisti francesi, come la psicologa Marie Bérubé, suggeriscono di alleggerire le giornate dei bambini. Troppe ore di lezioni in classe, troppe attività pomeridiane, tra sport, musica, teatro e altre discipline: il tempo libero quasi non esiste. «Invece di farli divertire o rilassare - racconta Bérubé - queste attività sono diventate ulteriori occasioni di stress».

L´idea di un´educazione meno competitiva è diametralmente opposta a quella lanciata qualche mese fa negli Stati Uniti da Amy Chua, la portavoce delle "mamme tigri" che propone di allenare i bambini come piccoli atleti, comunque vincenti e prestanti. «I genitori dovrebbero invece sviluppare l´empatia - ribatte Cyrulnik - . Accettare e rispettare i loro figli per come sono, senza cercare di trasformarli a immagine e somiglianza dei propri sogni». Il sentimento di vergogna, spiega lo psichiatra, comincia ad apparire intorno ai quattro anni, proprio insieme all´empatia, quando il bambino esce dal suo universo mentale per rappresentarsi dall´esterno, come lo vedono gli altri. Il rischio è più elevato tra i maschi, che sin da piccoli sono immersi in una cultura che li vuole forti e infallibili. «Ma non è solo una responsabilità dei genitori. Pesano anche i miti, la cultura e le aspettative sociali, che tra l´altro cambiano a seconda delle epoche», continua il neuropsichiatra con la speranza che, grazie all´attuale crisi, l´imperante "condanna al successo" passerà. Il suo consiglio è accompagnare il naturale sviluppo infantile, non cercare di dominarlo ad ogni costo. «La vergogna è normale e salutare per venti minuti - conclude Cyrulnik - molto meno se dura vent´anni».

fonte: la Repubblica


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