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sabato 19 novembre 2011
INTORNO ALLA CULLA SORRIDONO IN MOLTI PERCHÉ IL GOVERNO MONTI È LA QUADRATURA DEL CERCHIO CHE METTE D’ACCORDO I CENTRI DI POTERE PIÙ MARCI D’ITALIA - 2- NAPOLITANO PIAZZA ALLA DIFESA IL SUO DI PAOLA - IL PD SI ACCONTENTA DI BARCA E FORNERO - SPRIZZA GIOIA FINI PER TERZI DI SANT’AGATA - SORRIDE ANCHE RUTELLI PER FRANCESCO PROFUMO - TRE PEDINE PER IL VATICANO: RICCARDI, ORNAGHI E BALDUZZI (NEL CUORE DI ROSY BINDI) - GIUBILO DI PRODI E CASINI PER PIERO GNUDI (MA CHE C’ENTRA COL TURISMO E LO SPORT?) - BEN PIÙ IMPORTANTE È L’ENTREÈ ALLA GIUSTIZIA DI PAOLA SEVERINO CHE NEL CORSO DEGLI ANNI HA DIFESO GLI INTERESSI DI PRODI, CALTARICCONE, GERONZI, OLTRE AD AZIENDE COME FININVEST, TELECOM, ENI - ANCHE PER LA CANCELLIERI PIERFURBY GODE - SI SCRIVE CATRICALÀ MA LEGGE GIANNI LETTA - 3- MA IL VERO TRIONFATORE È CORRADINO PASSERA. DAL CONVEGNO DI TODI IN POI, IL SUO AFFIANCAMENTO AL POTERE VERO, QUELLO CHE HA L’EPICENTRO IN VATICANO E CONSENTIRÀ DI FAR DIMENTICARE IL SALVATAGGIO DELL’ALITALIA, IL FALLIMENTO DELL’OPERAZIONE PARMALAT E L’INTRECCIO DI INTERESSI CON I COMPAGNI DI MERENDA MONTEZEMOLO & DELLA VALLE (TITOLARI DI QUELLA NTV DOVE BANCA INTESA HA MESSO I SOLDI)

È stato un parto lungo e sofferto, ma alla fine il bambino del nuovo governo è venuto alla luce con un taglio cesareo che ha messo fine al travaglio dei partiti e delle prime donne impegnati nel gioco dei incrociati e nella rivendicazione dei meriti professionali.
In genere per il cesareo l'anestesia dura 20 minuti, ma nella sala parto del Quirinale ci sono volute quasi due ore e mezzo per chiudere l'organigramma di un governo tecnico che più tecnico non si può. A prolungare l'attesa dei giornalisti e delle televisioni di mezzo mondo pare che sia stata tra le altre cause l'impuntatura di Piero Giarda, l'uomo dalle orecchie a sventola che è stato sottosegretario al Tesoro dal '95 al 2001, e che in nome di questa esperienza ha rivendicato a tutti i costi la nomina a ministro.


Alla fine il longilineo Giarda l'ha spuntata, e il tandem Napolitano-Monti l'ha infilato tra i ministri senza portafoglio insieme a Enzo Moavero Milanesi, al super prodiano-casiniano di Bologna, Piero Gnudi, al "comunista" Fabrizio Barca, e al pio Andrea Riccardi, il patron della Comunità di Sant'Egidio.
Intorno alla culla dove il bambino comincia a vagire sorridono in molti perché la combinazione che nasce sembra la quadratura del cerchio, un'operazione geometrica che riesce a mettere d'accordo i centri di potere più forti d'Italia.
Un sorriso a labbra strette ce l'ha anche Giorgio Napolitano che è riuscito a piazzare alla Difesa Giampaolo Di Paola, un ammiraglio di 67 anni nato a Torre Annunziata che ha avuto ruoli importanti alla Nato ed è stato Capo di Stato Maggiore della Difesa dal 2004 al 2008. Bisognerebbe entrare nelle segrete faide delle istituzioni militari per capire la ragione che ha sacrificato all'ultimo momento l'addetto militare del Presidente, Mosca Moschini. Ma se Napolitano ha dato il suo benestare è evidente che le spade sono rimaste nel fodero.
Tra i parenti che sostano davanti alla sala di chirurgia del Quirinale sprizza gioia Gianfranco Fini. La nomina dell'ambasciatore d'Italia a Washington, Giulio Terzi di Sant'Agata, rappresenta una sua vittoria anche se fa storcere il naso a quei diplomatici della Farnesina che fino a ieri sera tifavano per Salleo e Castellaneta.
Il diplomatico neoeletto è un bergamasco con una lunga carriera alle spalle che si è guadagnato la stima degli ambienti del Dipartimento Americano anche per il tratto aristocratico e per il lignaggio di famiglia. Nemmeno la vicenda complicata del suo divorzio, che ha visto l'ex-moglie andare in giro per i salotti di Washington sostenendo di essere la vera ambasciatrice, ha compromesso il profilo di questo 65enne bergamasco che per sei anni ha rappresentato l'Italia alle Nazioni Unite.
A sorridere è anche Rutelli che è riuscito a mettere un chip sulla nomina di Francesco Profumo, l'ingegnere e professore di Savona che a metà agosto è stato nominato presidente del Consiglio Nazionale della Ricerca. Stiamo parlando di un tecnico che ha cominciato la sua carriera all'Ansaldo di Genova, poi si è trasferito al Politecnico di Torino diventando Rettore, e vibra per la politica al punto tale che nella battaglia per la successione al sindaco Chiamparino aveva messo il suo nome sul piatto pensando di raccogliere i consensi del Pd.
Da Bologna arrivano alla clinica del Quirinale grandi mazzi di fiori. Li ha ordinati di gran corsa Flavia Prodi, la moglie del Professore che piazza due pedine di diverso valore: la prima è quella di Piero Gnudi, l'ex-presidente dell'Enel che entra nel governo con la delega per il Turismo e lo Sport, una pratica per lui (eternamente pallido) assolutamente sconosciuta. Ben più importante e significativo è l'entreè di Paola Severino, uno dei più noti penalisti italiani.
Questa avvocatessa napoletana dall'aria simpatica dieci anni fa è riuscita a entrare addirittura nella classifica dei manager pubblici più ricchi. Già nel '98 dichiarava al fisco ben 3,3 miliardi di lire, frutto di un lavoro intenso che l'ha portata a difendere nel corso degli anni Romano Prodi nel processo Cirio e altri personaggi importanti come Francesco Gaetano Caltariccone, Cesarone Geronzi, oltre ad aziende come Fininvest, Telecom, Eni. La neo-ministra insegna alla Scuola dei Carabinieri e fino al 2007 è stata preside della Facoltà di Giurisprudenza della Luiss dove ancora adesso ricopre l'incarico di pro-rettore.
Nel suo curriculum c'è anche una curiosa performance da attrice perché nel 2003 ha recitato al Festival dei Due Mondi di Spoleto insieme a Tonino Di Pietro che impersonava l'accusa nei confronti di Marat mentre la Severino faceva la parte dell'assassina Charlotte Corday. E negli anni successivi si è ripetuta sul palcoscenico prendendo le difese di Galeazzo Ciano e di Galileo Galilei. Adesso l'aspetta il teatro più grande e drammatico del ministero della Giustizia con le luci accese sulle sorti e sui processi dell'ex-Presidente Patonza.
Un'altra donna salirà ai piani alti del ministero dell'Interno e metterà la sua mole (piuttosto massiccia) sulla poltrona di Roberto Maroni. È Anna Maria Cancellieri, la nonna e madre con la vocazione del commissario che è stata spedita a Parma per mettere ordine dopo aver percorso le prefetture di mezza Italia. Dicono che sia vicina all'Udc e a Pierfurby Casini, un altro dei parenti che nella sala d'attesa della clinica del Quirinale si frega le mani per averle messe su uno dei centri di potere nevralgici.
Godono anche alla Banca d'Italia, dove non hanno mai creduto alla nomina di Fabrizio Saccomanni e tanto meno a quella dell'incazzoso Lorenzo Bini Smaghi, e si felicitano per l'inserimento nella lista di Fabrizio Barca, un economista apprezzato per le sue ricerche sul capitalismo italiano che ha lavorato nel servizio studi di via Nazionale senza essere mai bollato dal pedigree di famiglia "comunista".
Mentre le infermiere con l'aiuto dei corazzieri del Quirinale stanno vestendo il governo neonato prima del giuramento delle ore 17, dal Colle si sentono le campane di San Pietro. Il Vaticano ha ben ragione per godere di questa operazione geometrica che è riuscita a infilare tre personaggi di suo gradimento. Scontata era la nomina del rettore della Cattolica, Lorenzo Ornaghi, anche se le Guardie Svizzere avevano puntato qualche euro sul dicastero dell'Istruzione mentre la scelta finale è andata sulla Cultura.
Meno sicura è stata fino all'ultimo momento la designazione di Renato Balduzzi alla Salute; comunque per Bagnasco e per le porpore d'Oltretevere va bene così perché questo Balduzzi, sconosciuto ai più, è un bel cattolicone nato a Voghera nel '55, nel cuore di Rosy Bindi, sposato con tre figli, che oltre a una cultura giuridica ha una forte attenzione per l'Azione Cattolica e per i movimenti ecclesiali che avranno il compito di difendere la vita.
La terza pedina piazzata dal Vaticano è Andrea Riccardi, il patron di Sant'Egidio con la sua aria da fratacchione che è stato uno dei protagonisti del famoso convegno di Todi. E qui bisogna fermarsi perché forse la data di nascita da mettere sulla carta di identità del bambino nato oggi al Quirinale alle ore 13,25 non è la giornata di oggi bensì quel 17 ottobre che ha visto il cardinal Bagnasco raccogliere in un convento un centinaio di persone che hanno deciso la fine del governo.
Quello è il giorno in cui Santa Madre Chiesa ha scoperto le sue carte e come nel film di Moretti ha fatto una partita di pallavolo con una schiacciata memorabile sulla testa di Berlusconi che ha spalancato le porte alla "svolta". Lasciamo perdere il Bilderberg, la Trilateral e la famigerata Goldman Sachs perché nel convento umbro i fratacchioni hanno messo una croce su 17 anni di governo inconcludente e libertino. E quella croce è stata l'ipoteca più seria e definitiva sulla lunga stagione berlusconiana.
Che fosse la sede giusta l'ha capito prima di tutti Corradino Passera, il 57enne banchiere comasco che esce dalla sala parto del Quirinale come il vero trionfatore. Il carico di incarichi che gli è stato messo sulle spalle attraverso la gestione del ministero dello Sviluppo e delle Infrastrutture, è stato sottolineato giustamente da Monti con parole che mettono l'ex-amministratore di IntesaSanPaolo al centro dell'attività di governo.
Per quello che si è capito nelle ultime ore pare che Corradino si fosse dimostrato disponibile a occupare la poltrona di Giulietto Tremonti e avesse messo come condizione di non spacchettare il ministero dell'Economia per poter controllare tutte le leve del potere economico e finanziario. Monti ha tenuto per sé questo incarico e ci metterà la faccia per dialogare in prima persona con Draghi, Bruxelles, il Fondo Monetario e le altre sedi internazionali dove si deve decidere la sorte dell'Eurozona. A Passera si attribuiscono deleghe imponenti che pesano tanto quanto il ministero dell'Economia e faranno diventare sicuramente un pallido ricordo le sterili gestioni di Paolo Romani e del suo predecessore con vista al Colosseo, Sciaboletta Scajola.
Quella del banchiere è stata una marcia d'avvicinamento che è cominciata probabilmente a Pechino durante il viaggio di nozze compiuto a giugno con la moglie Giovanna Salza. Da quel momento Corradino ha iniziato il suo affiancamento al potere vero, quello che ha l'epicentro in Vaticano e consentirà di far dimenticare il salvataggio dell'Alitalia, il fallimento dell'operazione Parmalat e l'intreccio di interessi con il compagno di merenda, Luchino di Montezemolo (titolare di quella Ntv dove IntesaSanPaolo ha messo i soldi).
Alte grida di gioia si sono alzate dalla cordata degli amici che lega il banchiere al presidente della Ferrari e ad altri personaggi come Malagò, Paolino Mieli e Flebuccio De Bortoli, il direttore del "Corriere della Sera", che esce da tutta la vicenda come il generale Patton dell'informazione. A piangere e a dolersi saranno probabilmente in queste ore Ezio Mauro l'altro Mauro di cognome Moretti che si ritroverà a dover fare i conti con Passera, e quell'Alessandro Profumo che con la sua precipitosa adesione al Pd e le multe a Unicredit si è tagliato i coglioni come Origene.
A questo punto Dagospia pagherebbe un milione di dollari per vedere la faccia di Abramo-Bazoli, il padre-padrone di IntesaSanPaolo che dopo aver messo in orbita Romano Prodi, adesso dovrà scendere a Roma per dialogare con il suo bracciodestro da impari a pari. Già corrono le voci che l'arzillo vecchietto vorrebbe sostituire Corradino con Gaetano Miccichè, ma questa è una storia che interessa domani e forse dopodomani.
Sull'asse Monti-Passera si riscatta infine l'immagine della Bocconi, la madre di tutti i sapientoni, che secondo osservatori troppo precipitosi sembrava dovesse occupare le poltrone dell'intero governo. In questo asse c'è posto anche per Tonino Catricalà, il magistrato calabrese che con le sue fornicazioni e frequentazioni nel Palazzo, diventa il Gianni Letta della situazione.
Il bambino è nato, la messa è finita, e i 12 apostoli del governo del Presidente adesso devono dimostrare che i tecnici non sono un equivoco.


fonte: Dagospia


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